MILANO. FORSE CHE SÌ FORSE CHE NO
L’usato non è sicuro
Non vorrei trovarmi nei panni di un giornalista di una testata straniera richiesto da suo editore di commentare l’esito dell’ultimo referendum italiano ed in particolare se gli venisse chiesto di guardare al caso Milano, ossia la città che ha visto prevalere il no, scelta questa indicata per altro dalla sinistra (non tutta) ma in una delle due sole regioni, Lombardia e Veneto, nelle quali ha vinto il sì.
Francamente devo dire che anche io sono in imbarazzo perché dare una spiegazione di questo voto milanese e su come si è distribuito nei vari Municipi in cui è divisa la città è molto difficile, anche i commentatori più autorevoli hanno dato risposte molto diverse tra loro.
Nelle passate elezioni comunali la vittoria della sinistra, a partire dalla elezione di Pisapia, veniva attribuita al voto della zona centrale di Milano ossia quella della famosa Gauche caviar (sinistra al caviale), modo di dire francese che voleva bollare i ricchi che manifestavano idee di sinistra.
La periferia “rossa” a braccetto con il centro.
Nell’ultimo referendum possiamo identificare chi ha votato “no” come elettore di sinistra e chi ha votato “sì” come un voto di destra? Un errore madornale perché sommariamente possiamo dire che molto del voto “no” è stato prevalentemente una manifestazione di dissenso assoluto verso il Governo Meloni e le sue scelte.
Il “no” è stata una scelta contro la politica della Meloni e del suo governo trumpiano, un governo oscillante ma chiaramente con aspirazioni autoritarie, un atteggiamento verso l’Europa fatto di tatticismi per non perdere l’elettorato di destra che guarda ad Orban con simpatia e ai partiti di destra della Germania.
La sinistra ha cantato vittoria e soprattutto ha cantato la vittoria del campo largo: da parte di molti è partito l’invito rivolto alla sinistra (campo largo o meno) a liberarsi finalmente dalla malattia del frazionismo e del liderismo, senza cadere nel centralismo democratico, parte della storia del Pc delle origini e che lo abbandonò.
Il “no” milanese lo dobbiamo considerare come nel resto d’Italia un dissenso profondo verso la classe politica che ha governato il Paese negli ultimi anni? Questo discorso vale anche per Milano?
A partire dalla elezione di Giuliano Pisapia che vinse sulla destra di Letizia Moratti – ricordate la forza gentile – le Giunte milanesi si sono autodefinite, soprattutto con l’arrivo di Sala, giunte di sinistra, ma nel loro operare alla fine, soprattutto in questo ultimo mandato, il connotato di sinistra si è sbiadito fino a virare verso la destra sfociando in una simpatia per la rendita immobiliare e la svendita di beni comuni tanto, secondo me, da togliere alla destra il ruolo di opposizione. Opposizione contro che?
I problemi che aveva sul tavolo Giuliano Pisapia, e che a dire il vero ha lasciato irresoluti, sono rimasti lì e Sala si è occupato d’altro.
Sala andandosene lascia una eredità velenosa per una sinistra che speri di mantenere il governo della città dopo averla amministrata senza risolvere nessuno di questi problemi.
Nel mio editoriale del del 18 marzo scorso dicevo che ci voleva un Titano per affrontare i problemi di cui soffre Milano: “il PGT da rinnovare, la più generale questione urbanistica (SCIA e magistratura), la questione del traffico (mai peggio di oggi), la mancante manutenzione di strade e marciapiedi, la indisciplina degli utenti (vedi bici, riders, sosta in doppia fila), il problema della casa per tutti, l’inquinamento dell’aria (malgrado maldestri interventi assessorili), la sporcizia di strade e marciapiedi, la fasulle operazioni di consultazione dei cittadini che altro non sono che ingegneria del consenso, l’empatia verso gli speculatori immobiliari……… Insomma tutte le cose delle quali si lamentano i cittadini scrivendo ai giornali”.
Con che faccia si possono ripresentare lor signori come rappresentanti della sinistra milanese? Allora altre facce e soprattutto altre teste diverse da quelle attuali e senza cambiamenti di casacca o prendendo adesso le distanze dal sindaco: Scavuzzo.
L’usato non è sicuro! Malgrado la vittoria del “no”.
Luca Beltrami Gadola

Bravi: ottima newsletter! Contenuti interessanti e stimolanti e giuste sferzate all’attuale giunta comunale.
Il voto SI, nella ZTL di Milano, è un netto avvertimento di ASSOEDILIZIA, ASSIMPREDIL e CONFCOMMERCIO Milanese, alle Politiche consociative, che avranno ripercussioni disastrose, molte più dannose del 1973, quando a Milano è iniziata la delocalizzazione dei SETTORI PRODUTTIVI. Cito il Tessile dalla zona di RHO e la Meccanica.
Grazie ! Articoli Interessanti e ahimè puntuali !!!