L0 STAFFILE DI S. AMBROGIO E IL SINDACO SALA

Sant’Ambrogio giunse venticinquenne a Milano come Prefetto del Pretorio, circa nel 370 ed esercitò la sua carica con equità e benevolenza tanto da essere molto amato dal popolo. Quando nel 373 scoppiarono dei tumulti tra ariani e cattolici per l’elezione del Vescovo, dal popolo radunato salì una voce: “Ambrogio Vescovo”. Ambrogio accolse questa acclamazione come la voce di Dio: fu battezzato il 30 novembre 373 e il 17 dicembre fu consacrato vescovo. Morì a Milano nel 397 e fu probabilmente la figura più importante della chiesa cattolica del IV secolo.
La iconografia spesso lo dipinge con lo staffile in mano a ricordo del suo incarico di amministratore della giustizia nel periodo in cui era Prefetto del Pretorio ma anche semplicemente come rappresentante della giustizia civile.
Certo fu una cosa insolita che un pubblico amministratore assumesse una carica religiosa di tanta importanza. Poi la Chiesa Cattolica pretese di rappresentare l’autorità civile oltre che religiosa, possiamo dire così per l’Italia fino ai Patti Lateranensi del 1929, modificati dal Governo nel 1984.
Forse memore di questo passato Monsignor Delpini, nominato Arcivescovo Metropolita di Milano nel 2017, ha pronunciato l’ultima Omelia per la ricorrenza di Sant’Ambrogio di quest’anno.
Una Omelia che ha stupito molti per il suo tono e per il suo contenuto che potremmo dividere in tre parti: l’introduzione al rito, la vita a Milano e la benedizione.
Sulla vita a Milano (e nel mondo) nelle parole di Monsignor Delpini ci sono le cose più “dure” e più vere per i fedeli e chi li amministra, la parte alla quale potremmo dare un titolo: “Milano è stanca”. (da vedere!)
Non avevo ancora sentito nessuno pronunciare parole come queste: una sorta di elenco di quello che non va in questa città, dallo scarso rispetto e senno nell’amministrazione dei beni comuni alla fatica di compiere un viaggio troppo lungo per recarsi al lavoro, dalla povertà degli ultimi allo strapotere dei ricchi, dalla casa che manca a chi non ha redditi sufficienti a chi può permettersi dimore lussuose, dall’oppressione della burocrazia allo stordimento dei cittadini di fronte ad un turismo che travolge tutto e logora il tessuto urbano.
Dunque una vera “staffilata” a chi ci governa, per finire con una benedizione a coloro ai quali prima ha dedicato tante critiche, perché la sua benedizione li induca a ravvedersi.
Senza volermi paragonare a Monsignor Delpini della “Milano stanca”, aggiungerei la “Milano annoiata”, annoiata di sentir dire sempre le stesse cose, annoiata degli annunci del Comune che ci informano delle inaugurazioni, manifestazioni, convegni ( alcuni di nessun valore) di alcuni dei quali il Comune stesso è organizzatore, forse di altri solo sponsor ma che prevedono la presenza se non del Sindaco certamente di alcuni assessori.
Ma non hanno nulla di meglio da fare?
Perché non vanno in giro per la città a vedere in che stato è ridotta, a vedere l’arredo urbano da Paese del terzo mondo, perché non notano i pali della segnaletica stradale storti, perché non notano che l’asfalto dei marciapiedi è colato sui cordoli, sui passi carrai e sugli scivoli per gli handicappati, asfalto con una temperatura di ammollimento toppo bassa? De minimis!
Visto il numero di incidenti, anche mortali, perché non si fa come in Inghilterra dove quando gli incroci sono trafficati vi è un tempo dedicato ai soli pedoni che così possono traversare sicuri anche in diagonale, facilitando sicurezza e tempo?
Perché l’assessora al traffico fa una guerra, persa in partenza, contro le automobili e poi chi governa si veste a lutto se il mercato dell’auto va in crisi e contemporaneamente gli investimenti nel trasporto pubblico sono assolutamente insufficiente a garantire una mobilità “umana” a tutti e in particolar modo a chi va a lavorare?
Perché ci dobbiamo leggere documenti di urbanistica (pardon di “Rigenerazione urbana) che non ci dicono nulla che non sia una ripetizione del passato con le medesime promesse?
Perché ci dobbiamo sorbire un Sindaco con un ego debordante che si permette di bacchettare il suo Consiglio e l’intero Parlamento per ottenere il “Salva Milano”, con una chiamata a correo dell’intero Consiglio comunale? Perché, perché, perché ……?
Perché è necessario che il “popolo” si riunisca in Comitati per difendere i beni comuni dall’avidità degli immobiliaristi?
Se fossimo nel IV secolo il popolo riunito in piazza griderebbe: “Delpini Sindaco” ed avrebbero ragione! Ma oggi la nostra “stanca” Democrazia ci mette sotto il giogo di una classe politica inutilmente autoreferenziale e litigiosa come in un pollaio dove i galli ricordano quelli che Manzoni ci racconta, intenti a beccarsi tra di loro ignari di essere destinati allo spiedo.
Luca Beltrami Gadola
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Le feste sono alle porte ed a tutti i nostri lettori ma anche ai nostri validissimi autori ecco i miei migliori auguri, insieme per un 2025 che smentisca le tristi previsioni che ormai sono l’oggetto delle nostre conversazioni. Ci rivediamo il 15 gennaio armati di buone speranze.

Sono d’accordo, magari i cittadini potessero organizzarsi e togliere questo giogo dalle loro spalle. Anche io sono stanca anzi stanchissima di autorità con i piedi di argilla, incompetenti e che non fanno il bene dei cittadini
Condivido il senso di stanchezza in relazione a quanto così ben descritto: la delusione, la rabbia, la tristezza alla lunga portano proprio a questo.
Ma, visto il riferimento ad Ambrogio, non dimentico neppure la frase attribuita ad Agostino da Ippona (Sant’Agostino): “La speranza ha due bellissimi figli: l’indignazione e il coraggio. L’indignazione per la realtà delle cose, il coraggio per cercare di cambiarle”.
Occorre dunque coltivare la capacità di indignarsi, per non cedere alla rassegnazione.
Auguri a tutti gli uomini e le donne di buona volontà!
È proprio così assistiamo quotidianamente ad uno spettacolo ipocrita da chi dovrebbe essere campione di lealtà nei confronti dei cittadini di questa bellezza di città! Sala non è mai stato una ‘cima’ chiedetelo a chi prima l’ha avuto come direttore generale del comune e poi come ad di Expo 2015 !
Sul tema dell’ arredo urbano sciatto richiamo l’ attenzione sui lavori stradali che stanno facendo in via Meravigli: i vecchi lastroni di pietra vengono sollevati e sostituiti con l’ asfalto (colorato di rosso però, ah c’è una bella differenza!). Il motivo? Troppo traffico pesante, e non si è più capaci di posarli. Si intende quindi procedere nello stesso modo in altre strade: via Medici (traffico pesante?!?) e via così. Non siamo più capaci e quindi basta, rinunciamo. Il mancato intervento della soprintendenza sulla questione è davvero un mistero (ricordo che le strade pubbliche sono vincolate ope legis). Perché il lastricato in basoli è davvero l’ unico veramente originale di Milano, i cubetti in porfido e anche la cosiddetta “rizzada” sono successivi (fine Ottocento) e sono tipici delle città dove erano presenti nelle vicinanze quei materiali: i cubetti per dire in Trentino, i ciotoli di fiume a Pavia o a Ferrara. A Milano invece i lastroni arrivavano giù dalla val d’ Ossola con le chiatte che scendevano il naviglio grande. Per non parlare poi degli orribili e scomodissimi (e immagino costosissimi) cubetti di granito che ahimè ultimamente stanno invadendo la città (e che prima dell’ infelice sistemazione di piazza della Scala non si erano mai visti). I cubetti di porfido perlomeno seguono le linee di spacco cava, per quelli di granito immagino gli sprechi (e la devastazione del povero Montorfano). Il granito nelle aree pedonali va posato in lastre martellinate, è anche più facile: ma fare le cose semplici e belle e fatte bene, quello non va più. Ma – mi chiedo – il parere alla soprintendenza l’ avranno chiesto?
Gentile Chiara Vogliatto, quando anni fa collaboravo con Repubblica Milano ho fatto una campagna per salvare i masselli che pavimentano molte strade milanesi, ho anche tenuto una sorta di lezione alla Commissione Lavori Pubblici del Comune per spiegar loro come si posano i masselli e lasciando fotocopie di un Manuale Hoepli del 19020 che spiga tutto. Non c’è stato verso. La verità è che non ci sono più operai che lo sappiano fare. Gli ultimi furono quelli della Cooperativa Selciatori, chiusa per mancanza di lavoro e perché non riusciva a competere con altre cooperative o imprese che vincevano col sistema del massimo ribasso e sapevano che la direzione lavori con loro era “distratta”.
Il parere della Soprintendenza è obbligatorio in base all’art. 10 comma 4 lett g) del D. Lgs. 42/2004 (codice dei Beni Culturali). Se non l’hanno chiesto, i lavori sono abusivi. Saluti
Sul cartello di cantiere l’ opera è falsamente qualificata di “manutenzione” e non c’ è traccia di autorizzazione da parte della soprintendenza. Si tratta quindi di un’ opera abusiva, la facesse un privato gli bloccherebbero i lavori.