ATM, SOCIETÀ DEL COMUNE CAMBIA MOOD

Entrano i privati, l’ennesimo assalto ai beni comuni

Rispetto al 2019, quando nacque Milano Next, un’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) con l’obiettivo di gestire il trasporto pubblico locale (TPL) nella Città Metropolitana di Milano, la proposta oggi sul tavolo apparsa sul Sole24 ore presenta un cambiamento significativo: non nell’obiettivo, ma nella composizione societaria.

L’ATI costituita nel 2019 ha di fatto contribuito a rinviare la gara per l’affidamento del servizio di diversi anni — circa sei o sette — come poi effettivamente avvenuto. Nel frattempo si è consolidata una dinamica che sembra configurare una sorta di diritto di prelazione implicito, capace di influenzare la futura configurazione dell’offerta di servizi e infrastrutture.

Si tratta però di ambiti che dovrebbero restare saldamente nelle mani del regolatore pubblico e non essere definiti attraverso accordi tra imprese, tanto più se ricondotti — in modo piuttosto improprio — alla formula del project financing.

Nel nuovo assetto non compaiono più due attori rilevanti del progetto originario: A2A, partner tecnologico focalizzato sui sistemi energetici, e Busitalia, società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

Nel nuovo scenario industriale, al posto dei due grandi gruppi A2A e FS, compare ora un altro protagonista di primo piano: Webuild, il maggiore costruttore italiano, coinvolto nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e già protagonista della costruzione della linea M4 della metropolitana di Milano, opera caratterizzata da costi particolarmente elevati.

Il passaggio da partner industriali legati alla mobilità e all’energia a un grande general contractor infrastrutturale segnala un cambiamento non marginale nella natura della proposta e nella logica industriale che la sostiene. Gestore del servizio, produttore di materiale rotabile e costruttore di infrastrutture rappresentano una commistione che sembra utile soprattutto ad allontanare eventuali competitori.

Nel giro di due settimane si sono verificati cinque incidenti o deragliamenti sulla rete tranviaria milanese gestita da ATM. Una situazione che non può essere considerata normale e che impone una presa di responsabilità immediata da parte dell’azienda.

È necessario avviare con urgenza un’attenta analisi che riguardi lo stato dell’infrastruttura tranviaria e le condizioni del parco mezzi in servizio, sia quelli più vecchi sia quelli di più recente introduzione.

Inoltre occorre affrontare strutturalmente il problema delle gravi carenze di organico tra i conducenti, problema che non può essere risolto con il premio di mille euro mensili in più destinato ai lavoratori che hanno già maturato i requisiti pensionistici ma restano in azienda. Il personale è sempre più spesso sottoposto a stress psicofisico a causa dei doppi turni e delle numerose ore di straordinario. Ciò non giova alla qualità del trasporto né contribuisce a mantenere elevati i livelli di sicurezza della circolazione dei mezzi, in un contesto nel quale, purtroppo, il traffico cittadino è sempre più caotico.

Negli ultimi anni le corse dei mezzi pubblici — bus e tram — hanno subito riduzioni e tagli.

Il trasporto pubblico rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre il traffico, contenere l’inquinamento e migliorare la vivibilità della città. Proprio per questo molti cittadini stanno tornando a utilizzare l’automobile a causa delle lunghe attese dei mezzi pubblici. Se quantità, qualità e sicurezza del servizio non verranno garantite, il rischio è quello di aggravare ulteriormente traffico e smog in città.

Per questo il proprietario di ATM, il Comune di Milano, dovrebbe intervenire con urgenza per fermare la spirale negativa che sta interessando la sua azienda: meno passeggeri, più incidenti, costi in crescita e altissima conflittualità sindacale.

Occorre riportare attenzione e risorse pubbliche sul servizio offerto alla città di Milano e predisporre una gara che, nel difficile ruolo di stazione appaltante e di proprietario dell’azienda, sia capace di spingere ATM verso i livelli dei principali player europei, più efficienti, senza il bisogno di costituire una sorta di “armata industriale”.

Dario Balotta

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