SALVAMILANO, UNA STORIA INFINITA?

Copia di Progetto senza titolo (31)

L’arresto di Oggioni e soci non coglie di sorpresa. Il cielo sopra Milano tuonava da tempo, anche se molti si tappavano le orecchie come bambini nel temporale, non innocenti come loro, però.

Bastava un’occhiata alle ordinanze. Il Palazzo di Giustizia non contestava solo la dolosa “manipolazione interpretativa” della norma giuridica. C’era in ballo di più: comportamenti di soggetti, persone e funzioni, che, all’ombra della Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano, formavano un contesto “opaco”, denso di pressioni indebite, intrecci pericolosi, silenzi complici. Mentre Sala e parte del PD si intestardivano nella narrazione rassicurante della cosiddetta “legge interpretativa”, il quadro si faceva più fosco e compromesso. “Follow the money” si diceva due settimane fa, segnalando il probabile cambio di segno in una vicenda già carica di rischi: “chi va al mulino si infarina”, e dove e cosa fosse il mulino si poteva intuire allora ed oggi si mostra.

Il caso Oggioni, vice presidente della Commissione, e di altri suoi “compagni di merende”, ha confermato quelle preoccupazioni e ci si chiede ora se il vaso scoperchiato non debba riservarci altro, forse sul fronte giudiziario, certamente su quello politico.

Il PD ha stoppato per parte sua l’iter legislativo della legge. Appena le agenzie hanno battuto la notizia, Elly Schlein, finora silente, si è affrettata a dire che “non c’erano più le condizioni” per approvare il testo al Senato. Gran sollievo di Francesco Boccia e di molti piddini più che dubbiosi. Se a loro la magistratura ha tolto le castagne dal fuoco, le braci restano vive e minacciose per altri.

Come nel gioco dell’oca, si è tornati al punto di partenza, quando Oggioni dettava il testo della legge a Lupi e Foti. Per conto di chi, davvero solo in proprio, davvero lui solo dialogando con altolocati referenti lobbisti in Parlamento e fuori? È possibile che tutti questi si mettessero senza difese nelle mani di un carneade, un dirigente pensionato del Comune di Milano, ancorché vicepresidente della Commissione Paesaggio, su di una questione tanto centrale per Milano e non solo? È possibile fossero tanto ingenui da non “assicurarsi” altrove? Non solo nei luoghi della politica, e non solo a Milano. “A pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca…” (copyright Giulio Andreotti). I nomi sussurrati sono importanti, temuti, molto vicini alla storia della città, e trasversali.

E sarà pure stato sfortunato il Sindaco, ma certo nella scelta dei collaboratori non poteva fare di peggio. Ha nominato lui di persona Oggioni e Cerri nella “incriminata” Commissione e sono finiti agli arresti. Ha scelto lui di persona il Bardelli, e si scopre che brigava a “far cadere la giunta”. Un verminaio dove convivevano corruzione e conflitto di interessi, relazioni particolari, persone intente ad oliare il sistema o a buttarlo a mare se non copriva gli interessi e le manovre. Povera Milano, capitale morale.

Ci si dovrebbe chiedere allora se non sia venuto il momento di interrogarsi sulle responsabilità di Beppe Sala, politiche s’intende, che non si pensa, non si può pensare, lontanamente ad altro. Ma quelle bastano. Ci si deve chiedere se aver nominato nei punti chiave dell’urbanistica milanese persone che per anni hanno fatto e disfatto, tessendo relazioni discutibili, non comporti una sua specifica responsabilità politica.

Se l’Oggioni alla mattina vestiva la maglietta di Vicepresidente della Commissione per il Paesaggio, il pomeriggio quella di consulente a libro paga dell’Associazione Costruttori e la sera quella di padre di una figlia assunta da una delle agenzie maggiormente coinvolte “nel giro”, per non dire che di notte era Segretario dell’Ordine degli Architetti, nessuno vedeva, nessuno sapeva, nessuno capiva? Eppure Milano è una città piccola, dove nei salotti che contano si sanno molte cose di molti, se non tutto di tutti. E se Bardelli, uomo CDO, passata una vita a difendere potenti gruppi immobiliari, si rivela oggi più che ambiguo, possibile non aver ben valutato in anticipo la sua lealtà politica? O forse, questo è il punto, era stato diverso il calcolo, diversi gli interessi da rassicurare, diverso l’obiettivo della sua nomina. Sono errori, errori politici, errori gravi.  

E se questo è il passato, il futuro è forse peggiore. Come un feuilleton di fine ottocento, la SalvaMilano chiude una puntata e ne promette di nuove e di sempre più avventurose.

La prossima è la sostituzione di Bardelli, che per alcuni (si dice i cattolici moderati del PD) neppure dovrebbe essere rimosso (ah com’era bella la DC!). Lo sarà invece, ma chi entra? L’Assessorato alla Casa gioca un ruolo importante nel social-washing della giunta e del PD, e ci si augura di non sbagliare stavolta.  Nel frullatore girano molti nomi e Sala, per non sapere né leggere né scrivere, chiede al PD di fare la sua mossa. Alcuni però già declinano, altri appaiono incongrui, altri aspettano che la pallina si fermi alla loro casella. Si è detto anche di Elena Granata, urbanista del Politecnico, ma le sue posizioni purtroppo non le danno credito: troppo critica, troppo rigorosa, troppo attenta alla città ed al bene comune. Serve “flessibilità”, serve un politico … o una politica.

Segue la puntata della “Salvamilano”. Il centrodestra ha i numeri per approvarla da solo, ma è incerto e diviso: lasciare le castagne ancora bollenti nelle mani di Sala o salvare la patria cittadina e farsene una bella medaglia preelettorale? E cosa farebbe il PD? Voterebbe contro o si asterrebbe? In ogni caso averla approvata alla Camera segna una macchia verso Milano e l’Italia intera. E cosa farebbe la magistratura, e cosa cittadini, corpi intermedi ed associazioni? Bisogna aspettarsi valanghe di ricorsi ed eccezioni di incostituzionalità, portando di nuovo alla paralisi urbanistica Milano e non solo.

La terza è il nuovo PGT, lavanderia attesa delle nefandezze passate. Ci punta molto il PD, che però sotto un profilo logico politico resta impigliato nella domanda di fondo: se questo nuovo Piano sarà redatto “come vuole la procura”, prevalendo il bene comune delle normative nazionali sull’interesse privato di quelle regionali, cosa impediva di farlo anche prima? Intanto il primo Bauscia di Milano la fa “ancora una volta fuori dal vasetto” e chiede, quasi pretende, che la procura asseveri la correttezza del prossimo PGT.  I giudici “consulenti” del Sindaco, questa ancora mancava.

La quarta, forse la più drammatica, potrebbe venire dall’allargarsi dell’inchiesta sui fatti di corruzione, e più in generale sulle diverse fattispecie che si insinuano nel grande fiume della distorsione del rapporto tra pubblico e privato: traffico d’influenze, fisionomia quanto mai scivolosa e controversa? O falso in atto pubblico o truffa a danno dello Stato o danno erariale o cos’altro ancora?

Ci fermiamo qui, mentre le famiglie, che hanno acquistato le case degli immobili sequestrati o bloccati dall’amministrazione, hanno finito la pazienza.

Gli scenari pericolosi si aggiungono e si intrecciano sempre meno governabili. La situazione potrebbe aggravarsi irreparabilmente, perfino precipitare, travolgendo, con i colpevoli, i pavidi, gli opportunisti, e gli innocenti.

Salva Milano, una storia infinita?

Giuseppe Ucciero

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Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa

Dubito assai che Oggioni abbia “dettato” alcunché a Lupi. Semmai è (sempre) stato il contrario. Sul PGT è evidente che non possono farlo gli uffici da soli. Serve un (robusto) apporto di consulenze esterne ben referenziate (non sarà una cosa semplice)

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