COSA STA SUCCEDENDO A MONZA CON LA NUOVA GIUNTA DI CENTRO SINISTRA

ARCIPELAGO MILANO (3)

Eletta a sorpresa nel giugno del 2022 con un programma molto interessante, poco dopo l’insediamento della nuova Giunta, l’amministrazione di centro sinistra ha iniziato subito a smentirlo. Ora si va avanti con lo slogan “abbiamo le mani legate!”. Stiamo parlando dell’urbanistica.

Una premessa: alle elezioni amministrative del 12 giugno 2022, il candidato sindaco uscente del centro destra Dario Allevi, già primo presidente anche della Provincia della Brianza, si trovò di fronte quello di centro sinistra Paolo Pilotto, dandogli al primo turno un distacco di ben 7 punti (47 a 40). Al secondo turno, in modo del tutto inatteso, vinse Pilotto con 3 punti di scarto, 51% a 48%. Risultato sorprendete anche perché un altro candidato che al primo turno aveva ottenuto quasi il 6%, aveva scelto di indicare Allevi come sindaco. Elettori votanti aventi diritto al voto: 46% al primo turno e 34% al secondo. Come altrove, la gente non va più a votare anche perché probabilmente sfiduciata.

In ogni caso, nel programma elettorale del sindaco Pilotto, con lo slogan “Al ritmo di Monza”, venivano dichiarate le 6 priorità: 1. alberi, pedoni e biciclette – clima e vivibilità nella città di tutti; 2. dal pedibus a M5 – la rivoluzione della mobilità per la città di tutti; 3. Fossati & Lamperti e altre aree pubbliche – rigenerazione nella città di tutti; 4. biblioteca, biblioteche – più cultura nella città di tutti; 5. asili nido e liste di attesa – più spazi educativi nella città di tutti; la Villa e il Parco reale nella città di tutti.

Seguiva una nutrita serie di interventi specifici per i singoli temi e per singoli quartieri. 

In particolare per l’urbanistica si scriveva:

“La città di Monza punta ad avere un approccio integrato e sistemico verso la Transizione ecologica. L’urbanistica deve essere collegata ai temi ambientali, sociali ed economici con un riequilibrio delle diseguaglianze e un vero coinvolgimento dei cittadini (urbanistica partecipata). Per questo va data qualità allo spazio pubblico con il recupero delle aree dismesse pubbliche orientandole a servizi strategici e va perseguito l’obiettivo di un bilancio con consumo di suolo negativo che sappia porre Monza in un contesto di capoluogo europeo”.

In particolare per le azioni concrete si diceva e si può leggere ancora oggi a pagina 17 di quel Programma elettorale:

  • nuovo piano di rigenerazione urbana con Variante PGT verso la Transizione ecologica e consumo suolo negativo a partire dalla prossima scadenza del Documento di Piano vigente (maggio 2022)  
  • nuovo PGT sostenibile perseguendo bilancio consumo di suolo negativo. 

Ma veniamo alla realtà dei fatti. Già nel luglio del 2022, veniva pubblicata un’intervista rilasciata al settimanale locale “Il Cittadino” dal neo assessore al territorio Marco Lamperti, nella quale si diceva (frase riportata virgolettata) che non era intenzione procedere con una variante generale al PGT, ma solo con una mini variante normativa. Chieste spiegazioni all’interessato, rispondeva di non ricordare.

Non solo: nel programma era scritto che si sarebbe partiti dalla scadenza del Documento di Piano del PGT, maggio 2022, cioè rendendo inedificabili circa 40 Ambiti di trasformazione. Anche questa indicazione venne subito smentita e definita da Lamperti “un refuso” del programma. 

Per quanto riguarda il nuovo PGT “a consumo di suolo negativo”, ad oggi, non si sa ancora nulla nelle scelte di merito. È stato avviato il procedimento di variante ben nove mesi dopo l’insediamento della Giunta, quando il tempo occorrente per farlo sono solo 2/3 settimane. Altri 8 mesi per convocare e ascoltare i cosiddetti “tavoli della partecipazione” e così arriviamo ad oggi, dopo quasi tre anni di tempo, dove non si è neppure nella seconda fase della Valutazione Ambientale Strategica che è preliminare alla proposta del nuovo PGT. Nel frattempo vale il Piano vigente dal 2022 approvato dalla precedente amministrazione di centro destra. 

Fioccano così su Monza Piani attuativi, permessi di costruire convenzionati e quelli semplici, considerati comunque conformi allo strumento urbanistico vigente. Ma non mancano quelli in variante.

Due esempi recenti: l’adozione in Consiglio comunale di un Programma integrato di intervento (PII), in variante a quello approvato nel 2015, con un bosco verticale “a corte aperta” del noto architetto Stefano Boeri, con edifici alti ben 42 metri, in una via (Foscolo) che si caratterizza su quel lato, da case basse di 2/3 piani e dove il traffico, nelle ore di punta, e praticamente fermo dallo storico Cimitero urbano a Largo Mazzini, uno snodo tra i più trafficati di Monza, con auto bloccate per due chilometri in una zona urbana densamente popolata.

Altra perla: è stata adottata dal Consiglio comunale ed è in corso di approvazione una variante parziale al PGT sulle aree del cosiddetto “Polo istituzionale”, nella parte nord ovest di Monza. Sulle aree alle spalle della Provincia, che ha sede in quel luogo, nel corso degli ultimi 20 anni, demolite le casermette, è cresciuto spontaneamente un bosco di circa 25/30.000 metri quadrati. L’azzonamento della variante urbanistica ne prevede il suo taglio quasi totale per fare uno studentato (la moda del momento), oltre a edifici privati con altezze fino a 13 piani. Un altro bell’esempio di ambientalismo di sinistra.

Lascio ai lettori ogni e qualsiasi considerazione.

Giorgio Majoli

 

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valentino ballabio
valentino ballabio
11 mesi fa

Quanto succede a Monza presenta un’impressionante analogia con quanto succede nel limitrofo Cologno Monzese (vedi il commento postato al mio “residenti espulsi e modello esportato” nel numero precedente): entrambe giunte di centrosinistra rimediate coi ballottaggi, costrette volenti, nolenti o impotenti a cementificare a rotta di collo sulla spinta della gentrificazione milanese.
Monza è la vittima più illustre degli effetti collaterali di una scelta unilaterale che Milano scarica a macchia d’olio sul mezzo migliaio di comuni medi, piccoli e piccolissimi che costituiscono il sistema territoriale socio-economico reale, per quanto ignorato dall’assetto politico-istituzionale formale. Quest’ultimo indebolito anche dell’illusoria “autonomia provinciale” brianzola che ha irrobustito lo strapotere del capoluogo, alla lunga esiziale sia per se stesso che per l’ampio intorno frammentato e sottomesso. Il tutto sotto la cappa di un’inquietante omologazione politica, che vanifica di fatto le stesse scelte elettorali amministrative.

Teodolinda
Teodolinda
11 mesi fa

Giorgio Majoli fu per lunghi anni
dirigente d’Urbanistica, tra i piani.

Nel suo curriculum, ben documentato,
https://www.provincia.mb.it/export/sites/monza-brianza/doc/pianificazione_territoriale/Osservatorio/Componenti/Componenti_2021/CV_Majoli_2022.pdf

si cita il PGT che a Monza avviò,
da responsabile tecnico lo firmò.

Quel piano prevedeva, con ampio disegno,
volumi assai grandi, in più d’un segno.

Ora da pensionato, con nuova opinione,
ne contesta l’impianto e l’impostazione.

La coerenza è virtù che ogni ruolo richiede,
ma talvolta chi parla poi se ne vede.

Pavel Romanov
Pavel Romanov
11 mesi fa

Ma Majoli non è quello contrario alla M5 a Monza? Ora è pure contro ad uno studentato di fianco ad un’università. Ma sbaglio o quei volumi su polo istituzionale sono lì da 1/4 di secolo, cioè da quando lui faceva il dirigente del Comune?

La giunta di sinistra è già ambientalista radicale con Lamperti e Pilotto… non si può più fare niente. Cosa vogliono di più? Ci manca solo che inseguiamo le tesi di Majoli e dei suoi comitati che non vogliono manco il recupero delle aree dismesse e lasciarle così a marcire senza interesse né pubblico, né privato con enormi bisogni di servizi e alloggi per redditi bassi… conservatori reazionari di sinistra.

Giorgio Majoli
Giorgio Majoli
11 mesi fa

Leggo solo ora alcuni commenti e ritengo necessarie alcune precisazioni. E’ pur vero che ho lavorato alla pianificazione urbanistica del Comune di Monza dal 1° settembre 1980 fino al 1° agosto 2007 anche come dirigente per più di 10 anni. Peraltro preciso ai commentatori di cui sopra che non ero il progettista del PGT 2007 (erano altri), ma il responsabile del procedimento solo fino alla adozione del Piano (che non venne mai annullato dal Tar). Poi quando arrivò l’on. Paolo Romani nel luglio 2007 come assessore all’urbanistica del Comune di Monza ho chiesto la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e me ne sono andato. Quanto all’Accodo di programma del 2001 al Polo istituzionale non porta la mia firma, anche perché chiesi allora di esserne esonerato perché non lo condividevo. I fatti mi danno ragione sia pur dopo 24 anni. Credo che avrò ragione anche sulla M5 a Monza e il tempo lo dimostrerà tra 8/10 anni e se arriverà.

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