SULLE DONNE SINISTRA VINCE (QUASI) DESTRA PERDE

Le forze politiche scese in campo in vista delle elezioni regionali del 24 e 25 febbraio hanno rispettato il principio della democrazia paritaria nella composizione delle liste elettorali. Si tratta di una svolta storica: se per quanto riguarda le elezioni politiche per il rinnovo di Camera e Senato le liste di centrodestra sono infatti ancora lontane dal rispettare l’equilibrio di genere, nella corsa per il Pirellone lo storico gap tra i due schieramenti si ĆØ ridotto. Il confronto, ora, passa ai contenuti: quali sono le coalizioni “women friendly”? Quali i programmi che intendono promuovere politiche di genere? In questo caso la differenza tra i due poli si sente eccome.

Il programma elaborato dalla coalizione di centro-sinistra guidata da Umberto Ambrosoli ĆØ l’unico ad aver dedicato un capitolo di ampio respiro interamente ed esclusivamente alle donne sia nella sua versione sintetica (“ruolo delle donne nella societĆ ”), che in quella dettagliata (“democrazia paritaria”). Tra gli obiettivi ci sono l’aumento dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile, l’attuazione della legge 194, misure di conciliazione vita-lavoro ma anche di promozione della condivisione tra uomini e donne dei ruoli di cura. Il centrosinistra ĆØ inoltre l’unico ad avere inserito nel programma l’obiettivo della paritĆ  di genere negli organi di governo e l’attuazione della legge regionale contro la violenza di genere.

Una cosa ĆØ bene dirla: tanta completezza di argomenti non trova paragoni in nessuno degli altri quattro programmi elettorali. Questi ultimi, tuttavia, presentano delle differenze significative che ĆØ bene fare emergere. Dopo il centrosinistra, il programma che appare più “gender oriented” ĆØ quello del Movimento a 5 Stelle che in Lombardia candida una donna: Silvana Carcano. Il programma dedica un capitolo ai diritti civili e alle pari opportunitĆ  anche se i temi di interesse specifico per le donne si esauriscono con la tutela della 194 e con l’adozione (piuttosto vaga) di politiche gender mainstreaming. Ampio spazio – ed ĆØ questo il vero punto di originalitĆ  rispetto alle altre coalizioni – ĆØ riservato ai diritti Lgbt (lesbian-gay-bisexual-transexual), questione che nel programma di Ambrosoli si riduce invece ad un approssimativo “riconoscimento di legami omoaffettivi”.

Sia la coalizione di centro guidata da Gabriele Albertini che Fare per Fermare il declino di Carlo Maria Pinardi declinano i temi di interesse per le donne principalmente nei termini del lavoro e della conciliazione. La seconda pone enfasi sull’imprenditoria femminile e facendo propri i precetti della womenomics introduce in maniera esplicita, al pari del centro sinistra, la necessitĆ  di ridurre il differenziale tra uomini e donne nell’adempimento dei carichi familiari, alludendo quindi a quella “rivoluzione mancata” che vedrebbe gli uomini condividere assieme alle donne le attivitĆ  di cura considerate tradizionalmente femminili.

Per quanto riguarda Albertini, i programmi di riferimento in realtĆ  sono due: quello del movimento Lombardia Civica e quello dell’Udc. Il primo accenna sbrigativamente al coinvolgimento delle imprese “in politiche di conciliazione e ai voucher per “le scelte di cura, educazione, assistenza”. Il secondo riserva ben due pagine al tema “maternitĆ  e lavoro” ed ĆØ l’unico che, tra le diverse proposte, prevede l’apertura degli asili pubblici il sabato e la domenica, una scelta che difficilmente piacerĆ  ai sindacati ma che ha il merito di tentare di dare una risposta ai nuovi orari della cittĆ . Certo, il punto di partenza del programma resta la famiglia tradizionalmente intesa come cellula della societĆ  “sana” e discriminante ogni altra tipologia di famiglia considerata, testuali parole, “surrettizia o equivoca”.

Quanto alle proposte avanzate dalla coalizione di centrodestra guidata da Roberto Maroni, ben poco spazio ĆØ dedicato ai temi di interesse delle donne: il programma dedica due brevi passaggi rispettivamente alla conciliazione vita-lavoro (compresa la necessitĆ  di aumentare gli asili nido) e alla violenza di genere (nei termini, quest’ultima, della protezione e del sostegno alle vittime, escludendo quindi un approccio preventivo ed educativo) per poi proseguire in una direzione ben precisa e alquanto discutibile in materia di auto-determinazione delle donne: quella dell'”evoluzione dei consultori familiari in centri per la famiglia” e della “valorizzazione dei Centri di aiuto alla vita”.

I programmi, insomma, non si assomigliano. I partiti di centro e centrodestra stanno sƬ dimostrando maggiore sensibilitĆ  verso il tema della democrazia paritaria, e questo grazie anche alla tenacia della societĆ  civile che ha più volte portato la giunta Formigoni di fronte ai giudici per il mancato rispetto dell’equilibrio di genere. Ancora molto però resta da fare per quanto riguarda le politiche di genere e, soprattutto, per i diritti delle donne: carta canta e le differenze tra i diversi schieramenti, per molti versi, non sono conciliabili.

Certo, nel centrosinistra le parole però non devono bastare e domenica sul palco di piazza Duomo, assieme a Pierluigi Bersani e agli altri leader, ci sarebbe piaciuto ascoltare qualche esponente femminile in più della coalizione.

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Camilla Gaiaschi

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