LA CONDANNA A MORTE DEL CONSIGLIERE COMUNALE

Milano: 5 dicembre 1917. Cronaca nera

Il consiglio comunale milanese viene spesso ricordato per la cultura riformista/riformatrice che lo ha caratterizzato per decenni e per l’egemonia che il riformismo declinato in socialismo municipale ha esercitato sulla sinistra milanese.

Minore attenzione è stata dedicata alla componente rivoluzionaria, alla sinistra radicale che pure non sono state affatto marginali nella storia della sinistra milanese e di Palazzo Marino.

Ad esempio pochi, pochissimi ricordano che un consigliere comunale eletto nella lista del sindaco Caldara fu condannato a morte per fucilazione alla schiena.

Il suo nome Giovanni Fassina e non era un semplice militante, già nel giugno del 1915 come membro del direttivo della sezione PSI (il direttivo era di 7 membri) partecipa all’incontro tra questa e il sindaco Caldara messo sotto accusa perché collaborava con le opposizioni moderate in comune, in quella che veniva chiamata preparazione civile cioè gli interventi resi necessari dalla situazione bellica.

Va ricordato che se la giunta Caldara passerà alla storia anche per come seppe affrontare gli effetti della guerra, la maggioranza del partito e la stessa giunta fu sempre dichiaratamente neutralista e lo stesso Caldara chiarì la sua nel settembre 1914: “a parte i centuplicati doveri amministrativi abbiamo un grande dovere politico…di concorrere a mantenere la neutralità italiana. Il dovere della neutralità dev’essere superiore ad ogni altro pur generoso impulso…Ove gli avvenimenti, tuttavia, volgessero a minacciare l’integrità e la vitalità nazionali, sapremmo dimostrare di non essere ad alcuno secondi nell’adempimento di altri doveri”. 

Caldara dovette da sindaco difendersi dagli attacchi dei suoi compagni di partito che lo ritenevano troppo accondiscendente verso gli interventisti e i guerrafondai e dai moderati e conservatori che accumunavano neutralismo con tradimento, il riformismo non era affatto maggioritario tra i socialisti organizzati ed anche per queto Caldara non sarà ricandidato a sindaco.

Scrive Artero: “l’appoggio allo sforzo bellico si esplicò nei comuni a maggioranza socialista attraverso la costituzione di comitati di assistenza per la difesa civile e nella partecipazione ad iniziative di soccorso promosse da altre forze politiche. In questo modo venne vanificata la linea del né aderire né sabotare… Fra i comuni socialisti Milano fu uno dei primi a costituire il “comitato centrale di assistenza” per la guerra.”

Tornando al Fassina, il 5 dicembre 1917 il secolo dà notizia della misteriosa scomparsa del consigliere comunale che il Corriere così definisce “assai conosciuto nel partito ove rivestiva numerose cariche ed anche fuori dove attendeva a varie imprese commerciali. Fra queste si occupava ultimamente di forniture di legnami…due mesi fa lasciò Milano per recarsi in Toscana…da allora nulla più si seppe di lui e ogni ricerca anche da parte dei carabinieri è riuscita vana”. 

Il giorno dopo i carabinieri perquisirono l’Avanti! e la sezione socialista di via Silvio Pellico, arrestando il funzionario della federazione Bruno Fortichiari, protagonista anni dopo della fondazione del PCI e con lui due tramvieri e un facchino perché sospettati di aver favorito la diserzione del Fassina, nella perquisizione sarebbero stati trovati materiali per la falsificazione di passaporti.

Ad indagini in corso scrive l’Italia già si sapeva che il Fassina era in Svizzera dove svolgeva “propaganda disfattista al servizio della causa leniniana, cioè tedesca” e in un’interpellanza parlamentare si ipotizza che faccia parte di una società disfattista “I senza Patria”, mentre da più parti se ne chiede la decadenza dal consiglio.

Il 4 dicembre 1918 la II sezione del tribunale di guerra lo condanna alla pena della fucilazione nella schiena e al sequestro di un terzo dei suoi beni, prima di lui nello stesso processo erano stati condannati a morte altri 5 “disertori”.

Che però la diserzione non fosse ritenuta moralmente riprovevole dai suoi compagni lo certifica La Perseveranza   che dando notizia nell’ottobre del 1919 della preparazione della lista socialista per le elezioni, accanto a Turati, Treves, Repossi, Serrati cita come possibile candidato il Fassina consentendo al  Corriere di definire la notizia “enorme”;  del resto disfattista furono definiti Treves, sprezzantemente chiamato “marchese di Caporetto” e Matteotti che disse: “è permesso affermarsi recisamente, assolutamente neutralisti senza essere dei sentimentalisti, senza diventare temerariamente demagoghi, senza sentirsi dire imbecilli? È permesso indicare al nostro partito il dovere di opporsi con tutte le armi possibili”. 

Del resto, buona parte del gruppo dirigente socialista a cominciare da Lazzari e Serrati fu carcerato per disfattismo, Repossi, suo compagno nel direttivo della sezione, che aveva condiviso tutte le posizioni di Fassina (fu condannato a 5 mesi per disfattismo) al Congresso PSI di Roma del 1918 sostenne che: “non si dovevano nemmeno preparare i ricoveri per i feriti perché è una incongruenza dire non vogliamo la guerra quando poi si preparano i locali per la guerra”.

Scomodo perché facile oggetto della polemica dei reduci, fu escluso dalla lista per le politiche ed anche per le amministrative e il mese dopo veniva anche espulso dalla Svizzera. 

Un altro “disertore” Francesco Misiano, che effettivamente aveva dato vita in Svizzera alla Società dei senza patria, fu invece candidato ed eletto a Torino e Napoli e divenne l’obbiettivo sia dei nazionalisti (a Fiume fu condannato a morte da d’Annunzio: “Dategli la caccia; e infliggetegli il castigo immediato, a ferro freddo. Questo è un ordine. E ne rivendico arditamente il peso e l’onore Firmato: il comandante Gabriele D’Annunzio“) sia dei fascisti che lo costrinsero all’esilio; oggi viene ricordato soprattutto come pioniere della cinematografia russa.

Si hanno di nuovo notizie del Fassina nel 1921 quando fu arrestato a Porta Garibaldi ma rilasciato per sopraggiunta amnistia. L’unico consigliere comunale milanese condannato alla fucilazione scompare dalla cronaca e dalla storia solo l’intelligenza artificiale lo ricorda citandolo tra i “sovversivi notissimi” che operarono a ridosso del conflitto e nel primo dopoguerra”.

Walter Marossi

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

1 Commento
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
Pietro Vismara
Pietro Vismara
18 giorni fa

Bravi i socialisti di un tempo!

1
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x