IL PARCO AGRICOLO SUD MILANO

 Copia di ARCIPELAGO MILANO (10)

Un po’ di storia. La politica dei parchi regionali e delle aree protette in Lombardia è iniziata con l’istituzione del Parco del Ticino nel 1974 e si è sviluppata in seguito sulla base della legge n 86 del 1983. La politica dei parchi e delle aree protette è stata un’azione di governo del territorio positiva ed efficace: oggi le aree protette coprono il 27% del territorio lombardo.

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Il “Parco agricolo Sud Milano” (Parco Sud) classificato come “parco di cintura metropolitana”, è stato istituito con legge regionale n. 24, nel 1990. Il parco si estende per più di 46.000 ettari, pari al 30 % circa del territorio dell’attuale Città Metropolitana e forma un semianello verde intorno a Milano (non solo a Sud) fino al confine con la provincia di Pavia, dove il territorio agricolo prevale, per estensione, su quello edificato. I Comuni interessati dal Parco sono 60; la popolazione, oltre a quella di Milano, assomma a circa 820.000 di abitanti.

La legge oltre a definire il perimetro del parco e dettare le norme di salvaguardia provvisorie stabiliva anche la struttura di governo. Affidava la direzione politica all’ assemblea dei sindaci e la gestione attuativa alla Provincia di Milano. Il presidente della Provincia, o suo delegato, presiedeva il Direttivo del Parco ove sedevano, oltre ai delegati dei comuni, i rappresentanti delle associazioni degli agricoltori e delle associazioni di tutela dell’ambiente, attive nel territorio del parco.

Quello del Parco Sud era un modello di governance anomalo perché dava un ruolo centrale alla Provincia di Milano, a differenza degli altri parchi regionali, gestiti dai consorzi dei Comuni interessati. La legge riconosceva il carattere metropolitano del Parco e la necessità di un governo, quello della Provincia, che rappresentasse l’intera comunità metropolitana.

La legge prevedeva infine l’adozione di un Piano Territoriale di Coordinamento del Parco (PTC). La Provincia aveva affidato al PIM (Piano Intercomunale Milanese) la redazione del Piano, per l’approfondita conoscenza del territorio e per l’importante elaborazione culturale dei caratteri e dei valori del paesaggio agrario, sviluppata dal suo apparato tecnico (si ricorda al proposito l’opera di Gianni Beltrame e di Pierluigi Roccatagliata allora direttore del PIM).

Il PTC predisposto dalla Provincia fu adottato dall’Assemblea dei sindaci e definitivamente approvato dalla Regione nel 2000, con atto legislativo.

Gli obbiettivi fondamentali del Parco e del PTC erano e sono tuttora i seguenti. Impedire l’urbanizzazione diffusa del territorio agricolo metropolitano. Tutelare l’attività agricola e indirizzarla verso una conduzione rispettosa dell’ambiente e del paesaggio agrario. Tutelare e valorizzare manufatti, opere e sistemazioni agrarie che connotano il paesaggio agrario, componente fondamentale della storia milanese. Tutelare ed accrescere le aree naturali, anche se sono una parte minore del Parco agricolo (a differenza di altri parchi regionali prevalentemente orientati alla tutela della natura). Infine accrescere la conoscenza ma anche sviluppare le possibilità di fruizione attiva del Parco da parte dei cittadini.

In 35 anni dall’istituzione del Parco il bilancio si può dire positivo avendo raggiunto i diversi obbiettivi, se pure in misura differente.

I risultati meno soddisfacenti riguardano forse la fruizione e la conoscenza del Parco da parte dei cittadini, anche se non mancano certo opportunità per conoscere e vivere il territorio del Parco (*)

In effetti la Provincia di Milano aveva redatto, tra il 2006 e il 2009, il “Piano di settore per la fruizione” e i “Piani di Cintura Urbana” (PCU), previsti dallo stesso PTCP, ma non furono mai approvati.

I PCU riguardano i territori agricoli di Milano e di alcuni comuni confinanti, in buona parte racchiusi tra l’edificato e la tangenziale sud, veri e propri grandi parchi urbani e metropolitani, dove rafforzare la tutela del “verde”, ma anche la fruizione sociale; oltretutto in quei territori vi è una significativa presenza di fondi agricoli di proprietà del comune di Milano e dell’Ospedale Maggiore. Del resto “Bosco in città”, uno splendido esempio di parco agricolo e naturale, disponibile alla fruizione dei cittadini e attuato da Italia Nostra su aree agricole di proprietà comunale, era già presente sul territorio comunale fin dal1974. Si trattava di moltiplicare quell’esperienza.

Nel 2015 viene istituita la Città Metropolitana di Milano (CM) che sostituisce la Provincia e che assume la gestione del Parco. Il Sindaco di Milano diventa per legge sindaco della CM e nomina il presidente del Parco.

La CM con il suo Piano Strategico e con il Piano Territoriale Metropolitano, si era posta l’obbiettivo di unificare e coordinare la gestione del “sistema dei parchi metropolitani”: oltre al Parco sud, il Parco Nord, il Parco delle Groane, e i diversi PLIS (parchi locali di interesse sovracomunale). Le aree protette costituiscono infatti circa il 40% del territorio della CM. Il Parco del Ticino e il Parco dell’Adda Nord che pure interessano il territorio della CM sarebbero restati, per loro natura, di livello regionale.

Nel 2022 la Regione con la legge n 29, ha modificato la governance del Parco Agricolo Sud Milano. La Città Metropolitana è stata marginalizzata e la Regione ha assunto un ruolo diretto nella gestione effettiva del Parco, inserendo propri rappresentanti negli organi direttivi, politici e tecnici e spostando la sede e il personale in ambito regionale. Il Presidente del Parco sarà eletto dalla Comunità dei sindaci con una maggioranza dei due terzi. Nel Direttivo siederanno i rappresentanti della Regione. Con l’approvazione dello Statuto da parte dei sessanta comuni si è attivata la “riforma”; il comune di Milano ha da poco deliberato lo Statuto del Parco, “costretto” dalla legge regionale. L’idea di un sistema unitario dei parchi metropolitani diventa di difficile attuazione.

Dopo aver tolto alla CM le competenze in materia di trasporti che ad essa spettavano per legge nazionale, la Regione ha ora sottratto alla CM la gestione di un parco che riguarda il 30% del suo territorio.  Si consolida così il modello secondo cui la Regione da ente legislativo e di programmazione della spesa, diventa sempre di più ente di gestione diretta, indebolendo le prerogative soprattutto degli enti intermedi come le provincie e la Città metropolitana, già fortemente limitate dalla legge nazionale (la legge 56 del 2014 detta Del Rio). Non è escluso che la nuova gestione del Parco non metta mano al PTC e anche al perimetro del parco stesso. Si spera almeno che la Regione accresca il suo impegno finanziario nell’attuazione degli obbiettivi del Parco.

Milano, il Parco Sud e il PGT

Il PGT di Milano per tutte le parti vincolate dal Parco Sud, rimanda, giustamente alle norme del PTC del Parco che sono ad esso sovraordinate. Il PTC (approvato nel 2000) sottopone le aree agricole di Milano ai Piani di Cintura Urbana che avrebbero dovuto essere predisposti dalla Provincia come ente gestore e approvati dall’assemblea dei sindaci: le norme del Piano tuttavia prevedevano che i PCU potessero “…. essere predisposti altresì su iniziativa dei comuni interessati…” (articolo 26 delle Nta del PTC) quindi principalmente dal comune di Milano. Ora dopo venticinque anni dall’approvazione del PTC e dopo un tentativo della Provincia di Milano tra il 2006 e il 2009, nessuno, né il Parco, né il Comune di Milano, hanno portato all’approvazione i Piani di Cintura, lasciando questi territori in una situazione normativa sospesa, con gli opportuni vincoli di inedificabilità delle norme generali del Parco come salvaguardia, ma anche senza un progetto di uso per i cittadini.

Le vicende dell’ippodromo della Maura e della pista di allenamento di Trenno, compresi nel perimetro del Parco Sud, sono l’effetto della mancanza di progettualità di Milano per il territorio del Parco.

In effetti il complesso della Maura – Trenno è stato oggetto, poco tempo fa, di una proposta di valorizzazione immobiliare che prevedeva una parziale ma consistente edificazione di residenze private in cambio della trasformazione a servizi e verde del restante comparto; progetto in prima istanza considerato interessante dal Comune di Milano.

L’ipotesi tuttavia confliggeva con i vincoli del PTC per cui i proponenti ipotizzavano una Variante al PTC o addirittura al perimetro del Parco, con l’intervento della Regione. L’ipotesi è decaduta e il sindaco Sala, per risolvere il problema di un’area di fatto inutilizzata (salvo che per i concerti) aveva ipotizzato che il comune di Milano acquisisse il complesso (si era ipotizzato un prezzo di 20 milioni di euro).

A seguito dell’ipotesi di acquisizione pubblica è stato proposto da Legambiente, Wwf,  Centro di forestazione urbana di Italia Nostra e dalle Associazioni ambientaliste che operano nella Città Metropolitana (anche su suggerimento del sottoscritto), un progetto di riuso degli edifici esistenti all’interno del complesso La Maura -Trenno, destinati in parte ad edilizia pubblica e sociale, in parte a servizi, lasciando le grandi aree delle piste a verde; previsioni compatibili con le norme del PTC del Parco.

(Il progetto sarà presentato presso la Polisportiva Garegnano in via Lampugnano 80, alle h 20,45)

Un buon inizio per cominciare a discutere del ruolo delle aree milanesi del Parco Sud in occasione della Variante del PGT. Se i Piani di Cintura Urbana si ritengono strumenti ancora validi andranno finalmente approvati (e la Variante al PGT è una buona occasione per discuterne); diversamente andrà modificato il PTC del Parco sostituendo i Piani di Cintura con altri strumenti.

Discussione che oggi, dopo la “riforma” regionale del Parco, andrà fatta con la Regione.

Ugo Targetti

(*) Dal sito del Parco Sud:

“Gli amanti dello sport possono praticare la corsa nelle aree verdi attrezzate, l’equitazione, la pesca sportiva nei laghetti.

Le aziende agricole, alcune delle quali attive in cascine storiche, si aprono sempre più al pubblico con la vendita diretta e fornendo servizi di vario genere (educazione ambientale, corsi, ristorazione, pernottamento).

Tra i “musei” da visitare si segnalano Il centro etnografico di Cascina Castello di Settala, Il Polo Botanico di Casa Gola a Rodano, Il Museo Agricolo di Albairate, il Museo del Legno di Corbetta.”

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Fiorello Cortiana
Fiorello Cortiana
9 mesi fa

Condivido la riflessione che pone al centro una implicazione Costituzionale in relazione alle forzature della Regione-Piccola Patria nei confronti della Città Metropolitana. Il Titolo Quinto della Carta le comprende entrambe ma, nonostante le sollecitazioni della Corte Costituzionale, il Parlamento ignora la necessità di dare compimento alla Città Metropolitana. In questa vacatio si inseriscono le forzature/colpi di mano regionali. Ringrazio Ugo Targetti per una ricostruzione storica che ha visto nascere la proposta di un parco agricolo di cintura grazie alla alleanza tra le associazioni degli agricoltori e gli ecologisti.

Giulia
Giulia
9 mesi fa

Un articolo molto avvincente che, ricostruendo la storia del Parco Sud offre una speciale visione di come una legge nazionale fu poi declinata nella Lombardia degli anni Novanta e sugli attori e sulle diverse forze messe in gioco negli anni.
Colgo l’occasione per ricordare la figura dell’ architetto e paesaggista Francesco Borella che progettò il Parco Nord Milano e che ci ha lasciato ieri. Gli siamo tutti grandi debitori per averci insegnato a mettere in primo piano un bene collettivo, quello del verde pubblico, che oggi, a mio parere. sembra essere appannato.

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
9 mesi fa
Rispondi a  Giulia

Commosso ricordo del grande Francesco Borella, ostinato e lungamente perseverante, senza il quale oggi il Parco Nord non esisterebbe e anzi verrebbe qualificato come “sogno velleitario” dai soliti benpensanti. Meno male che c’è stato qualcuno che ha continuato a sognare (e a operare)

Luca Beltrami Gadola
Rispondi a  Cesare Mocchi

Chiamami al 335214774.

Targetti Ugo
Targetti Ugo
9 mesi fa

Francesco Borella è stato un interprete di una stagione dell’urbanistica fervida di idee. Antesignano della pianificazione e progettazione del “verde” a grande scala. Sul tema del verde aveva lavorato al PIM con Gianni Beltrame e Pierluigi Roccatagliata, là dove fu elaborata anche l’idea del Paco Sud promossa dalle associazioni ambientaliste e da molti comuni. Il Parco Nord, esito di una buona politica, è stata una sua opera d’ingegno, costruita con tenacia e pazienza. Ho sempre pensato che il Parco Nord sia una delle opere moderne che un visitatore di Milano dovrebbe conoscere.
Ho proposto a INU di chiedere ai Comuni del Parco e alla Regione di intitolargli il Parco: “Parco Nord – Borella”.

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