GLI ITALIANI E LA CASA: RAPPORTO ISTAT 2017

Il tema della “casa” mette al lavoro diverse questioni che devono essere affrontate all’interno di una riflessione più ampia sulla nuova condizione urbana che si è venuta formando in questi ultimi anni, caratterizzata da un’esplosione della città che produce relazioni che superano i confini amministrativi. Ambiente, sociale, mobilità, sicurezza, sono tutti ambiti che ci mettono di fronte a un nuovo concetto di “abitare”, che va inteso non più solo come la domanda residenziale di una società di massa, ma come la necessità di rispondere a un uso articolato della città da parte dei differenti segmenti sociali che la abitano.

07righini25FBIl Rapporto 2017 dell’Istat contiene importanti indicazioni su come è mutata la realtà urbana delle principali città del nostro Paese: perdita progressiva di confini tra centro e periferia, presenza di nuove tipologie di abitanti (immigrati, popolazione anziana, famiglie mononucleari, etc.), aumento della presenza di profili sociali medio-alti nelle aree centrali, assenza delle forme più gravi di segregazione spaziale per i gruppi sociali più disagiati ma coesistenza di gruppi fragili italiani, immigrati di recente insediamento o già integrati, pensionati, ceto medio e impiegatizio (a Milano, per esempio, le aree popolari a rischio di degrado rappresentano ben l’11% della popolazione, ma sono frammentate e disperse nella città e non configurano “una reale segregazione spaziale dei gruppi più svantaggiati”).

È inoltre utile ricordare che il nostro è uno dei Paesi europei che non solo storicamente ha meno investito in politiche urbane, ma in cui, a partire dagli anni Duemila, anche il governo delle città – tutte – è pesantemente influenzato da crisi economica (contrazione spesa pubblica e crisi del mercato immobiliare), crisi sociale (emergenza di nuove povertà e integrazione di nuove popolazioni) e crisi ambientale (cambiamento climatico, bonifiche e recupero delle aree dismesse spesso bloccate).

Tutti fenomeni che hanno, in modo differente, interessato anche le grandi città degli altri Paesi europei dove, nei contesti più avanzati, si spinge proprio verso la necessità di un approccio integrato, che non guardi solo alla competitività, o solo all’ambiente o solo al sociale, ma che li sappia ricomporre in una visione di “vivibilità” e di “coesione” sociale.

Tutti questi temi richiedono però una scala adeguata per poter essere pianificati e governati evitando conflitti di competenze e il prevalere di logiche campanilistiche che spesso, anche nel passato, hanno prodotto esiti territoriali frammentati e incoerenti.

Del resto, in un mondo che si profila dal futuro sempre più urbano, anche il concetto stesso di “città” come entità amministrativa è messo in discussione perché limitante nella lettura della realtà e sempre più spesso sostituito con “area urbana” quale ambito territoriale più pertinente per la lettura e la gestione di processi insediativi, economici, sociali e culturali. Con la Legge Delrio sono nate anche in Italia le “città metropolitane” come enti che, oltre a rappresentare gli ambiti territoriali di area vasta, hanno in capo funzioni di pianificazione strategica e sviluppo territoriale. Enti sui quali, però, occorre investire seriamente in termini di risorse e di nuove competenze.

Il Bando delle Periferie del 2016 promossa dal governo Renzi è stato un primo strumento utile per le principali aree urbane, grazie al quale le neonate città metropolitane hanno potuto esercitare un ruolo di regia tra diverse istanze locali volte a superare problemi di natura sociale, ambientale ed edilizia, innescando forme di cooperazione tra diversi soggetti. Tale caratteristica lo rende un’ottima occasione per fare della sperimentazione un’azione ordinaria dalla quale poter partire per elaborare quell’Agenda Urbana che l’Italia non ha mai avuto, un’Agenda che parta dai territori per incentivare e valorizzare la progettualità delle comunità locali, attraverso pratiche di rigenerazione urbana, riutilizzando il capitale urbano esistente per produrre nuovo valore.

Per esempio si garantiscono negli interventi di ristrutturazione urbanistica un attento mix sociale e funzionale, antidoto vero alla marginalità e all’alienazione dei quartieri di edilizia residenziale pubblica monofunzionali, e quindi una strategia anche per la sicurezza delle nostre città. Un’Agenda Urbana composta da almeno quattro capitoli da declinare poi nei diversi contesti locali:
– innovazione, integrando sempre di più gli strumenti informatici per il governo delle città (sistemi GIS, app per sharing mobility etc.);
– consapevolezza che le nuove geografie richiedono anche diverse forme di rappresentanza;
– resilienza, per adattare le nostre città a un contesto ambientale e climatico in mutamento;
– riconoscere il protagonismo sociale come motore delle trasformazioni, valorizzando il capitale sociale dei territori.

Serena Righini

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