LA CONFERENZA SULLA MOBILITÀ DI ASSOLOMBARDA: UNO SPETTACOLO INTERESSANTE

Lo scorso 21 marzo si è tenuta presso Assolombarda l’annuale Mobility Conference. Uno spettacolo interessante soprattutto da un punto di vista “socio-antropologico”, composto da una serie di interventi nel meeting sulle prospettive di sviluppo territoriale per la città metropolitana di Milano.

07mocchi14FBGiuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo, ha sostanzialmente detto: la società si è appena formata, non ha dipendenti, non ha competenze. Così abbiamo pensato di fare un bando strano, che non fa nessuno nel tentativo di trovare qualcuno che contemporaneamente faccia da advisor, da gestore e da costruttore. Cioè che ci dica sia che cosa fare, sia che lo faccia (di solito le due figure vengono tenute ben distinte, proprio per non farsi imbrogliare).

Ci credo che nessuno faccia bandi così. Anzi, per rendere la cosa più interessante, pensavamo di concedergli anche l’area, anzi di concedergliela per cent’anni (così quando finirà la concessione nessuno di noi sarà lì a controllare che le cose siano state fatte bene).

È come se uno ricevesse in regalo un appartamento (un po’ è così, l’area è stata comprata con soldi pubblici) e per prima cosa cercasse qualcuno che gli dicesse cosa farne, anzi se lo tenesse lui addirittura, quella maledetta seccatura!

Poi è il turno di Carlo Masseroli, ex Assessore all’Urbanistica di Milano, oggi Direttore Generale per lo sviluppo della Città della salute sulle aree ex Falck di Sesto. In poche parole, la sua opinione è: se non c’era Maroni che metteva i finanziamenti pubblici, qui i soldi per fare la trasformazione non ce n’erano. E ci credo, dopo che l’area è stata venduta da Falck a Pasini (cooperative) a un prezzo altissimo, e da questi a Zunino guadagnandoci sopra, e da Zunino a Brizzi sempre facendoci dei guadagni, ci credo che in cassa non ci sia più nulla. Ma le plusvalenze dove saranno finite? E perché il pubblico deve intervenire con soldi propri a salvare l’operazione?

Ma Masseroli non si è fermato qui. Dice «un giorno si dovranno vedere i conti delle operazioni urbanistiche milanesi, e capire bene perché non hanno funzionato … . Già, chissà come mai. Porta Vittoria rivenduta da FS a Zunino  e poi da Zunino a Coppola, Rogoredo/Montecity comprata e ricomprata più volte … tutti soldi fatti con progetti di carta e senza mettere giù un mattone, e Masseroli ancora a chiedersi perché non hanno funzionato (forse vorrebbe soldi pubblici anche lì).

Interviene poi Arianna Censi, vicesindaca della Città Metropolitana. Dunque, a Segrate c’era una previsione del centro intermodale, mai realizzato. Poi, fine anni ’90, il progetto di un enorme centro commerciale, mai realizzato. Cantieri fermi da anni. Opere infrastrutturali connesse francamente incomprensibili, un’inutile slittamento della Padana Superiore a raso, che semplicemente sposterà più in là la barriera che oggi divide l’abitato, nessuna infrastruttura che risolva il superamento della barriera ferroviaria (il famigerato “ponte degli specchietti” resterà tale e quale).

Oggi sembra che il progetto di centro commerciale riparta, c’è un investitore straniero. E per la Censi (se ho capito bene) il problema è che l’ente pubblico non ha fatto la sua parte, bisognerà fare la fermata dell’Alta Velocità a Segrate (per servire il centro commerciale?) e poi fare il trasporto pubblico, e poi altro, tutto al servizio della bella iniziativa, un centro commerciale che forse dovrebbe generare abbastanza utili da cavarsela da solo.

Straordinario comunque, quando i cittadini chiedono se ci sono risorse per fare le case popolari, o per le linee del trasporto pubblico in periferia, o più modestamente per comprare la carta igienica nelle scuole (in quella dei miei figli ce la dobbiamo portare noi da casa). I soldi non ci sono mai, c’è la crisi; ma per salvare le iniziative immobiliari private stranamente ci sono.

Forse un new deal, una nuova stagione dell’urbanistica contrattata (contrattata al contrario, però)? Ma no, questo sembra più il buon vecchio “privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite” che qui da noi non passa mai di moda.

In sala un’atmosfera di grande ottimismo, un po’ da “so’ finiti i tempi cupi”, qui si torna a fare affari. Davvero uno spettacolo interessante.

 

Cesare Mocchi

 

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