LA RENDITA IMMOBILIARE NON È L’UNDICESIMO COMANDAMENTO

Al Parco delle Cave, versante Baggio. Ecco le torri che si specchiano nel laghetto, che ha prestato il nome all’impresa edilizia: Residenze Lac. Come fossimo a ridosso di una collina che affonda nelle limpide acque del Garda. Un bel coraggio a proporla così: però tanto verde davanti e alle spalle prima o poi arriverà la metropolitana. Molti hanno già versato i loro soldi per un appartamento sul parco, sufficientemente lussuoso e ben coibentato si immagina. Poi da Palazzo di Giustizia arrivano la notizia e l’ordine: costruzione fuorilegge, fermate i lavori. Non resta che ripetere: la magistratura accerti gli abusi, la Giustizia faccia il suo corso.
Intanto gli acquirenti restano lì, a guardare e ad aspettare. Si potrebbe credere che di tanto in tanto si rechino sul luogo del delitto per scoprire, con il naso all’insù, se qualcosa si muove.
È successo a Baggio, è successo altrove, sempre per quelle torri che crescono incuranti – questa è l’accusa – delle regole e degli oneri dovuti. Tra la sorpresa di tanti, che ammirano la città che cresce e che si augurano di poterne godere.
Una settimana fa in un centinaio si sono presentati davanti a Palazzo Marino: un sit in organizzato dal comitato “Famiglie sospese. Vite in attesa”. Invocavano l’applicazione del famigerato Salvamilano, tipo sanatoria di abusi veri o solo eventuali, con una rivendicazione in versione fronte futuri proprietari: “1600 famiglie senza casa. Cantieri fermi. Serve una legge salva famiglie. Subito!”.
Chiudiamo un occhio insomma e diamo una casa a chi se l’è già pagata per giunta. In realtà chiudiamo un occhio e diamo una mano all’impresa edilizia sempre a caccia di mattoni e di affaroni, alla quale ora il sindaco Sala chiede ora un gesto di solidarietà: pagate un po’ di più, così tacitiamo le pretese dei giudici.
Giusto perché sul Salvamilano sembra calata la nebbia: colpevole tale Giovanni Oggioni, sconosciuto funzionario del comune di Milano ormai in pensione, assai titolato peraltro, architetto (con una laurea sul recupero dei centri storici), già direttore dello Sportello Unico per l’Edilizia, già vice presidente della Commissione per il paesaggio del Comune di Milano, arrestato e posto ai domiciliari. Le accuse: corruzione, falso, depistaggio. Se la vedranno i magistrati, che non hanno lesinato altre iniziative e accuse.
Leggiamo: “Le indagini… avrebbero fatto emergere l’esistenza di un sistema composto da componenti della Commissione per il paesaggio, operatori economici, progettisti privati e soggetti interni all’amministrazione comunale milanese, il cui fine sarebbe stato quello di favorire il rilascio di titoli edilizi illeciti e di realizzare operazioni immobiliari altamente speculative”.
Il sindaco Sala, “preoccupato”, sull’onda dell’arresto di Oggioni, ha subito deciso di cancellare dai suoi obiettivi il Salvamilano e non si capisce bene perché: avrebbe dovuto correggere cattive ma oneste interpretazioni della legge (chi potrebbe negare che in materia urbanistica la legislazione sia un poco confusa), questa la spiegazione ufficiale, la storia di Oggioni sta a sé e allude a corruzione, falso, depistaggio. Avrebbe fatto tutto lui, regista di una compagnia di operatori vari, impiegati, illustri architetti, docenti universitari.
Un “sistema”, appunto, un sistema occulto, sotterraneo, di amicizie, di clientele, di favori, di bustarelle. Roba da speculazione edilizia selvaggia, vecchio stampo, magari graziata da qualche orpello architettonico, qualcosa che ci riporta con la memoria a tangentopoli. Schifezze comunque, diciamo la verità, la cui gravità giudiziaria non si intuisce, ma che qualche problema politico, non solo morale, lo pongono e non solo perché hanno offerto l’assist alle più violente accuse nei confronti di questa amministrazione (il Fatto, naturalmente, in prima fila), ma anche perché hanno chiamato in causa la democrazia e il ruolo delle istituzioni, in centro e nelle periferie, là dove si dovrebbe governare e progettare ma anche vigilare, controllare, denunciare.
A considerare la vicenda milanese viene da pensare che molto di tutto questo sia mancato e che sia soprattutto mancata una idea condivisa di città, condivisa da una comunità che si potrebbe sentire così espropriata tanto di una casa quanto di una possibilità di vita insieme, di una cultura comune, di una possibilità di equa fruizione e, infine, di un diritto alla partecipazione, al punto che la città non è più dei cittadini, ma lo è sempre meno anche degli istituti che dovrebbero rappresentare i cittadini.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al pullulare di “comitati” pro e contro. Quanti si sono presentati alla ribalta per difendere il vetusto stadio Meazza (la maggioranza) o per sostenere i progetti delle società? Il risultato è che nulla si sa del futuro dell’area, della pianificazione dell’intero quartiere (municipio 7), della riqualificazione del quadrilatero popolare di piazza Selinunte, del quadro dei servizi…
Non vale il vecchio slogan che “il popolo deve decidere tutto”. Ma dovrebbe valere il principio che la pubblica amministrazione debba coinvolgere i cittadini, ascoltare i cittadini, delegando loro un compito di controllo e comunque decidendo in piena trasparenza. La legge lo prescrive: “accessibilità totale dei dati e dei documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati alla attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
Ci si chiederà: quanti sono disponibili ad approfittarne. La disaffezione per la politica e l’indifferenza verso la cosa pubblica rappresentano una delle malattie dei nostri tempi. Quanti vanno a votare? Ma come risalire la china se non attribuendo responsabilità reali alla partecipazione? Se non rinsaldando il rapporto tra i cittadini, le istituzioni, la città, la cui “forma”, indissolubile dalla funzione, non è requisito estetico, ma è un valore sociale, è un’attribuzione di senso a strade, piazze, case, giardini.
C’è da chiedersi ad esempio se il tema della sicurezza, sempre vistosamente agitato dalle destre, non si debba considerare dentro il capitolo della “forma” (le torri sotto accusa, nel loro isolamento “condominiale”, tutto aiuole e recinzioni, mi sembrano la negazione della “urbanità” e invece l’esaltazione della separatezza). O se il dilagare dell’affittanza brevi non solo colpisca chi avrebbe il diritto a vivere in città, non solo contribuisca alle espulsioni di tanti meno forti, ma non stravolga soprattutto il significato della città in quanto corpo comunitario, fitto di relazioni persistenti, ricco di riferimenti costanti… Non esistono solo i presunti benefici dell’over tourism, non esiste solo il tesoro (per pochi) dell’attrattività…
La rendita fondiaria si nasconde e si arricchisce nell’opacità. Norme urbanistiche confuse, che si sovrappongono, incomprensibili ai più, malleabili, interpretabili a piacere, rappresentano altre occasioni di mistificazione… La trasparenza non è solo un obbligo di legge. È uno strumento per non soggiacere agli interessi della rendita, interessi che non sono sempre quelli della città e dei cittadini, è un’arma nelle mani di chi voglia rivendicare per sé il compito del progetto.
In questa città è venuto probabilmente meno il nesso tra il governo e i corpi diversi della comunità, a partire dallo stesso consiglio comunale e dagli organismi del decentramento per scendere ai sindacati e ai partiti, subalterni alle maggioranze amministrative, è venuta meno una salutare dialettica, che comporta proposta, ascolto, ma anche critica severa.
Questa salutare dialettica potrebbe trovare voce nei quotidiani, ma le cronache locali sono spesso semplicemente megafono di una ufficialità, divisa secondo opportunità (o opportunismo) tra vertici e opposizioni. Si dovrebbe introdurre l’argomento della crisi dell’informazione e della loro metamorfosi (anche tecnologica). Arma spuntata contro il potere, di qualsiasi colore esso sia. Soprattutto, ed è quel che è peggio, un’arma che rinuncia ad indagare la città, a leggere i cambiamenti, ad azzardare una proposta.
Tra due anni Milano tornerà al voto. Probabilmente si sarà lasciata alle spalle la bufera di questi giorni. Non tutto (o addirittura poco) dipende da Milano, vittima, come capita ovunque, di fenomeni che non ha generato: non ha colpa di guerre e neppure di una regressione culturale che pesa terribilmente nella percezione della politica e nello stesso sentimento della cittadinanza.
Però qualcosa dovrà fare, cominciando magari a dimostrare come costruire identità e appartenenza, mostrando ancora (l’occasione potrebbe essere il nuovo pgt) che la rendita immobiliare senza impedimenti non è l’undicesimo comandamento del nostro mondo e può rappresentare invece un vero ostacolo al benessere di tutti e al benessere di una città che tutti dovrebbero riconoscere come propria: guadagnare non è reato, ma restituiscano qualcosa di quanto guadagnano grazie ai soldi e al lavoro degli altri. Il Parco delle cave non lo hanno pagato e non lo stanno pagando i costruttori delle Residenze Lac.
Oreste Pivetta

Se non capisce perché Sala ha cancellato dai suoi obiettivi il “Salvamilano” cerco di spiegarglielo io. Oggioni non è affatto uno sconosciuto. È un noto rappresentante di CL (ovvero Lupi e Formigoni) a cui hanno fatto fare carriera in comune affinché rappresentasse gli interessi dei proprietari fondiari. Ha redatto il PGT assieme a Bardelli, con mille norme fumose facilmente interpretabili dagli addetti, ma l’ ha fatto firmare ad altri (fra cui una serie di professori universitari “de sinistra” non si sa bene quanto ingenui o semplicemente desiderosi di comparire). È stato richiamato da Sala in Comune dopo che era andato a fare il dirigente in Esselunga. È stato messo nel consiglio dell’ ordine degli architetti e in commissione paesaggio. Nel frattempo prendeva incarichi dall’ associazione costruttori, cosa peraltro proibita per legge (per tre anni dopo la pensione i dipendenti pubblici non possono prendere incarichi su temi sui quali avevano lavorato prima). Alle prime avvisaglie delle indagini della procura si è attivato in parlamento per una legge di “interpretazione autentica” che ha fatto indignare l’ Italia ma che avrebbe fermato il suo processo. E Sala che ha fatto? Ha imposto al consiglio comunale di votare il sostegno alla “salvamilano” così com’era, per “salvare i suoi dipendenti” da “buon padre di famiglia”. E a questo punto dovrebbe ancora sostenere la “salvamilano ” (se pur emendata)?!? Al momento chiaramente non può (avverrà più avanti…). Non sono neanche d’accordo su Milano “vittima” incolpevole della regressione culturale. Questa regressione l’ ha prodotta lei (come mi sembra sostenga anche LBG nel suo editoriale), riavvolga il nastro e pensi come sarebbe potuto andare altrimenti: dirigenti nominati per capacità e non per assonanza politica, PGT redatti ascoltando la città e non solo gli immobiliaristi… Non sarebbe stato meglio? Chi l’ ha voluto?
Nello specifico, la norma che vieta gli incarichi ai dipendenti pensionati è questa: comma 16-ter dell’art. 53 del D.Lgs. n. 165 del 2001, il quale prevede che “I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 comma 2 del D.Lgs. 30/3/2001 n. 165, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti.”
I “dipendenti” interessati sono coloro che per il ruolo e la posizione ricoperti nell’Amministrazione hanno avuto il potere di incidere in maniera determinante sulla decisione oggetto dell’atto e, quindi, coloro che hanno esercitato la potestà o il potere negoziale con riguardo allo specifico procedimento o procedura (dirigenti, funzionari titolari di funzioni dirigenziali, responsabile del procedimento nel caso previsto dall’art. 125 commi 8 e 11 del D.Lgs. n. 163 del 2006).
I predetti soggetti nel triennio successivo alla cessazione del rapporto con l’Amministrazione, qualunque sia la causa di cessazione (e quindi anche in caso di collocamento in quiescenza per raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione), non possono avere alcun rapporto di lavoro autonomo o subordinato con i soggetti privati che sono stati destinatari di provvedimenti, contratti o accordi.
Ha dimenticato la componente “Cattocomunista”, rappresentata da Massimo Ferlini, nella Compagnia delle Opere.
Ovviamente il riferimento al cambiamento di rotta del nostro sindaco rispetto al “salvamilano” avrebbe dovuto suonare come una ironica provocazione. Comunque grazie per le dotte spiegazioni !
I professori che hanno sottoscritto quella grossa boassa del PGT si dovrebbero autosospendere dall’insegnamento. O perlomeno badare bene a non pontificare più sull’urbanistica milanese, di cui evidentemente non capiscono nulla
L’articolo mi fa ricordare un pomeriggio passato a”scoprire” City life. Da urbanista volevo vedere da vicino questo insediamento per ricchi ammantato e circondato da greenwashing. L’outlet urbano era ancora in itinere poichè vi erano ancora scavi di fondazione da riempire con nuove costruzioni. Ero seduto in una panchina con accanto mio figlio e discutevamo di questo e degli altri insediamenti speculativi recenti di Milano in cui il verde urbano di contorno è solo funzionale all’accrescimento del valore della rendita urbana. Seduti proprio in prossimità di questo scavo di fondazione pieno di acqua improvvisamente arrivano due bambini vestiti e ben griffati che giocavano. Ad un certo punto uno dei due bambini rivolto all’altro amichetto dice che quel fossato pieno d’acqua poteva rappresentare “la piscina dei poveri” . Ecco: ho ricordato questa frase in occasione del Salva Mil’ano come emblematizzazione della speculazione fondiaria ed edilizia priva di scrupoli e servizievole solo alle plus valenze dei palazzinari. A Palermo durante il “sacco” si distruggeva Villa Deliella del Basile in una notte mentre a Milano si è resa scientifica ed interpretativa la speculazione edilizia con buona pace di certa pseudo sinistra