INCREMENTARE LA BIODIVERSITÀ IN CITTÀ

A Milano ho un giardino. Era curato e rigoglioso. Ora solo rigoglioso se – come in questi giorni – piove molto. Curarlo è diventato sempre più difficile tra cambiamento climatico e specie aliene invasive che lo abitano. Amo la Natura e ne promuovo da anni, tra progetti e convegni, il reintegro in città. Ma con la consapevolezza che è obiettivo tanto importante quanto complesso.
A favore di biodiversità e paesaggio giustamente Milano incrementa sfalci ridotti e prati fioriti, così anche potenziando i suoli e la loro capacità di assorbimento di acque meteoriche e CO2. Bene anche il reintegro (pur ancora poco “vigoroso”) di alberi selezionati in funzione del cambiamento climatico; bene anche l’informazione al cittadino, prima sentinella del verde urbano non sempre però attrezzata per comprenderne a pieno alcune innovazioni gestionali.
Parimenti però occorrerebbe incrementare depaving e aree verdi, per realizzare quella “green” porosity fondamentale a mitigare isole di calore e bombe d’acqua, come in molte città si sta già facendo da anni e con appositi piani urbanistici; tra tutte Barcellona che sta trasformando, le sue ottocentesche e dense superilles in giardini freschi e rigogliosi, eliminando traffico, asfalto, strade, parcheggi.
Parimenti occorre attivare soluzioni efficaci e rapide per contrastare le interferenze di maggior impatto ecosistemico, a partire dal consumo di suolo e aree verdi sino alla diffusione di specie aliene invasive, come peraltro chiedono specifiche leggi comunitarie e nazionali.
Arrivate accidentalmente (merci e trasporti vari) o perché ornamentali, da anni sia specie vegetali che animali sono in continua diffusione anche nelle città, dove trovano temperature invernali più miti che in campagna, luoghi adatti alla riproduzione, cibo, protezione, e spesso divengono competitive (anche voraci e aggressive) e crescendo a spese della fauna e flora locali, sono tra le principali cause di perdita di biodiversità.
A Milano scoiattoli grigi scorrazzano tra parchi e case, parrocchetti dal collare e ibis sacri abitano alberi e risaie, pesci rossi e testuggini americane nuotano nei navigli, tutti proliferando indisturbati e in forte competizione/sostituzione della fauna autoctona. Al cittadino che chiede lumi, viene risposto (https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/animali/animali-selvatici) che “l’eradicazione delle specie più invasive, è un intervento praticamente impossibile …
Il cittadino deve però contribuire al controllo di queste specie non offrendo cibo a questi animali e non rilasciandoli nell’ambiente”. E nessun monitoraggio è stato attivato, neanche tramite raccolta delle segnalazioni dei cittadini, malgrado piani di gestione nazionali che dal 2020 indicano precisi obblighi e modalità di intervento.
Che il contenimento/eradicazione delle specie aliene invasive non sia facile è certamente vero, ma agendo con tempestività e organizzazione ci si può riuscire. Come Genova che già una decina di anni fa ha completamente eradicato lo scoiattolo grigio dal parco di Nervi mediante trappolaggio e sterilizzazione.
Il comune di Como che ha predisposto schede fitosanitarie con istruzioni operative e fitoiatriche per il contenimento della cocciniglia filamentosa che inanella ovisacchi su gelsi, aceri, carpini, liquidambar. La Regione Toscana che ha attivato una rete di monitoraggio e pronto intervento contro la vespa velutina, asiatica che si ciba di quelle stesse api e bombi nazionali che cerchiamo di tutelare con sfalci ridotti e prati fioriti, e che sta arrivando anche a Milano.
Incrementare Natura e biodiversità si deve. Ed è tra gli obiettivi fondamentali della Nature Restoration Law, che dall’agosto 2024 obbliga i paesi EU al ripristino degli ecosistemi degradati in tutta l’Unione: di almeno il 20% entro il 2030 e di almeno il 90% entro il 2050. In elenco sono tutti, da quelli urbani agli agricoli e forestali, marini, … compresi quelli fluviali riportando 25.000 km di corsi d’acqua (dato EU) in condizioni di scorrimento libero. ISPRA stima che ciò riguardi oltre 3 mila comuni italiani. Urgente è definire cosa-come fare, visti i tempi ristretti e la vastità/complessità dell’obiettivo.

Certo sempre e comunque ben “maneggiando” gli interventi sul territorio, con competenze transdisciplinari e indagini multi scalari in grado di riconoscere caratteristiche e dinamiche degli ecosistemi degradati da risanare, prima di progettarne le trasformazioni e rischiare di ulteriormente comprometterne l’equilibrio ecologico-paesaggistico.
Ma come fare tutto ciò? Moltiplicando processi-azioni-tecniche Nature Based Solutions diffusamente sui nostri territori, reinserendo specie vegetali e animali compatibili e adatte al cambiamento climatico, anche a valle di studi e sperimentazioni ad hoc, come ampiamente dimostrato nella convention AIPIN – Ass. It. Ingegneria Naturalistica che si è tenuta pochi giorni fa in Regione Lombardia: “Strategie per il contrasto al cambiamento climatico tra Nature Based Solutions e Nature Restoration Law” (https://www.aipin.it/2025/04/convegno-aipin-12-maggio-2025-milano-palazzo-lombardia/)
Flora Vallone

Ho letto con piacere il suo articolo per le assonanze con il progetto che abbiamo di recente realizzato per Piazza della Scienza in Bicocca. I temi che propone – non usuali – sono al centro dei nostri interventi: biodiversità, depaving, riduzione dell’isola del calore, essenze arboree autoctone e attrattive, sono alla base di un progetto interdisciplinare con i ricercatori dell’Università, che oltre al progetto ed alla realizzazione, prevede il monitoraggio delle temperature e dell’attrattività di insetti impollinatori e non.
Mi farebbe piacere il suo parere se le capiterà di passare dalla piazza.
un cordiale saluto
Ilario Chiarel
I tentativi di portare il Verde nella Città son ammirevoli, ma inconciliabili
Si può giungere al risultato di trascorrere l’esistenza in ambiente Sano solo se introdotti nalla Natura: che sarebbe nostra madre e da cui abbiamo sviluppato la nostra dialettica. Non dovremmo mai giungere ad una Involuzione, sarebbe contraddittoria, ma invece di sfruttare dovemmo “servirci” della Natura, che ammonisce continuamente quanto sarebbe fonte vitale d’Energia: ma constatando di non essere ascoltata, ho paura giunga al limite della “Pazienza stancata”