BILANCIO A2A: NON È TUTTO ORO CIÒ CHE LUCCICA

In questi giorni A2A ha presentato prima a Brescia e poi a Milano il proprio bilancio di sostenibilità dove viene narrato il migliore dei mondi possibili. Alla fine del 2023 era partita la nuova comunicazione per A2A Life Company realizzata da Serviceplan Italia. Un nuovo flight di campagna che raccontava i valori della life company e il suo impegno per la transizione ecologica.
Si parla di circolarità dell’energia e della scelta di investire nelle energie rinnovabili, di economia circolare e di come la multiutility saprebbe dare nuova vita ai rifiuti trasformandoli (meglio dire bruciandoli) in risorse. In questi giorni ha presentato a Brescia e a Milano (i cui comuni sono azionisti di controllo con il 51% delle azioni) in pompa magna il suo bilancio di sostenibilità ambientale presentato all’inizio del mese di Giugno.
A2A non è più solo un’azienda milanese e bresciana è la prima azienda per tonnellate di rifiuti urbani trattati e inceneriti (da Brescia a Bergamo da Milano ad Acerra (Na) fino alla provincia di Pavia), secondo operatore per energia elettrica distribuita e per capacità installata da fonti di energia rinnovabili. È al nono posto per quota di popolazione servita nel ciclo idrico integrato e al quarto per energia elettrica venduta.
Proprio in questo settore c’è stata recentemente una discussa e costosissima acquisizione degli asset di distribuzione elettrica di E-distribuzione (gruppo Enel) della provincia di Milano e Brescia, esclusi pochi comuni della cintura Nord e della Valtrompia, per un totale di circa 800 mila contatori, circa 5.000 km di cavi in media tensione, oltre 12.000 km cavi in bassa tensione, circa 9.500 cabine secondarie e 60 cabine primarie.
Dagli investimenti per la produzione di energie da fonti rinnovabili alla distribuzione di tutte le energie fossili e rinnovabili. Maggiormente si punta sulla rendita e sulla gestione del trasporto di energia, che solo al 30% è da fonti rinnovabili. Con uno stile oramai collaudato, i sindaci di Milano e Brescia, a sorpresa e ad operazione conclusa senza uno straccio di dibattito pubblico e dei rispettivi consigli comunali, oramai ridotti a passacarte hanno reso nota l’operazione.
E’ di qualche giorno fa la notizia che la Regione Campania batte cassa nei confronti dell’utility sui profitti extra degli ultimi tre anni realizzati con l’inceneritore di Acerra (Na), che A2A si sarebbe trattenuta. Per l’Anac (anticorruzione) la richiesta è lecita, visti i prezzi energetici alle stelle praticati grazie alla crisi del gas russo che hanno consentito alla multi-utility di generare maggiori ricavi rispetto agli anni passati.
La quantità di rifiuti bruciata da A2A all’interno del forno inceneritore di Acerra è enorme, circa 750 mila tonnellate annue. La struttura è di proprietà della Regione Campania e la multiutility lo gestisce dal 2010 su mandato del governo.
La prioritaria e necessaria decarbonizzazione in un pezzo importante della inquinata pianura padana è lasciata in mano a player che non sopportano la tassazione dei loro extra-profitti e neppure la loro equa spartizione.
Nello scorso aprile hanno manifestato sotto la sede della Prefettura di Messina i lavoratori della centrale termoelettrica A2a di San Filippo del Mela (Me), dopo aver appreso l’assenza di prospettive per un sito che, dopo la fuoriuscita dagli idrocarburi, non è stato riconvertito ed ha intrapreso inesorabilmente la strada della fine del ciclo produttivo visto che le promesse dei progetti aziendali di A2A del nuovo polo tecnologico sono rimasti sulla carta.
I sindacati hanno chiesto una soluzione di riconversione capace di salvaguardare l’occupazione e l’economia di quell’area. A rischio ci sono 153 posti di lavoro tra i diretti più tutto l’indotto e anche questo non viene raccontato nella relazione di bilancio.
C’è anche un matrimonio contestato e l’ipotesi di turbativa d’asta nella fusione fra Aeb (Seregno) e A2A. La Procura ora vuole un processo.
Si sarebbe favorita la Roland Berger, una società di consulenza strategica specializzata recentemente anche nel settore energetico, nella scelta dell’advisor industriale (A2A, con un incarico ritenuto pilotato). Tant’è che il Consiglio di Stato ha congelato l’assegnazione della commessa per l’aggiornamento dell’impianto ad A2A.
I giudici amministrativi vogliono vedere chiaro sull’effettiva sostenibilità economica del piano vincente e ordinano una valutazione tecnica nel merito. Infine, al primo aprile scorso, è caduto l’ultimo baluardo della ricarica elettrica: il canone flat mensile di A2A. La multiutility padana era rimasta l’unica con tariffe convenienti rispetto al pieno di energia elettrica; in particolare con gli abbonamenti mensili E-Moving Large da 200 kWh e Extra Large da 320 kWh. Ora, il primo passa da 92 a 106 euro (0,53 euro a kWh) e l’ultimo abolito. Sono poi aumentate le ricariche alle colonnine Fast+ e quelle Ultrafast (potenze oltre i 99 kW) che passeranno alle tariffe a consumo previste da A2A, fino a un massimo di 84 centesimi a kWh.
Un suicidio della mobilità elettrica e al tempo stesso della “mission” di una grande multiutility che dice di puntare all’energia sostenibile e alla decarbonizzazione. Infine come non ricordare che nel maggio scorso il Comune di Cremona (csx) che aveva sollevato delle perplessità sul piano di sviluppo di A2A a proposito del termovalorizzatore e dell’impianto di biometano di Gerre Caprioli (cr).
Per questo è stato accusato dall’Ad di A2A di sindrome di Nimby (non nel mio giardino) dei cremonesi mettendo in discussione l’ingresso della Utility locale in A2A. Gli investimenti sul territorio vanno fatti con l’adesione delle comunità locali e non contro e devono avere una logica di sviluppo sostenibile e non esclusivamente di lucro ha ripetuto l’amministrazione comunale.
Dario Balotta

