CASCINA MERLATA, TAROCCARE I CONTI “AS USUAL”

Egregio direttore, mi ha un po’ stupito che nessuno abbia commentato la modifica dell’Accordo di Programma Cascina Merlata recentemente approvato in Consiglio Comunale. Provo allora a farlo io, un po’ sommariamente. Dunque, in una vasta area agricola alle spalle del cimitero Maggiore, fra la ferrovia e le aree industriali di Pero, si sta costruendo un nuovo quartiere residenziale, terziario e commerciale (ma non doveva esserci il famoso stop al consumo di suolo? Va be’, vecchi progetti… ah no, è quasi nuovo, uno degli ultimi atti della Giunta Moratti, 2011 o giù di lì).

07mocchi01fbComunque sia, Expo è alle porte e ci si accorge che manca il parcheggio bus di linea. Generosamente l’operatore mette a disposizione le aree, dove avrebbe dovuto realizzare parte della residenza, i conti si faranno dopo.

Ed ecco che i conti arrivano ora, la variante all’Accordo di Programma non ha infatti l’obbiettivo di migliorare l’assetto urbanistico, ma solo il “riequilibrio economico dell’iniziativa” (così è scritto nel titolo). Perché certo, rinunciando a fare subito la residenza l’operatore ha avuto un danno (o meglio, un ritardato introito) e per ripagarlo, anziché versargli soldi sonanti (che non ci sono, è la società Expo che dovrebbe metterli), ci pensa il Comune, in “moneta urbanistica”: ovvero modificando le destinazioni previste in altre, più remunerative (da ricettivo a commerciale grande distribuzione, in questo caso).

Niente di nuovo, siamo uomini di mondo. E poi Expo deve dimostrare che i suoi conti sono a posto, no? Dovesse affrontare anche queste spese non ce la farebbe più, più facile per il Sindaco Sala (nonché casualmente ex commissario Expo) riequilibrare i conti così. E se si va a vedere le perizie allegate all’Accordo, tutto torna (o sembra tornare): ritardati introiti per l’operatore pari a 4,9 milioni di Euro, maggiori vantaggi pari a 4,1 milioni di Euro, l’operatore addirittura ci perde, com’è stato generoso! (come è buono lei, verrebbe da dire fantozzianamente).

Solo, se si guarda con più attenzione la delibera, si scopre che l’operatore stesso aveva stimato il suo vantaggio dalla variante in 5,7 milioni, come mai oggi si dice 4,1? Perché è stata fatta fare una perizia aggiuntiva all’Agenzia delle Entrate, che ha ridotto tale valore. E come ha fatto a ridurlo? In due modi: 1) stimando il prezzo di vendita del commerciale in grande struttura in 2.300 €/mq (non ci credo neanche se lo vedo: quel tipo di commerciale si vende a 3.500-4.000 €/mq, non è come i piccoli supermercati di viale Certosa che vengono citati come comparables); 2) aggiungendo 20 mesi di oneri finanziari non dovuti (la scelta di non realizzare il ricettivo che viene adesso trasformato in commerciale è tutta dell’operatore). In questo modo (si parla di circa 10.000 mq di superficie lorda di pavimento, il lettore faccia pure i suoi calcoli), la stima del vantaggio generato dalla variante urbanistica viene ridotto di diversi milioni di euro rispetto a quanto sia in realtà.

L’operatore ci guadagna dalla variante anziché perderci? Nulla di scandaloso in verità, e neanche di sorprendente (succede praticamente sempre). Quello che invece lascia abbastanza interdetti è l’impressione che si sia voluto quasi “taroccare” i dati: una volta che i politici e il funzionariato hanno “trovato la quadra” (come si dice), tutto il resto non conta niente, i numeri sono buoni per incantare gli allocchi (e i giornali infatti li hanno riportati pedissequamente senza chiedersi nulla), i consiglieri (che pur abbiamo eletto) provvedano cortesemente ad approvare il tutto senza fare troppe domande (solo un consigliere della maggioranza ha votato in disaccordo alle indicazioni).

Mi chiedo: fosse avvenuto ai tempi della Moratti, quale sarebbe stata la posizione del centrosinistra? Come minimo ci sarebbe stato uno scandalo, oggi tutto passa sotto silenzio. Nulla di nuovo per carità, siamo la terra del Gattopardo, tutto cambia perché tutto resti come prima.

Ma mi chiedo anche: davvero pensiamo che questo atteggiamento un po’ furbino e provinciale (truccare i dati, nascondere le cose sotto il tappeto, pensando che nessuno se ne accorga) sia quello giusto per una capitale europea come ci proponiamo di essere? Un po’ più di coraggio, suvvia! Almeno le cose diciamole chiaramente.

 

Cesare Mocchi

 

 

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