LE RAGIONI IGNORATE DEI SISTEMI URBANI

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Il metodo galileiano non è solo il fondamento della rivoluzione scientifica contemporanea ma –  per Antonio Banfi, maestro della scuola filosofica milanese del ‘razionalismo critico’ –  una “realtà di cultura che penetri ed ispiri la vita moderna”. Il ‘dialogo sopra i massimi sistemi’, con il rigore della ragione e l’ironia della polemica, ne è stato il manifesto divulgativo.

Fatte le dovute proporzioni il metodo applicato da Beppe Boatti, di cui ricordiamo la triste scomparsa un anno fa, con “l’Italia dei Sistemi Urbani” (ElectaMondadori, 2008) ne riprende le radici culturali e la metodologia oggettiva per confutare il “geocentrismo” comunale che ancora domina il sistema istituzionale-amministrativo locale.

In realtà si tratta di un egocentrismo diffuso perché ogni Comune (a cominciare da Foligno, titolare del birillo del bigliardo del bar centrale!) si ritiene centro del mondo. La faticosa conquista dell’autonomia locale si è rovesciata nel suo contrario, in particolare riguardo la titolarità pressoché esclusiva del governo del territorio inteso come risorsa propria da “valorizzare” e contrattare spesso in concorrenza con altri comuni del vicinato.

Ogni sindaco, espresso da coalizioni di convenienza e/o liste civiche, risponde solo ai residenti anagrafici dai quali viene direttamente eletto, con poca considerazione per la dialettica dei consigli comunali e nessuna per il contesto più ampio ove si sviluppano le problematiche sovra-comunali, in particolare in materia di mobilità, qualità ambientale, grandi infrastrutture e pesi insediativi residenziali.

Inoltre la dequalificazione delle province, bersagliate da una demagogica campagna di dileggio ma in pari tempo moltiplicate per meschine convenienze di prestigio (una pletora di neo “presidenti provinciali”: dagli ordini professionali alla varie associazioni, ANPI compresa!), e tuttavia deprivate di competenze funzionali e peso politico, completano il quadro di polverizzazione e impotenza dei pubblici poteri, avviatosi col volgere del secolo.

Proprio su questo quadrante Boatti punta il cannocchiale per osservare direttamente il moto dei corpi territoriali, le sfere sistemiche percorse nella società, nell’economia, nella vita reale. Promuove pertanto una ricerca empirica sui movimenti “pendolari” misurati come indicatori dei bacini di relazioni e scambi che danno luogo alle entità urbane reali. Un riguardo particolare è poi riservato alle concentrazioni metropolitane.

Dalla postfazione: “Questo libro rilegge e reinterpreta la geografia urbana dell’Italia, alla luce della struttura relazionale costituita dai flussi di mobilità quotidiana che ridefiniscono la città: la popolazione non vive più nel comune, ma nel sistema urbano” che tuttavia “non è riconosciuto né governato, a differenza di quanto avviene generalmente nel resto d’Europa. Ciò determina una profonda, crescente e costosissima irrazionalità della nostra struttura territoriale: l’esemplificazione sull’area metropolitana milanese risulta, sotto questo profilo, illuminante e allarmante”.

L’osservazione analitica è rivolta al firmamento europeo, all’epoca ancora esemplare e promettente, che i retori aristotelici contemplano rifiutandosi tuttavia di posare l’occhio nel cannocchiale per osservare le orbite di metropoli riorganizzate su base sussidiaria e policentrica; in particolare quelle di dimensione simil-milanese, come Lione e Francoforte.

Non manca lo spunto polemico dedicato a “tutti coloro che hanno agito in vario modo per sminuire, svuotare, esorcizzare e … quasi distruggere l’idea stessa della pianificazione territoriale nelle aree metropolitane” compresi i non pochi professional/accademici piegati per convenienza al potere temporale e allineati alla dogmatica controriformista. Una versione del “tradimento dei chierici” che lo avrebbe alla fine portato alla rottura con la stessa istituzione universitaria che lo aveva impegnato e appassionato per decenni nella ricerca e nell’insegnamento.

Gli ulteriori sviluppi della questione territoriale avrebbero infatti portato a livelli, ancora impensabili all’inizio del secolo, di involuzione mercantile, evanescenza della responsabilità politica, resa dei pubblici poteri verso gli interessi privati culminati nel “modello Milano” post Expo2015; sino alla pretesa – scongiurata in extremis – di una sostanziale liquidazione erga omnes della legislazione urbanistica.

La nitida intuizione appare profetica: “accrescere oltre alla residenza anche le funzioni attrattive, in modo che funzioni attrattrici ed attratte si inseguano indefinitamente a spirale e si realizzi così un meccanismo di crescita e intensificazione urbana senza limiti. Il risultato sarà sempre più una città-gabbia iperdensa(p. 59).

Infine devo ricordare una reciproca stima personale, datata sin dai tempi della FGCI ante-sessantotto, proseguita con la stesura di delicati piani particolareggiati nel comune ove fui sindaco, e quindi col sostegno pressoché solitario in consiglio provinciale alla bozza di ‘piano territoriale di coordinamento’, da lui redatto per l’assessore all’urbanistica Targetti e tuttavia arenato per la fiacca volontà politica della maggioranza di centrosinistra e la malcelata avversione dello stesso gruppo PDS.

Ricordo poi con commozione l’invito, al tutto sommato anonimo sottoscritto, per coordinare la presentazione del suoi “Sistemi urbani” il 22 aprile 2008, presso la Mondadori di piazza Duomo, con la partecipazione di Vezio De Lucia, Fortunato Pagano e Dario Fo.

Valentino Ballabio

 

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Targetti Ugo
Targetti Ugo
7 mesi fa

Caro Valentino,
bene hai fatto a ricordare Giuseppe Boatti e i suoi studi sui sistemi urbani condotti con intelligenza e tenacia che hanno dato uno schema razionale alla pianificazione territoriale e all’organizzazione istituzionale. Una proposta scientifica e nello stesso tempo politica tanto attuale quanto inascoltata. Voglio anche ricordare la tua quasi solitaria battaglia a sostegno del PTC della Provincia di Milano e della proposta di una vera e forte istituzione di governo metropolitano, fondati sull’impianto teorico dei sistemi urbani.
Ricordando con affetto il nostro amico Beppe ti saluto caramente.

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