posta dei lettori_23.05.2018

Scrive Pierfrancesco Maran* a proposito dell’articolo di Emilio Battisti – Ho visto l’articolo sul numero scorso. Non pretendo ovviamente di entrare in sintonia con i contenuti propagandati dal settimanale, tuttavia credo dovrebbe essere nello spirito di Arcipelago provare a distinguere i fatti da opinioni personali, specie visto che cercate di far sintesi di processi complessi per un pubblico che giustamente non può sempre andare a leggere gli atti originali.

Il pezzo settimanale di critica sugli scali ferroviari inizia cosi :”L’Accordo di Programma per la trasformazione urbanistica delle aree ferroviarie dismesse degli scali ferroviari di Milano (AdP)Ā prevede di avviare le procedure di intervento sulle aree sottratte all’esercizio ferroviario con il bando per la redazione del masterplan dello scalo Farini che avrebbe dovuto essere pubblicato per primo entro 180 giorni dalla comparsa dell’AdP sulla Gazzetta ufficiale delle Regione Lombardia del primo agosto dello scorso anno. I 180 giorni sono ormai scaduti da oltre tre mesi e dello scalo Farini si sa solo che la proprietĆ  di circa 60.000 ..”

Si tratta di una affermazione falsa (se ne troveranno diverse altre nell’articolo purtroppo).Ā L’accordo di programma degli scali non scrive in alcun modo che il masterplan di Farini deve essere fatto o anche solo avviato nei primi 180 giorni dell’Adp, dice una cosa diversa: la procedura di gara deve durare 180 giorni altrimenti consente di presentare autonomamente il piano attuativo dell’unitĆ  Valtellina (ma evidentemente giĆ  in presenza dei documenti essenziali alla base della gara). La data insomma non ĆØ connessa all’approvazione dell’Adp ma a quella di avvioĀ delle procedure di masterplan (aĀ pag. 48 dell’Adp trovate i riferimenti). Ad oggi le procedure non son state ancora formalmente avviate e quindi non risultano inadempienze.

Mi sembra anche utile spiegarne la ratio: nessun operatore privato vuol fare masterplan con concorsi pubblici aperti. Abbiamo provato ad imporre una durata prevista per dimostrare a tutti gli operatori della cittĆ Ā che se si riesce in questo caso a fare una gara “con concorsi aperti preferibilmente in due gradi” allora si può fare anche nelle altre aree di Milano (non solo scali), che sono verosimilmente meno complesse dello scalo Farini. Il limite di tempo, che consente anche di far partire i singoli Piani Attuativi, serve anche a non tenere uno dei due proprietari delle aree ostaggio di eventuali inadempienze dell’altro.

(*) Pierfrancesco Maran – Assessore Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano

 

Risponde Emilio Battisti – Devo dare atto all’assessore Maran, scusandomi con lui e con i lettori, che sulla questione ha proprio ragione. A una più attenta lettura ho dovuto constatare di aver equivocato sulla scadenza dei 180 giorni perchĆ© non ĆØ riferita alla data di approvazione dell’Adp ma, come egli precisa, a quella ā€œdi avvio delle procedure di masterplan ā€¦ā€ non ancora avviate.

Senza voler ridimensionare la mia responsabilitĆ  nell’aver equivocato il contenuto dell’Adp devo osservare che sono stato indotto in errore anche dal fatto che i 180 giorni, indicati per portare a termine la procedure concorsuali di un masterplan grande e complesso come quello dello scalo Farini, sembrano del tutto inadeguati. L’assessore afferma che il bando dello lo scalo di Greco rappresenta il precedente utile a far accettare agli operatori privati ā€œconcorsi pubblici aperti preferibilmente in due gradiā€ ma, per quanto riguarda i tempi, se si prende come riferimento il suo calendario, si vede che per la prima fase, relativa alla presentazione delle manifestazioni di interesse, in scadenza il 31 maggio sono giĆ  trascorsi più di sei mesi e la proclamazione del vincitore ĆØ programmata per gennaio 2019.

Quindi dalla pubblicazione del bando (17/11/2017) sarĆ  passato oltre un anno per uno scalo come Greco che ĆØ un decimo dello scalo Farini e molto meno complesso. Può darsi che i 180 giorni indicati per la procedura del masterplan di Farini possa servire ā€œa non tenere uno dei due proprietari delle aree ostaggio di eventuali inadempienze dell’altro.ā€ Ma non ĆØ che cosƬ si potrebbe offrire ai proprietari l’opportunitĆ  di sottrarsi all’obbligo del concorso?

Infine, poichĆ© segnala che ci sarebbero altre false affermazioni nel mio articolo,Ā se potesse gentilmente indicarle potremmo, fuor di polemica, rendere un utile servizio ai lettori affinchĆ© possano farsi un’idea non unilaterale dei fatti.

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