NON LI HANNO VISTI ARRIVARE
I giovani, sensori o attori dei Nuovi Tempi
Non li hanno visti arrivare, la destra non ci pensava, la sinistra non ci sperava. Neppure intravisti dai sondaggisti, miopi di fronte all’onda partecipativa, ciechi e sordi fino all’ultimo exit poll, too close secondo loro, mentre tra i due schieramenti si apriva quasi un abisso.
Venuti avanti a fari spenti nella notte meloniana, inconsapevoli forse anche a sĆ© stessi, i ragazzi della generazione Z hanno lasciato il segno sul voto referendario. Un graffio feroce che, come e più che per altre fasce sociali, nasce dal contesto più che dal testo, generalizzazione però che non dovrebbe autorizzare facili letture ed altrettanto facili entusiasmi, tanto meno risolvere la complessitĆ di un sentimento ancora poco decifrabile nell’identitĆ politica, non foss’altro perchĆ© molti di loro neppure la avvertono.
Si fatica ad immaginare un giovane chino e pensoso sui quesiti referendari, anche astrusi la loro parte. Non vi ĆØ nulla di dispregiativo in questo pensiero, che rimanda semmai, in questa come in altre occasioni referendarie e non solo, a logiche che oltrepassano il contenuto ātecnicoā specifico della questione sottoposta al cittadino per allargarsi alle molte e differenziate sfere di vita che, assieme, con pesi diversi per le persone ed i segmenti sociali, hanno formato il contesto di senso che ne ha guidato la mano nel seggio referendario.
Mentre ĆØ partita la facile e per larga parte illusoria rivendicazione del loro voto a questa o quella visione politica, quando non addirittura a questa o quella formazione partitica e quindi ai rispettivi meriti, meriterebbe un tempo adeguato lo sforzo di maggiore conoscenza e riflessione sui diversi e complessi processi di adattamento e rifiuto che hanno prodotto questo orientamento in questa occasione.
Ć legittimo pensare ai diversi ingredienti che, mescolandosi, hanno portato la generazione Z ad un voto oppositivo, ma forse ancora di più si dovrebbe porre mente al clima complessivo che ha segnato questi ultimi anni, in Italia e nel mondo, favorendo una percezione, prima che un giudizio, di avversione allo status quo. Certamente, la condizione giovanile intreccia fattori problematici che minano la serenitĆ e la loro proiezione di futuro. Lavoro precario, costo della vita e della casa, affitti troppo alti, incertezza e fatica esistenziale, ma soprattutto la distanza sempre più ampia tra il racconto della felicitĆ ādisponibileā sul mercato e la āvita agraā quotidiana che ciascuno di loro mena a fatica. Ed altrettanto certamente, dopo quasi quattro anni di governo, il centrodestra non può chiamarsene fuori: questa volta non può dire che ĆØ tutta colpa di āDraghi, del PD, della UE, dell’establishment progressista …ā.
Può esserci stata anche la percezione di un rischio potenziale di manipolazione della Costituzione, tuttora vista, anche in ragione dell’inadeguatezza di larga parte della classe politica, come un faro residuo, una fonte preziosa di diritti e di tutele, cui non ĆØ desiderabile mettere mano, tanto più se i protagonisti della riforma si sono spesi in gesti e parole tanto arroganti ed infelici da cadere vittime di loro stessi. E se la testa di alcuni di questi ĆØ caduta, non ĆØ facile far credere che i mandanti di questi inadeguati propagandisti non ne avessero la prima responsabilitĆ , non solo nel merito ma proprio nella generazione del pesante clima complessivo. Le parole e gli atti di Nordio, per non dire quelle del comizione finale a Milano della Presidente del Consiglio, hanno spaventato, inorridito quando non estraniato, ampie fasce di votanti, anche nel centrodestra.
Ma la perdita del senso di un futuro possibile e da vivere forse ĆØ derivato, e deriva tuttora maggiormente dallo scenario internazionale, dove l’esercizio della forza bruta contro il diritto ed i diritti appare, con il suo seguito di sangue ed orrore quotidiano, sempre più intollerabile ed inaccettabile. Qui, vi ĆØ uno specifico āpoliticoā che porta, e per intero, alla responsabilitĆ , per parole ed opere, atti ed omissioni, di Giorgia Meloni, la cui vicinanza al peggior Presidente della storia degli Stati Uniti d’America appare sempre più di vergognosa corresponsabilitĆ .
Di questo, anche di questo, il centrodestra ha pagato e paga il prezzo, toccandosi con mano ogni giorno l’indifferenza assoluta con cui Trump guarda agli interessi diversi da quelli americani, o meglio da quelli che reputa o dichiara essere vitali per loro. E quando Papa Leone XIV guarda alle mani dei potenti e le vede āgrondanti di sangueā non opera, non tocca a lui, una selezione, non distingue tra quelle e più o meno lorde, ma i nostri giovani, che vivono in Italia ed in Occidente, chiedono conto delle complici mani italiane.
Si potrĆ dire con Antonio Di Pietro cosa āci azzeccaā tutto questo con il referendum sulla Magistratura, ed in parte si avrebbe anche ragione, a patto però di separare, come in un laboratorio chimico, le diverse dimensioni della realtĆ che invece tutte insieme concorrono a fissare, in un certo momento storico, il sentimento che guida la cittadinanza verso il giudizio complessivo, come se fosse possibile separare in ciascuna persona i diversi, ed ammettiamo pure non sempre omogenei, stati della coscienza e della personalitĆ . Il voto referendario, per quanto circoscritto ad una specifica questione, non ĆØ mai solo tecnico, ma richiama sempre ad un tema politico e rimanda anche, non solo, ad una scelta di campo complessiva.
E se guardiamo ora alle giovani generazioni ed alla loro sotterranea e finora inespressa domanda, troviamo al fondo il disagio verso una condizione esistenziale comune, radicata e molteplice nelle sue forme di manifestazione. Una condizione che potrebbe trovare una sintesi agevole nel āquesto mondo ci fa orroreā, premessa che legittima un voto contro il potere, oggi e qui in Italia rappresentato dal Governo Meloni, non solo perchĆ© autoritĆ -potere, ma proprio perchĆ© attivamente compartecipe del disastro etico, ambientale, sociale, economico, verso cui ci stiamo incamminando a tappe forzate.
La manifestazione No Kings di sabato scorso a Roma segnala la ricchezza polimorfa e le non poche contraddizioni tra le tante anime del voto giovanile. Al tempo stesso ne costituisce solo una parte, quella maggiormente militante e connessa ai mille fili della sinistra. Sarebbe però difficile per questo dedurne una più agevole assimilazione a quello che convenzionalmente chiamiamo ācentro sinistraā, nelle sue diverse componenti politico e neppure ācampo largoā che, pur nello sforzo inclusivo appare comunque poco corrispondente alla domanda che le nuove generazioni sentono, pongono e si pongono nei nuovi tempi che vivono e viviamo tutti.
Qui scorciatoie, non ve ne sono, e non paiono fruttuosi i tentativi di inquadrare questo disagio e questa domanda dentro le categorie concettuali e le pratiche che abbiamo ereditato dal passato, Non tocca a noi, che pure vorremmo tanto trovare eredi continuatori delle nostre speranze, di trovare una nuova sintesi. Tocca a loro, ai giovani, di oggi di costruire, se ce la faranno, con le loro forze e sulla strada che vorranno intraprendere, un’identitĆ all’altezza dei tempi nuovi di cui oggi sono āsensoriā.
Ne dovranno divenire attori.
Giuseppe Ucciero

Il NO, non visto arrivare, mi fa pensare al “Pandoro” della FERRAGNI.