PERIFERIE. ANCORA UN’OSSESSIONE?

La presentazione a Urbanpromo (l’importante rassegna promossa annualmente dall’Istituto Nazionale di Urbanistica) del programma triennale di Fondazione Cariplo “La Città Intorno” è stato in qualche modo l’occasione per provare a capire a che punto sono, nel mezzo del cammin di nostra giunta, le politiche comunali per la rigenerazione delle periferie. Di grande interesse la presentazione da parte di Francesca Cognetti del Politecnico dell’indagine tendente a definire il “gradiente di perifericità” delle diverse aree urbane sulla base di parametri quali: distanza dal centro, monofunzionalità, concentrazione di profili fragili, scarsa qualità dello spazio. Così da definire priorità (parti di città a diverse velocità) e politiche di intervento appropriate, che sappiano combinare “le risorse che non vediamo”: bordi in movimento, forze endogene (legami, senso di appartenenza, spazi “in attesa” che hanno perso la funzione originaria.

181202_Dagostini-01Ne emerge l’indicazione di puntare a determinare cortocircuiti fra politiche molteplici: intercettare grandi occasioni, “portare dentro” la città, sostenere aspirazioni e competenze, rafforzare la qualità quotidiana dell’abitare e degli spazi. Corrado Bina, della Direzione Periferie del Comune di Milano, ha poi ricordato quanto è stato fatto o è in corso: la gestione delle code degli interminabili Contratti di Quartiere, modello tutto pubblico superato e di scarsa efficacia, le iniziative di Fondazione Cariplo, del mondo corporate (Sodalitas, Quartieri Tranquilli con Enel) e di altri settori del privato sociale. E infine le iniziative dirette del Comune, come le due edizioni del “Bando alle Periferie”, l’imminente bando di coprogettazione per la gestione del Community Hub al Parco Trotter nella palazzina di cui si è ultimata la ristrutturazione, la riqualificazione di spazi pubblici – come la restituzione ai pedoni di Piazza Dergano e Piazza Angilberto, e diffuse iniziative per l’”avvicinamento” della cultura con il progetto Biblioteche Accessibili”.
Sicuramente dimentico qualcosa e, va detto, si tratta comunque di operazioni rilevanti che, pur forse prive di una chiara visione di obiettivi e priorità, sembrano tutte orientate nella giusta direzione di valorizzare e far emergere le importanti risorse locali già esistenti nei quartieri, dovunque presenti, anche se in diversa misura e spesso latenti. Tuttavia la sensazione è che, se è vero che le periferie sono la priorità assoluta come vien sempre ribadito, si sarebbe potuto e si potrebbe fare di più, con maggiore efficacia e rapidità, con uno spostamento più accentuato di risorse in questa direzione rispetto a quella tesa a valorizzare la competitività della città nel suo insieme; da ultimo, ricercando maggiori sinergie fra politiche sociali e urbane e politiche abitative.
Pur essendo evidente che la dimensione dei problemi è enorme e che è illusorio aspettarsi in breve tempo risultati importanti capaci di invertire tendenze di decenni, sono convinto che il recupero e la rimessa in circolo delle case sfitte del patrimonio pubblico sia decisiva per il riscatto dei quartieri periferici. Lo sfitto non rappresenta soltanto un inaccettabile spreco di fronte alla dimensione della domanda sociale, ma è nel contempo un potente generatore di degrado urbano e di conflitto sociale, senza la cui rimozione è illusoria qualsiasi riqualificazione. D’altra parte, l’esperienza della cooperativa Dar Casa e di altri soggetti del privato sociale ha dimostrato, ad esempio con le Quattro Corti di Stadera, che la rimessa in efficienza di una importante porzione di edifici, accompagnata da una gestione sociale inclusiva e attenta al contesto, ha avuto riflessi positivi sull’intero quartiere, cambiandone completamente l’immagine.

Tutto questo doveva essere ben presente a Comune e a MM se, fin dal programma elettorale, il recupero e l’assegnazione dei 3.000 alloggi sfitti del patrimonio comunale veniva indicato fra gli impegni da non mancare “Zero case sfitte” alla fine dei 5 anni di mandato. La cosa veniva ribadita, sia da MM che da Sindaco e Assessori in diverse iniziative pubbliche soprattutto del primo anno, fino alla istituzione – più recente e da più parti sollecitata – di un “conta case” da pubblicare sul sito del Comune per monitorare nel tempo il numero di alloggi ristrutturati. Ma da un po’ se ne parla sempre meno e la sensazione è che sia considerato un obiettivo ormai irraggiungibile. C’è ancora speranza che si possa recuperare qualcosa, per raggiungere se non il tutto almeno una quota importante dell’obiettivo? Piacerebbe saperlo.
Fra gli alloggi comunali sfitti da recuperare, infine, ci sono anche quelli nei cosiddetti “condomini misti”, più di 300. Ebbene, anche in questo caso, da anni si procede a rilento, insistendo nel mettere a bando pacchetti di alcune decine di alloggi con modalità che non consentono di partecipare se non a soggetti, evidentemente non molti, che dispongano di un cospicuo capitale proprio a costo zero: altrimenti il piano finanziario non è sostenibile. Perché non modificare i prossimi bandi, mettendo magari a disposizione anche un piccolo cofinanziamento comunale, così da ampliare la platea di soggetti privati concorrenti e accelerare i tempi di rimessa in circolo anche di questi alloggi?

Sergio D’Agostini

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Andy
Andy
7 anni fa

Pur essendo d’accordo sul fatto che il comune debba dare un’accelerazione sul recupero delle periferie milanesi mi ritrovo obbligato a puntualizzare che quanto scritto non corrisponda propriamente a verità.
L’articolo inoltre difetta nel merito e nel metodo:
1) Nel Merito
MM con dati alla mano e verificabili ha bloccato l’emergenza delle occupazioni abusive e cominciato co il recupero degli immobili ben prima che questo articolo venisse scritto. Recuperare il pregresso e vedere gli sviluppi di quanto pianificato richiederà molto tempo, forse il comune sul lato della comunicazione dovrebbe fare di più.
2) Nel Metodo
E’ difficile capire come mai si demonizzi l’intervento privato in generale esaltandone poi alcuni esempi (cooperative) senza specificare quale sia il criterio per giudicarlo positivo o negativo.
Inoltre prevedere che il comune finanzi potenziali acquirenti nel riscatto di appartamenti è fuorviante oltre che ingiusto: il comune vende gli appartamenti perchè ha bisogno di liquidità per svolgere altri progetti, finanziare gli chi non si può permettere una casa significa regalarla dimenticandosi di chi ha bisogno di un affitto agevolato. Gli appartamenti rimangono invenduti per il contesto (vicinato, stato degli stabili, inandempienze dei condomini) non certo per mancanza di liquidità. Chi vorrebbe riscattare l’appartamento a questo punto è chi già ci vive e non paga nè affitti nè utenze. Parlo per esperienza….

Sergio D'Agostini
Sergio D'Agostini
7 anni fa

Francamente non capisco. Chi ha demonizzato l’intervento privato o tanto meno auspicato che il comune finanzi il riscatto (?) di appartamenti? Ho solo chiesto, al contrario, che il Comune acceleri e moltiplichi la riqualificazione dello sfitto pubblico anche utilizzando la disponibilità di soggetti privati, ai quali verrebbe affidata per un congruo numero di anni la sola gestione, mentre la proprietà resterebbe sempre comunale.

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