ASSEMBLEA PUBBLICA SÌMEAZZA

Copia di Copia di Copia di Progetto senza titolo 

Il marchese Sala del Grillo ha proposto di svolgere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali nel 2026 in uno stadio vetusto, obsoleto, un poco fatiscente, non in linea con gli stadi moderni, imbrogliando quelli del Comitato Olimpico Internazionale che il 24 giugno 2019 hanno creduto al marchese, che gli spiegava che era “lo stadio di calcio più iconico del mondo, che consentiva la più partecipata cerimonia della storia delle Olimpiadi invernali”.

Ma quelli del CIO non sapevano che quindici giorni dopo il marchese avrebbe cambiato idea: il suo amico Scaroni gli ha spiegato che bisognava fare (con la copertura della legge sugli stadi)  una grande operazione immobiliare: per la residenza ci pensava Hines che doveva costruire le  abitazioni sull’area del Trotto davanti al “mostro del Meazza”, che si poteva demolire e sostituire con un grande  centro commerciale, molto più basso dello Stadio; poi si potevano costruire uffici, hotel e centro congressi,  più altre cosucce qui e là,  anche  per coprire i costi di uno stadio anonimo, all’americana, – concepito per le “brigate delle tartine di gamberetto”, per la “corporate hopsitality”, mica per gli appassionati calcio, che in realtà vanno bene solo come  limoni da spremere –  e realizzato sul Parco dei Capitani, davanti alle case degli attuali residenti.

Da allora il nostro geniale marchese Sala del Grillo (che tutti vogliono, ma nessuno se lo prende) non si dà pace, è arrivato persino a fare causa alla Soprintendenza che gli aveva fatto una gentilezza dicendogli in anticipo, visto che fremeva dalla voglia di saperlo, che il Meazza era un valore da tutelare.

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Adesso, dopo cinque anni e mezzo, il marchese Sala del Grillo ha trovato il momento giusto di tentare di svendere San Siro: mentre si scatena una guerra commerciale, le borse crollano e si discute in tutto il mondo dei dazi americani e dei dazi sulle merci americane, il nostro eroe pensa di regalare 280.000 mq. di aree pubbliche a due fondi americani, che sono qui solo per fare profitti.

Per di più è rimasto solo il marchese Sala del Grillo a credere all’immarcescibile portavoce dei fondi americani, che rendono esplicito nel loro progetto l’idea di fare uno stadio all’americana con prezzi all’americana, in Italia. Le squadre di calcio interessano solo se producono profitti, a tutti i costi, anche svendendo i migliori giocatori, o comprandone altri a saldo o a parametro zero.

Quello che conta per questi fondi finanziari è la operazione edilizia, la speculazione sulle aree di San Siro. A loro interessa San Siro non per lo stadio, ma perché si vendono meglio hotel, uffici, centri commerciali a San Siro che a San Donato o a Rozzano. E con il progetto immobiliare si vendono meglio le due società calcistiche a qualche fondo arabo o mediorientale Tutto il resto sono balle.

Ed in questo gigantesco imbroglio, anche mediatico, con conflitti di interesse e gestioni privatistiche dei beni pubblici, si infila anche una Agenzia dello Stato che ai sensi di legge e della Costituzione (art.97) dovrebbe assicurare” l’imparzialità della amministrazione”. La cosa grave della Agenzia delle Entrate, oltre alla valutazione del tutto di parte, è che è venuta meno al principio della terzietà, dell’imparzialità che è uno dei principi cardine della pubblica amministrazione, che deve svolgere la sua attività in modo neutrale ed equidistante, senza favoritismi o condizionamenti.

Di tutto questo, ma in particolare delle violazioni del PGT che sono contenute nei documenti del Comune, della Agenzia delle Entrate, del documento di fattibilità dei due fondi americani e nell’avviso di manifestazione di interesse, parleremo nella manifestazione aperta a tutti del Comitato SiMeazza, sabato 12 aprile.

Dobbiamo essere numerosi perché il successo è difficile, il fallimento non è previsto e l’impegno di tutti è decisivo.

 

Luigi Corbani

 

 

 

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Anonimo milanese
Anonimo milanese
1 anno fa

Articolo perfetto e chiarissimo nel contenuto, forse un poco in ritardo. Fin dal primissimo momento l’operazione era chiara ed evidente, anche se con altri attori in scena, e sarebbe stato necessario semplificarlo al massimo per gli illusi, tifosi o per i milanesi :

“Quello che conta per questi fondi finanziari è la operazione edilizia, la speculazione sulle aree di San Siro. A loro interessa San Siro non per lo stadio, ma perché si vendono meglio hotel, uffici, centri commerciali a San Siro che a San Donato o a Rozzano. E con il progetto immobiliare si vendono meglio le due società calcistiche a qualche fondo arabo o mediorientale Tutto il resto sono balle.”

Vedere un personaggio così zerbino sporco di chiunque gli getti una moneta arroventata, sostenuto da un partito che si vorrebbe far credere di sinistra, finché si tratta delle elemosine woke e lbgt che il neocapitalismo elargisce agli schiavi economici, come il mezzo bicchiere di vino annacquato in osteria, fa rabbia e vergogna per tutta la città.

Lorenzo de Stefani
Lorenzo de Stefani
1 anno fa

Forse occorrerebbe ricordare che, se ci troviamo in questa incresciosa situazione, ciò si deve anche all’atteggiamento della amministraziione preposta alla tutela (centrale e periferica) che avrebbe dovuto già da anni riconoscere, con provvedimento decretato, l’evidente interesse culturale dello stadio. Come è noto, la struttura consiste in un primo nucleo risalente agli anni 1925/26, quando furono realizzate le prime tribune (progetto di Ulisse Stacchini) cui si aggiungono gli ampliamenti del 1937/39. Negli anni ’50 è realizzato il secondo anello (rampe elicoidali di accesso, e struttura a sbalzo appositamente ideata per inglobare e conservare le strutture preesistenti); infine, in occasione dei mondiali del 1990, viene realizzato il cosiddetto terzo anello. Si tratta, comunque, di una struttura unitaria, paragonabile ad una cattedrale, realizzata in un largo lasso di tempo. Ora, mediante il frazionamento artificioso della procedura di verifica dell’interesse culturale (art. 12 Codice dei beni culturali) si è presa in considerazione, quale soglia oggettiva di applicabilità della tutela presuntiva dei beni culturali di appartenenza pubblica (settanta anni), non già le strutture originarie dello stadio, ma il completamento del cosiddetto “secondo anello” (indicativamente terminato nel 1955). Di talché il “primo anello” non sarebbe valutabile ai fini dell’accertamento dell’interesse culturale, in quanto inglobato in strutture più recenti, ossia il “secondo anello”. Argomentazione ad hoc finalizzata a giustificare lo slittamento dei termini cronologici dai quali far calcolo per l’attivazione della procedura di accertamento culturale. Con la paradossale conseguenza che la valutazione di quanto è stato realizzato prima, dipenda dalla consistenza di quanto è stato realizzato dopo.
Non mi dilungo ulteriormente, limitandomi ad osservare che ci troviamo di fronte ad una valutazione che si basa comunque su presupposti erronei; sia che si consideri il “primo anello” privo dei requisiti di interesse richiesti dalla verifica (considerazione evidentemente contraddittoria, in quanto si tratta di strutture rilevanti nella storia costruttiva dello stadio) oppure non valutabile, perchè dovrebbe essere considerato “assorbito” dalle strutture successive (secondo anello).
In sintesi, l’amministrazione preposta alla tutela avrebbe già dovuto decretare l’interesse culturale delle parti ultrasettantenali, con riserva di estensione a quelle più recenti, una volta avessero raggiunto la soglia di anzianità minima prevista (70 anni). Ciò avrebbe risparmiato la manfrina che si protrae da anni, con dispendio di energie e di costi.
Lorenzo de Stefani

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