PRIMA DELLA SCALA 2024, ESTASIATO E INDIGNATO

“Nelle mie ormai 9 Prime, questa è quella che mi è piaciuta di più”. Sono le parole del sindaco Sala all’uscita del teatro la sera del 7 dicembre, in occasione della prima rappresentazione della stagione operistica 2024-2025. In scena La Forza Del Destino di Giuseppe Verdi, un’opera profonda e attuale. La serata è stata accolta con 12 minuti di applausi, 1 in meno rispetto al Don Carlos dell’anno scorso. La Prima 2024 rappresenta un grande traguardo per il teatro milanese, che non vedeva una rappresentazione così estasiante da lungo tempo.
«Le scene sono molto belle, Netrebko è superba, nella semplicità della regia la trama esce bene» Stefano Boeri, Presidente di Triennale. «Difficile dire che si potesse fare meglio» «una grande prova d’orchestra, una Netrebko inarrivabile e una regia intensa» Alberto Veronesi.«E’ tutto molto bello, una delle recite di grande tradizione, devo fare i complimenti a Meyer».«Questa è un’opera che muove il cuore, uno dei capolavori di Verdi, sono un grande fan della Forza del destino» Alexander Pereira, ex sovrintendente della Scala. «Mi piace questa scenografia classica ma anche divertente, come nel momento del carillon, credo che il successo di stasera sia evidente dagli applausi che non sono mai scontati». Angelo Crespi, Direttore di Brera. «Un’opera oltre le aspettative, la scenografia interessante, il coro potentissimo, la Netrebko bravissima. Un bell’insieme per un’opera che ha un tema molto importante in questo momento, e speriamo che nel 2025 non ci siano più guerre» Emma Marcegaglia.
A creare un tale successo, oltre alla grande qualità musicale, sono state la regia e la scenografia. Un approccio mai visto prima, con una grande piattaforma circolare rotante, che ha permesso di eliminare la staticità che spesso penalizza il teatro.
Sommato al continuo movimento della scena vi è il continuo movimento temporale. Ogni atto è stato infatti ambientato in un’epoca storica ed in una stagione dell’anno differente. Il primo atto era ambientato nel ‘700 in estate, il secondo nell’800 in autunno, il terzo durante il primo conflitto mondiale in inverno ed il quarto in tempi moderni in primavera. Le stagioni, che segnavano i passaggi cruciali della trama, sono diventate metafora di mutamenti interiori nei protagonisti, accompagnando lo sviluppo della storia con grande maestria. Sbalorditiva è stata la cura dei particolari del terzo atto, ambientato in una trincea della grande guerra che, sia dal vivo sia sullo schermo, pareva essere un set cinematografico.
Due parole sull’opera
La Forza Del Destino, composta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, è una tragedia che esplora temi di vendetta, amore, destino e colpa. La trama ruota attorno al conflitto tra il giovane Don Alvaro e il padre della sua amata, Leonora. Un dramma segnato da errori fatali, incomprensioni e l’ineluttabilità di un destino che sembra giocare contro i protagonisti. Come spiega il Maestro Fabio Sartorelli, docente di storia della musica al conservatorio di Milano, nelle opere, così come nella letteratura, la morte è sconfitta dall’amore, che è a sua volta sconfitto dal destino.
Quest’ultimo è subito presentato nella sinfonia d’apertura due volte, con i tre rintocchi eseguiti dai corni, uno per ciascuno dei tre giovani sventurati. Il vero tema del destino arriva subito dopo i corni (la si do mi – la si do mi…). Questo motivo non abbandona mai il resto della partitura. Anche quando viene presentato il tema dell’amore di Leonora o la preghiera di supplica, c’è sempre quel destino che, come una serpe, rimane attaccato, pronto a mordere.
Verdi riesce a tradurre in musica e a racchiudere all’interno della sinfonia di apertura tutta la trama dell’opera. Verdi: La forza del destino: Overture (Sinfonia)
Questo capolavoro è stato scritto in un periodo di grande turbamento per Verdi, che lavorò a più riprese sul libretto, apportando modifiche anche dopo il debutto a San Pietroburgo nel 1862. La versione definitiva (la stessa di quest’anno) fu presentata alla Scala nel 1869. Durante la scrittura, il compositore emiliano, si trovava nella sua villa a Sant’ Agata. Per questo motivo, prima dell’inizio dell’opera, in teatro ha rotto il silenzio un urlo: “Salvate Sant’Agata”. La villa è stata messa in vendita e rischia di andare perduta.
Purtroppo salvate Sant’Agata non è stato l’unico urlo della serata. Durante l’uscita dei singoli attori al termine della rappresentazione si sono sentiti diversi “buu” provenire dai palchi alti del teatro.
Sono rimasto indignato.
Dopo una storia così profonda ed attuale, che parla di amore, guerra, ma soprattutto di speranza, non capisco come si possa anche lontanamente pensare di giudicare un artista basandosi sulla sua nazionalità.
La strepitosa Anna Netrebko, e non solo lei, è stata fischiata ed ha ricevuto dei “buu” in quanto russa. L’arte deve essere un linguaggio che permette l’interscambio tra i popoli e tra gli artisti. La musica è una forma di dialogo che si estranea dagli schieramenti politici. «Fare buu ad Anna Netrebko perché russa è ridicolo. Non apprezzo che uno spettacolo sia preso in ostaggio così. Non c’è una Netrebko in ogni generazione, se abbiamo la fortuna di averla qua in teatro bisogna essere calorosi e applaudirla».
«Ho incontrato la Netrebko poco fa; lei è molto forte e non si lascia toccare da questo. Non ci si può nascondere dietro un dito sempre… lo trovo molto ingiusto, lei è una cantante di qualità che dà tantissimo alla Scala e siamo consapevoli di quello che abbiamo. Se un’opera come questa non è alla Scala da così tanto tempo e alla prima ci sono motivi: non ci sono sempre cantanti adeguati. La Netrebko lo è». Dominique Meyer, sovrintendente della Scala.
In questi ultimi tempi si parla spesso di abbattere quelle che sono le barriere sociali. Una società che giudica un artista basandosi sulla nazionalità dimostra di non aver capito nulla e di non saper trarre da un’opera così profonda come La Forza Del Destino neanche il più piccolo insegnamento.
Jacopo Enrico Scipioni
