CENTRI ANTIVIOLENZA: LA BATTAGLIA NON SI FERMA

Dopo anni trascorsi a illustrare la metodologia, le azioni e i risultati, ancora oggi Regione Lombardia non riconosce l’esperienza dei Centri Antiviolenza. I Centri Antiviolenza lavorano insieme alle donne che subiscono violenza da oltre trent’anni con risultati misurati e visibili. Nel tempo, la “metodologia dell’accoglienza” è stata migliorata per rendere sempre più efficaci i percorsi che le donne decidono di intraprendere per uscire dalla violenza.

05rossiFBLa Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza è costituita da diciotto centri, la maggioranza storicamente presenti sul territorio e fondatori della Rete nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza). La scelta di rifiutare le politiche di Regione Lombardia sulla violenza di genere è sottoscritta da diciassette di queste organizzazioni che hanno presentato le proprie rimostranze anche al Dipartimento Pari Opportunità.

La violenza contro le donne non accenna a diminuire mentre l’autonomia d’azione ed economica dei Centri Antiviolenza viene sempre più limitata e minata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre. In sintesi, tre i punti su cui i centri non vogliono derogare, perché nodi cruciali del successo del loro operato:

1- la difesa dell’anonimato e della segretezza delle donne: i Centri Antiviolenza non si arrenderanno all’imposizione di Regione di schedare le donne registrando dati personali e Codice Fiscale e rendendo le schede fruibili da diverse fonti;

2- il rifiuto di denunciare contro la volontà delle donne e senza la loro messa in sicurezza: il primo passo deve essere la valutazione del rischio: la denuncia spesso espone le donne alla vendetta dell’uomo. È fondamentale agire secondo un metodo rigoroso;

3- la valorizzazione della presenza sul territorio dei Centri e riconoscimento delle loro specificità all’interno dell’albo regionale: i Centri Antiviolenza hanno esperienza e risultati che li distinguono da chi decide di diversificare le proprie attività o inventarsi centro antiviolenza, senza alcuna pratica.

L’anonimato e la segretezza sono cruciali per le attività dei Centri Antiviolenza, che da sempre raccolgono i dati che consentono di monitorare il fenomeno e che permettono alle istituzioni di verificarne l’operato, senza però mai mettere in discussione la sicurezza delle donne. I centri aderenti alla Rete Lombarda non vogliono sottostare alle modalità di lavoro che Regione vorrebbe imporre: la tracciabilità e la gestione del percorso della donna mediante la redazione del cosiddette “fascicolo donna” che può essere recuperato in qualsiasi momento da numerosi soggetti (forze dell’ordine, servizi sociali, tribunale, medico di base, sistema sanitaria) mettono a rischio l’accesso stesso delle donne ai centri antiviolenza.

Regione Lombardia vuole imporre alle operatrici dei centri il ruolo di incaricato di pubblico servizio: questo renderebbe obbligatoria la denuncia e vanificherebbe il consenso della donna e la valutazione informata delle conseguenze della sua denuncia, impedendo di fatto una corretta valutazione del rischio.

Inoltre, Regione Lombardia sta costruendo un albo regionale che accredita anche soggetti che non rispettano la metodologia dell’accoglienza, vanificando così anni di impegno politico e di risultati raggiunti e aprendo il campo anche a soggetti senza esperienza in una metodologia riconosciuta anche a livello nazionale (Intesa Stato Regioni) che ha salvato migliaia di donne dalla violenza.

I Centri Antiviolenza chiedono che Regione Lombardia rispetti la Convenzione di Istanbul che prevede che “i diritti della vittima [siano] al centro di tutte le misure e siano attuate [politiche] attraverso una collaborazione efficace tra gli enti, le istituzioni e le organizzazioni pertinenti” (art. 7) ritirando tutte le delibere che contengono imposizioni contrarie alla libertà di scelta delle donne. La Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza fa appello a tutte e a tutti, perché si mettano al suo fianco in questa battaglia fondamentale per la sicurezza e la libertà delle donne.

Stefania Rossi

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