L’AVVENIRE INCERTO E LA CITTÀ

Tra pochi giorni festeggeremo il 25 aprile, il 25 aprile del 1945, la fine per noi italiani della seconda guerra mondiale, mentre la resa totale dei tedeschi fu l’8 di maggio. In pochi giorni le città che si erano svuotate per i bombardamenti si riempirono e molti non trovarono più la loro casa.
La paura era finita. In breve ricominciò la ricostruzione fisica e politica del Paese e lo spirito dei cittadini era quello di chi sapeva che il peggio era passato, la guerra era finita. Cominciò allora il cosiddetto “miracolo economico” che durò fino agli anni ‘70, gli anni del terrorismo e probabilmente fu quello il primo caso in cui gli italiani ebbero nuovamente paura e si diffuse la sensazione che si fosse imboccata una strada fatta di incertezze.
Bene o male la speranza di un “domani migliore” non ci abbandonò.
Quello che successe dopo lo sappiamo tutti perché lo abbiamo vissuto e, non senza grandi traumi, siamo arrivati ad oggi tra crisi economiche e crisi politiche: la “salute“ del Paese non era il meglio che si potesse sperare, le tensioni sociali erano forti, oggi un po’ meno, ora siamo ancora alle prese col divario di ricchezza tra i cittadini poveri e i super ricchi, con l’immigrazione di deboli senza una professione e l’emigrazione dei migliori professionalmente.
Tutte “malattie” dalle quali non si possa guarire e come tutte le malattie sociali si sa che un Paese da solo non riesce a guarire.
Mentre i Partiti si dividono su tutto e abbiamo maggioranza e minoranza spaccate in tre al voto europeo, arriva Trump con la sua guerra dei dazi, qualcosa di impensabile: siamo nelle mani di un adulto che si comporta come un bambino capriccioso che vuole un giocattolo che i suoi genitori non gli danno perché potrebbe farsi del male ma Trump non ha genitori, gioca con gli amici avendo scelto gli amici peggiori, quelli che gli somigliano e che lo hanno finanziato.
Trump coerente con quel che ha detto in campagna elettorale ed Elon Musk come guida spirituale licenzia furiosamente tutti quelli che erano in odore di welfare, di essere considerati intellettuali ma soprattutto quelli che non gli hanno baciato la pantofola.
Il suo successo lo deve agli agricoltori, a chi odia la città dove abitano gli intellettuali, la città che Putin considera il luogo della degenerazione degli U.S.A, con i suoi costumi permissivi, l’habitat di quelli che non si schierano per “Dio, patria e famiglia” e null’altro.
Con i suoi dazi Trump ha sparato nel mucchio ignorando gli effetti collaterali, il che stupisce non tanto per lui quanto per chi lo circonda e che dovrebbe conoscere il mondo e l’economia globalizzata e la finanziarizzazione delle attività manifatturiere: il mondo “reale”.
Una caratteristica degli effetti collaterali, come la politica trumpiana, è che andranno a colpire le fasce più deboli della popolazione mondiale come bene ci spiega Zygmunt Bauman nel suo saggio Danni collaterali (La Terza 2011).
Siamo tornati in guerra, abbiamo di nuovo ansia e paura.
Una guerra indubbiamente mondiale, più mondiale di quella del ’40, perché colpisce e coinvolge anche Paesi dei quali prima d’ora non avevamo mai sentito parlare e che la lavagna nera di Trump ci ha fatto conoscere, Paesi che probabilmente precipiteranno in crisi economiche e politiche.
Dobbiamo dunque prepararci a questa nuova guerra che tra i suoi effetti collaterali avrà anche quello di accentuare le divisioni politiche a cominciare, come in Italia, a dividere l’opinione pubblica tra chi pensa ad un esercito europeo che sia pronto a difenderci da un eventuale attacco e chi invece vuol percorrere la via del pacifismo a tuti i costi.
In questo scenario apocalittico cosa possono fare le “città”?
Molto, a cominciare dall’evitare atteggiamenti politici di tipo trumpiano ossia indifferenza, fastidio e ostilità verso le voci del dissenso che si fanno sentire in città.
L’esempio lampante è la questione “Stadio Meazza” che ci trasciniamo da anni e forse sarebbe il momento di abbandonare l’ipotesi di demolizione che si capisce ancor meno oggi con l’aria che tira.
Piccoli, piccolissimi esempi di gestione trasparente come spiegare agli utenti la soppressione della fermata della linea tranviaria 10, esattamente a pochi metri dalla nuovissima stazione Coni Zugna della M4 o la soppressione di una qualsiasi abituale fermata senza indicare alternative: disprezzo incomprensibile verso gli utenti.
Spiegare credibilmente perché sono diminuite di frequenza le linee di superficie e contemporaneamente diminuite le aree di parcheggio con gli effetti che vediamo di auto parcheggiate ovunque e il traffico sempre più caotico e lento.
Governare il turismo e fare un bilancio realistico tra il famoso “indotto” e il “consumo” della città e non ridurla a semplice vetrina del lusso travolgendo tutti i residenti.
Non raccontare che si è provveduto ad aumentare l’attività di pulizia delle strade ed essere smentiti tutti i giorni da chi guarda e vede la sporcizia ovunque dovuta anche alla inciviltà dei cittadini.
Non si vedono neanche lontanamente i vigili urbani promessi e i monopattini continuano a sfrecciare sui marciapiedi (malandati) senza targa e guidatori senza casco in barba al regolamento da poco varato, certi della immunità.
Si insegue la “città in 15 minuti” e i negozi di vicinato continuano a chiudere.
Il “manufatto” città è sulla via del degrado in tutti gli aspetti visibili come l’arredo urbano, e invisibili perché malamente collocati nel sottosuolo.
Eppure più o meno tutti sappiamo cosa è la teoria della finestra rotta ossia che degrado chiama degrado.
Tante piccole cose che certo non risolvono i più gravi problemi che questa guerra dei dazi provocherà, incertezza del futuro e ansia. Ci faranno vedere allora se l’amministrazione mostra empatia per i cittadini e il loro habitat.
Meglio che niente.
Luca Beltrami Gadola

Il massimo della popolazione residente a Milano è stato raggiunto nel 1973 con 1.743.427 persone.
Dal 1974 è iniziata l’espulsione a causa della localizzazione di alcune fabbriche.
Grazie all’impegno del Sindaco Letizia Moratti, con EXPO2015, Milano è ritornata ad essere attrattiva, ma purtroppo la classe Politica ed Imprenditoriale, non è all’altezza di Governare la rivoluzione in atto.
ringraziamo il frizzante sindaco-sala e il suo caro amico ex archi-boeri.