MILANO VACCINATA?
Giovedì 18 scorso è passato un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale di Milano sui vaccini per l’infanzia con parere favorevole della Giunta. Hanno votato in modo trasversale i consiglieri di maggioranza e di opposizione. Anche il Movimento 5 Stelle. Erano assenti durante il voto la Lega e Basilio Rizzo.
Vorrei rivendicare il merito di avere sollevato la questione dei vaccini quattro mesi fa come Lista Civica Noi Milano. A febbraio ho avuto l’onore di moderare un convegno in sala Alessi dal titolo Vaccini per l’infanzia. Obbligare o convincere? Si è affrontato il tema vaccini e su quali possano essere gli strumenti da adottare da parte dell’amministrazione pubblica in caso di calo nel tasso di copertura e quali misure di contenimento del fenomeno possano essere previste.
È seguito un intervento durante il Forum delle politiche sociali e soprattutto un percorso con l’amministrazione comunale e un impegno con il consiglio comunale, che si è tradotto in un dibattito e in un confronto – su un tema così sensibile – con illustri esperti, cittadini e associazioni nell’ambito di tre Commissioni comunali congiunte volte alla conoscenza e alla diffusione di una maggior consapevolezza del valore sociale dei vaccini, sui benefici e su eventuali limiti della pratica .
In quella sede si è discusso – tra l’altro – della normativa vigente e della sua applicazione, sui temi etici della libera scelta in materia di somministrazione vaccinica in età infantile. Abbiamo provato ad alzare l’asticella al di là di strumentalizzazioni e le contrapposizioni emerse durante il dibattito in commissione. Ci siamo posti delle domande.
Meglio un modello coercitivo che subordini l’accesso ai nidi d’infanzia alla somministrazione vaccinica? Tale modello può favorire forse una maggior copertura in tempi più rapidi, ma esporrebbe a contenziosi legali o provocare addirittura reazioni contrarie. Oppure è preferibile un modello non impositivo che però di fatto favorirebbe le obiezioni di coscienza e dietro il totem della libertà di scelta legittimerebbe scelte individuali poco responsabili?
Si tratta evidentemente di una scelta difficile. Poiché non esiste il modello virtuoso in Italia o nel mondo. Uno spunto su questi temi lo fornisce un recente studio dell’Istituto Mario Negri le cui conclusioni sottolineano che introdurre le vaccinazioni come requisito per l’accesso ai nidi potrebbe avere un impatto modesto nell’aumentare le coperture vaccinali dei vaccini obbligatori, soprattutto nelle aree con minor copertura e insufficiente nell’incrementare le coperture antimorbillo. Gli autori sostengono che puntare solo sull’obbligo su nidi e asili può essere risibile visto che non tutti i pargoli sfruttano tale possibilità. Soprattutto nel centro sud .
E infine: cosa dobbiamo perseguire e quale obiettivo intendiamo ottenere? L’obiettivo è l’alta copertura vaccinale, l’asticella deve essere posta al 95%. Occorre ricordare che i soggetti interessati a un intervento non possono essere soltanto i bambini; ma vi sono altre categorie a rischio – come educatori e medici – che nelle ultime epidemie di morbillo per esempio sono pesantemente coinvolti.
In linea di principio si dovrebbe intervenire per aumentare il grado di consapevolezza negli indecisi e nei dubbiosi: e un modello coercitivo aumenta il rischio di reazioni contrarie. Si dovrebbe evitare un approccio miope che si concentra sul 2-3% di obiettori e irriducibili, ma si debbano usare strumenti di persuasione sugli indecisi, sui dubbiosi e sui pigri. Il dovere di una comunità è arrivare al 95% di copertura vaccinale cosi da proteggere tutti bambini anche i figli di chi è contrario all’intervento vaccinale.
L’Ordine del Giorno prevede di promuovere in concerto con l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) di riferimento misure di informazione ed educazione sui vantaggi, i benefici egli eventuali rischi delle vaccinazioni. Sempre con ATS vorremmo diffondere nelle famiglie degli iscritti agli asili e alle scuole d’infanzia un opuscolo informativo e organizzare incontri in ambito scolastico tra genitori e medici ATS.
In aula si è proposto un attività di censimento e monitoraggio con l’esibizione obbligatoria del certificato vaccinale che sarà rilasciato dalle ATS o dal pediatra che ha somministrato il vaccino. La produzione di autocertificazione in caso di mancata somministrazione del vaccino è da ritenersi obbligatoria e subordinata nei nidi e alle materne.
L’Ordine del Giorno vuole coinvolgere le educatrici d’infanzia, sia quelle sottoposte a sorveglianza sanitaria sia quelle non sottoposte a tale vincolo, affinché anche tali figure vengano a conoscenza dei rischi reciproci in caso da malattie vaccinabili e siano motivate a vaccinarsi ove non immuno protette, nei confronti di morbillo e pertosse. Un intervento sarebbe auspicabile anche nei confronti del personale sanitario sensibilizzando l’Ordine dei Medici sul tema.
Un eventuale ulteriore contrazione delle vaccinazioni nei nati 2015 giustificherà la giunta a procedere all’attuazione di un modello impositivo che dovrà prevedere come requisito all’accesso ai nidi e materne l’assolvimento degli obblighi vaccinali previsti per legge.
Ora però è arrivato il Decreto legge Lorenzin brusco e improvviso e ha esibito i muscoli: obbligo di vaccinazione prima dei sei anni, sanzioni pecuniarie dopo i 6 anni ai genitori che non vogliono vaccinare, fino alla segnalazione al tribunale per una possibile sospensione della potestà genitoriale.
Cambia tutto. Prima soltanto 4 vaccinazioni erano obbligatorie per legge. Oggi dodici vaccinazioni sono diventate indispensabili per poter iscrivere i bambini all’asilo nido e alla scuola materna. Come lista civica siamo un po’ perplessi.
La brusca accelerazione di questi ultimi giorni impone alcune considerazioni e interrogativi sul contenuto del decreto: trasformare 12 vaccini in una sorta di TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) sembra presupporre che non possa esistere la possibilità di percorrere strade diverse dalla coercizione. Trasformare 12 vaccini in TSO significa forse che siamo davanti a un emergenza? Oltre al morbillo per ora non ne vediamo
Il Ddl deve essere ancora convertito; ma già emergono difficoltà e lacune. All’apparenza sembra fatto quasi contro qualcuno: mentre ogni intervento in questo settore deve essere costruito per il bene della collettività.
Noi proponiamo con l’Ordine del Giorno un percorso coerente con un Modello Milano anche se il suo valore, ora alla luce del decreto, risulta indebolito. Speriamo che nella conversione in legge sia tenuta anche in conto la nostra riflessione.
Marco Fumagalli
Medico e membro del Consiglio Comunale di Milano
