IL NUOVO PGT: LUCI E OMBRE

Con le ultime votazioni del Consiglio Comunale sembra che – a meno di ricorsi o di intoppi dell’ultima ora – si stia arrivando alla conclusione della lunga vicenda del PGT. Come noto da alcune anticipazioni, l’Amministrazione Pisapia ha apportato alcune modifiche al Piano a suo tempo redatto e approvato dalla precedente Amministrazione; modifiche che hanno in parte corretto alcuni dei più vistosi limiti del precedente Piano (edificabilitĆ  complessiva, dotazioni minime di standard, disciplina del Parco Sud e altro), secondo una logica che in qualche modo sembra volta però più a una “riduzione del danno” piuttosto che a un esteso e più completo aggiustamento del Piano.

Diversi ragionevoli motivi possono essere all’origine di questa scelta: il rischio di ricorsi, il possibile ostruzionismo da parte della minoranza, il poco tempo a disposizione, forse la volontĆ  di non interrompere più di tanto processi giĆ  avviati sulla base delle aspettative che si erano formate in base alle precedenti disposizioni; da più parti poi si ritiene che ulteriori modifiche possano essere apportate in fase attuativa o con successivi provvedimenti. Sono tutte ipotesi però, perchĆ© purtroppo la comunicazione in merito da parte dell’Amministrazione ĆØ stata abbastanza avara: l’apparato motivazionale ĆØ quello che ĆØ, e anche senza arrivare alla mitica partecipazione, anche il più semplice confronto o dibattito o la ancora più banale messa a disposizione del provvedimento non ĆØ stata quella che ci si aspettava per un’occasione come questa.

I problemi ancora presenti nel PGT (a meno di smentite quando verrĆ  finalmente resa pubblica tutta la documentazione) sembrano però importanti e di complessa soluzione, si citano i principali: i criteri per il trasferimento dei diritti volumetrici (di cui peraltro ha scritto in modo più esteso e competente Maria Cristina Gibelli nell’ultimo numero di ArcipelagoMilano) o per il convenzionamento dei servizi; gli aspetti di bilancio economico fra interventi privati e infrastrutture pubbliche; l’indice “unico” sulle aree inedificate e dismesse (con il rischio di convogliare sulle prime la poca domanda edilizia attuale) e altri ancora, come le forme di riutilizzo dei servizi esistenti ad altre funzioni, la localizzazione dei grandi servizi, il raccordo con il tema della mobilitĆ .

Colpiscono però delle nuove controdeduzioni anche aspetti più marginali e di dettaglio, come i numerosi errori nella sintesi delle osservazioni, le risposte contraddittorie a osservazioni simili, o il mancato accoglimento di osservazioni semplici “nĆ© di destra nĆ© di sinistra” come le segnalazioni di beni storici periferici non tutelati; piccole cose certo, ma sintomo comunque di un lavoro affrettato e forse poco attento.

Appare difficile (e magari anche poco opportuno, visto i gradi di incertezza che può generare) che simili temi vengano risolti in fase attuativa, mentre per gli eventuali provvedimenti correttivi ci vorrĆ  tempo. Con questo PGT avremo dunque a che fare probabilmente per molti anni. Sperando di sbagliare, sembra che si sia persa un po’ un’occasione.

 

Gregorio Praderio

 

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