IL DECRETO SICUREZZA. UNA PAZZIA

Copia di ARCIPELAGO MILANO (1)

Non si può smettere di parlare di questo nuovo Decreto Legge Sicurezza. In vigore dal 10 giugno 2025. Ancora una volta è passato con il voto di fiducia. Grave. Il voto parlamentare che “ammazza la democrazia”. Il governo Meloni sa che è una legge che avrebbe scatenato crisi di coscienza e allora… lo si deve imporre. Mi soffermerò, su uno degli articoli che più grida vendetta e che merita tutta l’attenzione del caso. È emblematico.

È stato istituito il reato di blocco stradale. Non puoi impedire la circolazione. No a proteste e facili sit in. A cuccia…Neppure un picchetto fuori dalla fabbrica occupata, può essere consentito. Perché se avviene su pubblica via… Prima, nella peggiore delle ipotesi, poteva essere sanzionato come illecito amministrativo. Adesso è un reato.

Una vera e propria follia. Molti giuristi considerano tutto ciò anticostituzionale. Carcere? Previsto da 6 mesi a 2 anni.

Venerdì 20 giugno sciopero nazionale dei metalmeccanici. Il loro contratto è scaduto da oltre un anno. Protestano. La Finmeccanica non vuole sottoscrivere un contratto, che prevede incrementi salariali, riduzione d’orario, sicurezza. Sono troppi i soldi richiesti, seppur nessuno ufficialmente nega che aumenta l’inflazione e poi anche il costo della vita. Probabilmente Finmeccanica ritiene che già ti paga 13 mensilità e ne lavori 11, ti paga le ferie, cosa pretendi ancora?

Voi direte, che nessun dirigente di Finmeccanica ammetterebbe tutto ciò, ma nei fatti così è. Ecco allora che si sciopera. Uno sciopero nazionale organizzato da CGIL, CISL e UIL in 20 piazze, con relative manifestazioni. Migliaia i lavoratori. Fino a qui semplice cronaca. Peccato che a Bologna i lavoratori hanno percorso in corteo km.1,5 di tangenziale. È reato.

Una Questura assai zelante ha deciso di procedere, applicando il Nuovo Decreto Legge Sicurezza. Ha già ben dichiarato. “I dimostranti verranno denunciati, perché trattasi di blocchi stradali” Ma si rende conto questo Questore di cosa significhi? Le indagini di Polizia Giudiziaria prevedono l’identificazione uno a uno di tutti quei manifestanti. Non qualcuno, ma tutti. Perché tutti loro hanno percorso la tangenziale e quindi tutti loro hanno creato blocchi stradali. Si parla di 10mila persone.

Chi fornirà alla Questura i nomi e cognomi dei partecipanti al corteo? Andranno avviate delle indagini utili all’identificazione.

Lasciatemi sottolineare, che questa bestemmia giuridica ha trovato ovviamente consensi, in alcuni esponenti del Governo. “Tale manifestazione ha impedito ad altri cittadini di andare a scuola, al lavoro o magari in un Pronto Soccorso. Vanno puniti” E allora puniamoli questi 10mila “terroristi”. Ma vorrei spiegare a chi non mastica la materia, come si deve procedere per legge. A loro andrà notificato individualmente ” Avviso di fine indagini”. Seguiranno le mosse degli avvocati degli indagati. Quali sono? Potrebbe essere la richiesta di essere interrogati, di citare dei testimoni o altro ancora. Vi immaginate il tempo necessario?

Si arriva finalmente all’udienza preliminare. Qualcuno di voi è in grado di stabilire perché qualcuno di loro dovrebbe mancare? Tutti imputati, perché tutti marciavano e poco conta se erano davanti con lo striscione o dietro con le bandiere. Avete dubbi? In quale stadio o palasport si terrà questa udienza preliminare? Stiamo parlando di 10mila imputati, più gli avvocati difensori. E il pubblico? Demenziale. Non credo si sia mai assistito a procedimenti giudiziari, che coinvolgessero così tante persone.

Proseguo nel solco di come si procede nelle aule giudiziarie. Perché solo così è possibile intravedere le criticità che esistono. Se è vero, che l’udienza preliminare serve per verificare se andare a dibattimento oppure no, il passaggio riguarda tutti i 10mila. Perché non ci dovrebbero essere elementi sufficienti per rinviare a giudizio tutti loro? Il Decreto Sicurezza mi sembra chiaro… Sarebbe invece una clamorosa smentita per chi ha legiferato, se ci fosse sentenza di “non luogo a procedere”. Ipotizzabile. Ma voglio andare avanti, semplificando. Tutti i nostri 10mila lavoratori metalmeccanici vengono condannati. Meloni plaude.

Davvero pensate, che gli avvocati di tutti questi lavoratori condannati in primo grado, non vogliano appellarsi legittimamente? E se anche venissero condannati in appello, perché non ricorrere in Cassazione? Tutto ciò avrebbe un senso, eccome se l’ha. Fra quanti anni avremo una sentenza definitiva? E avete presente, quali possano essere i costi di giustizia per 10mila persone?

E come verrà espiata la pena? Vi immaginate 10mila persone che devono andare in carcere tutte insieme? Ve li immaginate? Per fortuna, che se la pena massima prevista sono 2 anni, esiste la “pena condizionale”. Ma ciò non fa onore ai legislatori.  Sono questi i frutti del Decreto Legge Sicurezza? Spaventare chi legittimamente protesta per ammansire le proteste scomode? Voglio ribadire, che questi episodi sono sempre avvenuti. La protesta è un’espressione democratica. Adesso diventa un reato?

Mentre scrivo questo articolo, mi vien da sorridere, perché non vorrei essere nei panni del Questore di Bologna. Peggio per lui. Vedremo come agirà. Certamente riceverà pressioni dal Ministro degli Interni ed anche da quello della Giustizia Nordico. Ovvio. Secondo me, gli aspetti procedurali sono complessi e assai farraginosi. Quella di Bologna sarà una bella prova del 9. Attenti. Se questa logica proseguirà, si ingolferà ulteriormente il lavoro delle varie Procure. Sono già oberate e scarse di personale. 

Questo Decreto Legge Sicurezza è il prodotto del populismo penale praticato dal governo Meloni. Una logica controproducente. Sono aumentate le fattispecie di reato e sono aumentate le pene. Non è un caso che ampie fette di Magistratura si oppongano. Per questo governo, la miglior deterrenza è il carcere. La stragrande maggioranza degli italiani invoca la galera per gli altri. Idealmente butterebbe anche la chiave, ma non ha idea di cosa sia una prigione. Se toccasse a lui, cambierebbe opinione… Nel nostro Paese, chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Così non va bene.

Il problema principale delle nostre carceri è il sovraffollamento. È stato presentato il 29 maggio l’ultimo rapporto di Antigone. Al 30 aprile 2025 la capienza delle nostre carceri è di 51280 posti, cui vanno sottratti 4500 posti per inagibilità strutturale. I detenuti risultano 62mila. Il sovraffollamento medio è del 133%. Gli istituti di pena sono 189. Solo 36 non sono sovraffollati. Mediamente i detenuti crescono di 300 unità ogni 2 mesi. Occorrerebbe costruire 6 nuove carceri all’anno. 180 milioni di euro. Nel 2024 i suicidi sono stati 91, ma sono 246 le persone che hanno perso la vita durante la loro detenzione. Chissà come mai.

Si pone seriamente il problema di introdurre misure alternative al carcere. Tutti i Paesi europei si stanno orientando così. Ad esempio, in Francia ed Inghilterra solo il 24% dei condannati va in carcere. In Italia e non si vuole cambiare, ci va l’82%. E se vogliamo dirla tutta, l’articolo 27 della Costituzione rimane un miraggio. Senso di umanità e rieducazione del condannato? Non si vuole spendere per incrementare la Polizia Penitenziaria e per migliorare quei servizi che favoriscano il reinserimento. Questo governo predilige la logica punitiva fine a sé stessa, senza preoccuparsi delle conseguenze e del futuro che ci attende.  

Questo Decreto Legge Sicurezza è uno strumento pericoloso. Occorre una forte sensibilizzazione tra tutti i cittadini. È urgente. Non può non proseguire la battaglia politica per denunciarne la gravità e per sostenere con forza la illegittimità costituzionale. Rimane di fondamentale importanza la partecipazione ed il protagonismo dei cittadini, consapevoli di quanto sta accadendo. In questo momento, certamente una battaglia in salita, ma a mio avviso irrinunciabile.

Danilo Tosarelli  

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