SCUOLE DI PERIFERIA LUOGHI DI INTEGRAZIONE

Nei quartieri di periferia le scuole, soprattutto quelle di base, sono il principale, forse l’unico, luogo di incontro tra generazioni e oggi anche tra culture. Questo ha in sé un potenziale incredibile.

05de-marchi01fbC’è il momento di contatto all’entrata e all’uscita da scuola, il coinvolgimento delle mamme, ma anche di qualche papà, nella vita della classe con tutte le sue contraddizioni, ci sono le amicizie, i compleanni, le feste di fine anno. Differenti storie cominciano a parlarsi e a intendersi, compreso quelle più fragili, dalle nuove e vecchie povertà alle migrazioni. Attraverso la conoscenza, anche la temibile figura dello straniero diventa una presenza più familiare.

Soprattutto le/gli insegnanti, in questi anni, hanno affrontato, spesso da soli, problemi enormi legati a ogni tipo di esclusione. E già l’opinione pubblica milanese riconosce alle/ai docenti il merito di aver portato avanti un lavoro di integrazione di grande valore.

Come può l’Amministrazione comunale guardare a tutto questo? La proposta lanciata dall’Osservatorio Nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il quale ho l’onore di collaborare in qualità di esperta, è di considerare le scuole delle periferie come specchio del nostro paese e delle nostre città. Le nostre classi sono prove di futuro e senza dubbio laboratorio di convivenza civile e di nuova cittadinanza, per questo vanno osservate e valorizzate con maggiore attenzione da tutti i decisori politici e sociali a tutti i livelli, vanno incluse nei progetti di riqualificazione urbana.

Nelle nostre scuole di periferia abbiamo tante diversità, tante lingue e tante culture e purtroppo passa spesso il messaggio che per questo siano meno attraenti, noi dobbiamo invece riconoscerne il valore proprio nel cambiamento del paesaggio umano e sociale delle nostre grandi città e delle nostre periferie. Questi contesti di particolare complessità e fragilità sociale e umana trovano nella scuola una delle prospettive principali di innovazione per le periferie delle nostre città.

É su questa prospettiva che l’Amministrazione tutta deve rafforzare il proprio impegno, in modo condiviso tra diversi assessorati, per facilitare e valorizzare, per far circolare ancora di più le esperienze positive, per incoraggiare insegnanti, genitori ed in primis gli studenti a dare seguito a ogni tipo di idea creativa per migliorare la qualità della convivenza. Può mettere a disposizione risorse, ma soprattutto può far sentire in modo più costante e strutturato a tutti i livelli, seguendo l’ottima impostazione già attivata nell’accordo interistituzionale dei Poli Start, maggiore fiducia e riconoscimento a chi sta già operando in questa direzione.

In questo modo si risponde ad un clima sociale incerto, si ha una visione lungimirante che permette di favorire e rafforzare l’inclusione sociale. C’è inoltre un messaggio positivo che ci viene dai ragazzi e dalle ragazze con background migratorio: vedono nella scuola una speranza nel futuro di cui dobbiamo far emergere il valore e l’importanza per tutti, anche perché noi ne abbiamo spesso perso la traccia. Nel fronteggiare le difficoltà la leva dell’istruzione non è forse considerata la leva più importante di riscatto e mobilità sociale?

Dalla scuola e dal legame con quel luogo ci viene una spinta di fiducia, sogno e speranza, noi dobbiamo rimettere in dialogo e in cammino persone e culture, idee, territori, memorie e città.

 

Diana De Marchi

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