musica – NOI AMIAMO BACH, LORO NO!

Una domenica uggiosa, l’ultima domenica di maggio: pioggia e temperatura al ribasso. Ma di colpo questa giornata insignificante ha preso luce: intensa, quasi accecante. Grazie a Bach. Chiesa di San Marco a Milano: concerto in memoria delle vittime delle stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, ossia Falcone, Borsellino e le loro scorte. Ma non ĆØ una scadenza di quelle che si commemorano ufficialmente, chessò vent’anni, venticinque. No, dal 23 maggio e dal 19 luglio 1992 sono passati 24 anni. ā€œPer non dimenticare quei drammatici eventi, dice il programma del concerto, ĆØ necessario dare alla memoria il significato di un impegno continuo che richiede l’attenzione di tutti i cittadiniā€. Gli anniversari, infatti, servono sƬ per ricordare, ma una volta passati ci dimentichiamo di ciò che ĆØ avvenuto. Dunque, ĆØ giusto, ci vuole ā€œun impegno continuoā€ per contribuire, ognuno di noi, alla lotta alle cosche, ai clan, ai criminali che appartengono alla camorra, alla ‘ndrangheta o alla mafia siciliana.

musica20FBEd ecco il primo raggio luminoso: una chiesa colma di gente, in tutte e tre le navate. Ho contato cinquecento ma forse erano seicento gli spettatori, forse di più. Uno dei due sobri oratori (Nando Dalla Chiesa presidente onorario di Libera o il musicologo Paolo Fenoglio), prima che il maestro Marco Valsecchi alzasse la bacchetta, ha detto una cosa bellissima, fresca come lo sventolio di una bandiera, leggera come uno slogan indovinato: ā€œNoi amiamo Bach, loro no!ā€. L’applauso scrosciante ha dato a quel ā€œloroā€ tutto lo spessore che merita il disprezzo per gli assassini di Falcone e Borsellino.

Infatti il pomeriggio musicale nella chiesa di San Marco proponeva la Johannes Passion di Johann Sebastian Bach. E qui la luce del ā€œsommo kantor di Lipsiaā€ ĆØ esplosa. Davanti all’altar maggiore erano schierati i cori civici della Civica Scuola di Musica ā€œClaudio Abbadoā€ e poi i flauti, gli oboi, i violini, il fagotto, le viole, i violoncelli, la viola di gamba, i contrabbassi, l’organo, ossia l’orchestra della stessa scuola; e, non infine, le voci liriche, i solisti. Più di cento esecutori in scena. Ottimi professionisti ma non un nome di grido, capace da solo di attrarre una folla di estimatori.

E proprio questa constatazione conferisce all’evento la dimensione della straordinarietĆ . Dunque, coloro che sono accorsi al concerto della Chiesa di San Marco lo hanno fatto perchĆ© in ciascuno ha prevalso la voglia civile di testimoniare sulla stessa passione – ĆØ il caso di dire – per Bach. Tutte queste persone, pensavo osservando la folla dal mio posto sotto il pulpito, vengono qui alle tre del pomeriggio per dire a loro modo basta alla prepotenza delle mafie, basta alla freddezza o all’indifferenza dei governanti nei confronti del fenomeno, di questo cancro secolare che sembra inestirpabile. Italiani come me in buonafede, che non scendono in piazza per protestare con cartelli tamburi e fischietti, ma che al richiamo di un musicista sommo e al nome di due eroi moderni rispondono con il gesto più semplice ma più significativo, la presenza. Eccoci qui, muti. Ma pare di sentire un coro immaginario: ā€œNoi amiamo Bach, loro no!ā€

Il concerto ĆØ durato quasi tre ore: un silenzio impressionante attorno alle note e alle voci dei solisti. Nemmeno un brusƬo, che pure ĆØ inevitabile anche nelle sale da concerto. Persino i bambini, in braccio a incaute mamme, stavano zitti in quella chiesa come soggiogati dalla musica del compositore tedesco, con Vivaldi e HƤndel una delle tre stelle dell’etĆ  barocca. Applausi interminabili alla fine, quasi liberatori della tensione morale. E certo, anche un bis, il tema più emozionante della Johannes Passion.

Nell’ultima domenica di maggio a Milano ha vinto vivaddio la cultura, una parola che a troppi suona ancora spocchiosa. E che invece ĆØ e vuole essere soltanto sensibilitĆ .

Antonio Lubrano

 

questa rubrica ĆØ a cura di Paolo Viola

rubriche@arcipelagomilano.org

 

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter