LA CULTURA DELL’ILLEGALITÀ E L’ILLEGALITÀ DELLA CULTURA

Nel nostro Paese il rapporto la attività culturali e denaro non è mai stato molto chiaro, il presupposto di fondo che la cultura debba essere libera ed accessibile a tutti rende l’interpretazione delle regole relative alla vendita delle attività culturali particolarmente lassa.

06bentivoglio26FBLa realtà è che lo spazio che si crea tra il principio della gratuità della cultura e la sempre maggiore disponibilità di parte della popolazione a pagare per la cultura, accompagnata da una crescita del turismo nella città di Milano, sta creando aree di potenziali guadagni dove è facile intrufolarsi con organizzazioni che vengono dalla tradizione del non-profit per fare di fatto impresa senza rispettare le regole e soprattutto senza pagare le tasse.

Parlo delle Associazioni Culturali. Le associazioni culturali beneficiano di importanti agevolazioni fiscali. Infatti secondo l’articolo 148 del T.U.I.R. (legge fiscale) sono da considerarsi non commerciali, e quindi non soggetti a tassazione le quote associative dei soci (quota d’iscrizione annuale) e altri contributi versati dai soci. Le associazioni possono poi chiedere pagamento ai soci per la partecipazione alle attività associative, che vengono considerati fisicamente irrilevanti. Significa che su questi corrispettivi l’associazione non pagherà alcuna tassa e sono esenti da IVA. Ovvio che il fine di tali attività deve essere in diretta attuazione degli scopi associativi.

È evidente che il legislatore ha pensato a queste enormi agevolazioni per lo svolgimento delle attività culturali e per consentire ad un numero sempre maggiore di persone di godere dell’offerta meravigliosa del nostro paese attraverso gruppi di persone che partecipano attivamente alla vita della associazione, che vengono quindi convocati in assemblea, decidono un programma di attività da svolgere e insieme, viaggiano e vivono l’associazione.

Infatti il criterio fondamentale per godere di queste agevolazioni è che l’attività deve essere svolta a favore degli associati, essendo quella svolta a favore di terzi non soci normale attività commerciale.

Altrettanto ovvio che anche a Milano si sia subito pensato a come ben sfruttare questa normativa agevolata per approfittare del fatto che la crescita della domanda di servizi culturali abbia fatto levitare il prezzo dei servizi culturali mentre è rimasto bassissimo il costo di acquisizione dei servizi culturali. Il biglietto di ingresso al Cenacolo Vinciano è sempre €10, ma oggi è impossibile comperarlo direttamente dal museo, ma lo si trova comodamente su internet al quadruplo del prezzo.

La soluzione è semplice, invece di fare pagare il prezzo si fa pagare la quota associativa, il cliente viene associato e voilà: niente IVA, niente tasse, niente iscrizione alla camera di commercio, niente vidimazione dei libri sociali. Posso persino organizzare viaggi in giro per il mondo senza obbligo di direzione tecnico di agenzia, o di SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività)in comune. Non faccio pagare il prezzo, sulla ricevuta scrivo: quota associativa.

Poco importa se non rivedrò mai più il mio associato, magari è pure straniero. Molte associazioni infatti hanno il sito anche in inglese, alcune addirittura il profilo su TripAdvisor, o top rated su Viator. Il socio non lo convocherò mai alle assemblee, né gli chiederò di partecipare alla vita associativa o di pensare alla programmazione. Che sogno! Posso perfino organizzare un sacco di attività diverse e fargliele pagare, visto che è socio non pago le tasse neppure sulle altre volte che apre il portafoglio.

È vero che la legislazione fiscale italiana per le imprese è a dir poco demenziale, pensare che si paghino 300 euro perché qualcuno timbri fisicamente i libri sociali nel 2017 è talmente assurdo che sembra uno scherzo, ma le scorciatoie di evasione vanno sempre a danno di chi è onesto purtroppo e chi si occupa di cultura in buona fede dovrebbe avere a cuore anche questo aspetto della cultura italiana: la legalità.

Il tutto è facilitato dal fatto che i grandi operatori del settore del turismo non riescono neppure ad immaginare questi dettagli e quindi le associazioni culturali possono liberamente offrire le loro proposte su Viator o su vari portali nazionali o internazionali. Poco importa se la legge faccia chiaro divieto di fare pubblicità delle attività ai non soci. Per i viaggi la legge lombarda prevede addirittura una sanzione tra i 3 mila e i 10 mila euro a chi pubblicizzi al di fuori dei propri aderenti le iniziative organizzate. (Art. 67, comma 6, della legge regionale turismo di ottobre 2015).

Come sempre il cittadino si trova di fronte a una scelta di legalità e di rispetto dei principi, che sono chiarissimi, anche se magari le regole lascino margini di manovra. Almeno da chi si occupa di cultura e difesa del nostro patrimonio aspettiamoci che venga rispettata la legge e che le tasse, che vanno veramente a difendere il nostro patrimonio, vegano pagate regolarmente. Se la cultura della illegalità dilaga anche tra chi difende la cultura, allora ci rimane veramente poco da difendere.

Delfina Bentivoglio

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