Milano e le regole

 

Copia di beltrami3 (10)

Ma è proprio vero che la regola di Milano è di non applicare le regole (o almeno, di applicarle a modo suo)? Una triste realtà che umili la città: guardiamoci in giro e vediamo qualche esempio.

  • rapporti aeroilluminanti; in tutta Italia sono 1/8 (art. 5 DM Sanniti 5/7 i975 per altro rinovellato da poco, e quindi valido); a Milano 1/10: forse si continua ad applicare l’art. 65 delle istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896 (per cui sono appunto 1/10)? [per i non esperti: rapporti minori vogliono dire stanze più buie ma minori costi per i serramenti]. Le istruzioni del 1896 sono comunque molto interessanti e non risulta siano mai state abrogate, quindi (un po’ provocatoriamente) vediamone delle altre:
  • altezza massima degli edifici (art. 39): pari alla larghezza della strada, ovvero con ribaltamento a 45°; a Milano è 60° [per i non esperti: maggiore è il grado del ribaltamento, più si può costruire; le vie con un ribaltamento di grado più basso però sono di solito più allegre e solatìe: Corso Vercelli per dire è a 45°, via Mazzini a 60°]. Ma proseguiamo con le istruzioni 1896:
  • superficie delle strade: minimo 1/3 delle aree edificabili (art. 27); a Milano è circa 1/5 [per i non esperti: meno sono strade, più sono le aree edificabili; le strade diventano congestionate però];  a titolo di confronto, nelle altre città europee la quota dedicata alle strade è superiore; le strade allora peraltro non erano pensate per le automobili (che non c’erano) ma comprendevano ampi marciapiedi, filari alberati, ecc;
  • residenza nei seminterrati: proibita (art 58); a Milano invece si può (per la precisione, a seguito di una legge regionale, la LR 7/2017). Colpisce che quello che sembrava indecente agli amministratori sabaudi nell’Ottocento (far vivere la gente nelle cantine) con un prodigioso balzo all’indietro sia diventato possibile nella Milano proiettata nel futuro, oh yeah [per chi non è esperto: un seminterrato destinato ad abitazione ha un prezzo di vendita superiore di uno destinato a cantina o laboratorio]. Certo, guardare alle  norme di un secolo fa (norme chiare e fatte bene, però: tanto è vero che la città ottocentesca è ancora molto bella) può essere fuorviante, passiamo allora a norme più recenti:
  • quote edilizia residenziale sociale: per legge, dal 40% al 70% delle nuove realizzazioni (art. 29 L 865/71); a Milano, circa il 10% (la domanda reale però è di circa il 60% secondo i dati comunali) [per i non esperti: l’edilizia libera genera più profitti; poi però non ci stupiamo se le studentesse devono dormire in tenda in piazza per farsi ascoltare]
  • contributi distinti per qualifica differenziata degli interventi: a Milano si può (art. 22.3 Regolamento Edilizio), per giurisprudenza no (Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 25 gennaio 2022, n. 496) [per i non esperti: con il frazionamento si pagano meno tasse]
  • verifica della dotazione di servizi (art. 17 L 765/67, art. 9 LR 12/05): a Milano non pervenuta
  • relazione economica sui costi di attuazione del piano regolatore (art. 9 LR 12/05): a Milano non pervenuta
  • elenco beni storici-artistici-monumentali non tutelati su cui proporre un vincolo (art. 10 LR 12/05): a Milano non pervenuto
  • aggiornamento oneri di urbanizzazione: ogni 3 anni (art. 44 LR 12/05); a Milano: 16 anni [per i non esperti: senza aggiornamento si pagano meno tasse e gli introiti comunali sono inferiori]
  • aggiornamento monetizzazioni: al variare del prezzo dei terreni (art. 46 LR 12/05); a Milano è stato fatto dopo oltre 20 anni, peraltro solo perché incalzati dalla Magistratura [per i non esperti: vedi sopra].

Si potrebbe continuare con altri esempi, ma forse può bastare.

Alcune considerazioni. 

Uno: le deroghe sembrano tutte, ma proprio tutte, a favore della proprietà fondiaria.

Due: la giustizia amministrativa evidentemente ha avuto un occhio di riguardo (con casi clamorosi di favoritismi tipo la sentenza sul PII ex Fiera o sulle ex Varesine, casi su cui prima o poi sarebbe bello arrivasse un chiarimento – ma il giornalismo d’inchiesta non si fa più?!?); riguardo che sembra avere generato un senso di impunità nei nostri amministratori, sorpresi e offesi che qualcuno li richiami.

Tre: per regolarizzare la situazione, non basterebbe il Salva Milano neanche nella sua attuale formulazione balenga, ne servirebbero almeno due o tre (forse però sarebbe più semplice e veloce cambiare le regole milanesi).

Stay tuned.

L’Osservatore Attento

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Osservatore attento
Osservatore attento
1 anno fa

Grazie della pubblicazione. Per errore però è saltato un pezzo della frase iniziale, che risulta quindi poco comprensibile. Riporto di seguito in teso esatto:

“Ma è proprio vero che la regola di Milano è di non applicare le regole (o almeno, di applicarle a modo suo)? Vediamo qualche esempio.

rapporti aeroilluminanti: in tutta Italia sono 1/8 (art. 5 DM Sanità 5/7/1975, per altro rinovellato da poco, e quindi valido); a Milano 1/10: forse si continua ad applicare l’art. 65 delle istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896 (per cui sono appunto 1/10)?”

Grazie.

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
1 anno fa

Un altro esempio di via a 60° è via Lazzaretto. Il primo tratto di Corso Lodi ha invece un incredibile 30° (con la regola dei 60° ci si potrebbero costruire edifici da 25 piani, occhio!). La maggior parte delle strade di Milano realizzate nell’Otto-Novecento ha comunque il ribaltamento a 45°, non so perché a un certo punto si sia passati ai 60°. Immagino che la regola dei 60° sia alla base anche di quell’orrore che si sta costruendo all’inizio di via Melchiorre Gioia, qualcosa a metà fra un centro direzionale del Kazachistan e un quartiere periferico del Cairo: ecco quindi un’altra regola sulla quale sarebbe opportuno intervenire.

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
1 anno fa

Sugli esempi di deroghe milanesi alle norme nazionali, eccone un altro: in base a mille norme (L. 783/1908, R.D. n. 2440 del 1923, R.D. n. 827 del 1924, codice contratti pubblici nelle sue varie versioni, ecc) i beni comunali vanno venduti mediante gara. Ora, le aree comunali di Porta Nuova (non poche e non marginali) sono state vendute a trattativa privata ad un unico soggetto (Hines/Coima), in patente contrasto con la legge (e nel silenzio dei funzionari). Anche lì Lupi, poi diventato ministro, aveva cercato di metterci una pezza modificando la legge a posteriori, ma non ce l’aveva fatta. Ora, vista la cultura del personaggio, capisco il tentativo di mettere una nuova pezza sulle sue porcate con il “Salvamilano”, ma perché partecipano anche le forze di opposizione? Hanno anche loro qualcosa da nascondere?

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa

I poveri somari che hanno fatto il PGT andrebbero sostituiti tutti con i primi presi per strada, scelti a caso: scommetto che di urbanistica ne saprebbero comunque di più!

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

In quanto poveri di spirito, gli estensori del PGT avranno sicuramente il Regno dei Cieli. Nel frattempo però la frase evangelica che più gli attaglia potrebbe essere: “perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Anzi, potrebbe essere un’ efficace linea di difesa nei confronti dei rilievi dei magistrati: perdonaci, non sapevamo proprio cosa stavamo facendo! Chissà, magari può funzionare

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

Non c’è nulla da ridere: durante le vacanze natalizie, con un provvedimento alla chetichella (DD 12285) il Comune di Milano ha pensato bene di “sanare” la posizione dei funzionari nominati dirigenti da Sala, e ora sotto inchiesta per interpretazioni normative giudicate non corrette. Sì, perché il concorso, anziché essere aperto ai liberi e forti, è riservato a chi è già dipendente del Comune di Milano e a parità di condizioni premia con punti in più chi ha già fatto il dirigente nominato senza concorso. Quindi, anziché cercare forze fresche e nuove, che portino competenze aggiuntive, l’idea è di consolidare i pretoriani di Sala sotto processo. Una roba da terzo mondo, da repubblica delle banane: il potere si squaglia, ma dei fedelissimi non ci libereremo mai più perché diventeranno irremovibili. Qui si è perso l’abc della civiltà amministrativa, altro che scherzi.

Osservatore attento
Osservatore attento
1 anno fa

Mi dicono che non è chiaro il riferimento alle vicende giudiziarie citate (ex Varesine e PII ex Fiera). Proverò a sintetizzarle rapidamente. Ex Varesine: sulla base di una planimetria in cui compare i segno grafico di un “portico” e considerando che un “portico” può essere solo sottostante un edificio, il consulente del tribunale stabilì che l’area era edificabile per decine di migliaia di metri quadri, da realizzarsi tramite permesso di costruire. Quel consulente venne arrestato qualche anno dopo perché accusato di falsificare le sue perizie in cambio di mazzette. L’Avvocatura comunale pare non abbia neanche presentato una memoria sul caso, perché sembra abbia sbagliato giorno in cui presentarsi in udienza.
PII ex Fiera: un gruppo di cittadini contestò il Piano, perché mancava la VAS (obbligatoria per normativa nazionale ed europea). Il tribunale decise che invece era tutto a posto, perché la VAS serve solo “per gli strumenti di area vasta” (forse per assonanza), unico caso peraltro, visto che ai normali cittadini la chiedono anche per interventi di poche migliaia di metri quadri; i ricorrenti furono poi obbligati a pagare anche una forte multa, per avere osato disturbare il manovratore. Per dettagli si può chiedere ai legali della parte vincitrice, che siedono oggi in giunta comunale.

Andrea Giorcelli
Andrea Giorcelli
1 anno fa

Ma la verifica della dotazione dei servizi (di cui non parla l’art. 17 della L. 765/1967) non è nel Piano dei Servizi del P.G.T.?

Osservatore attento
Osservatore attento
1 anno fa
Rispondi a  Andrea Giorcelli

Riporto di seguito uno stralcio dell’art. 17 L 765/67: “In tutti i Comuni, ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, debbono essere osservati limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde, pubblico o a parcheggi.” Se non è verifica della dotazione di servizi questa… E certo, in teoria il Piano dei Servizi dovrebbe fare questa verifica. A lei risulta che il PdS del PGT di Milano l’abbia fatto? In che punto? Dove? Con che esiti? A me non risulta.

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