LE ATTUALITÀ MILANESI

Cari amiche e cari amici, commentare i fatti delle ultime due settimane mette francamente in imbarazzo. Quel che sta succedendo nel mondo nella sua gravità era francamente impensabile e credo che quando il Papa ammonisca che stiamo vivendo i primi momenti della terza guerra mondiale ha colto come sempre nel segno.
I tanti che hanno vissuto come me il primo bombardamento a Milano e la discesa affannosa per le scale di casa per andare in rifugio, che altro non era che una rozza puntellazione in legno delle cantine, sanno cosa vuol dire la guerra e il terrore che provavamo. Il suono delle sirene è indimenticabile. Con questi incubi che ci rendono insonni si fa fatica a parlare del nostro pollaio politico ma questo comunque dobbiamo fare.
L’INTERVISTA A SALA SU REPUBBLICA DEL 5 OTTOBRE SCORSO
La riporto in calce a questa lettera perché è difficile commentarla senza fare troppi virgolettati ma leggendola si ha l’impressione di una intervista “concordata” ossia una di quelle in cui l’intervistato ha chiesto all’intervistatore di fargli domande compiacenti per avere l’occasione di esprimere il suo pensiero senza assumersi il fastidio di scriverle di suo pugno.
Alla prima domanda sul “modello Milano” risponde dunque di esserne strenuo difensore e che con questo modello ha reso Milano internazionale e “ponendo sempre attenzione al welfare”.
Ma chi gli ha detto che i milanesi vogliono vivere in una città internazionale? Era questa la loro massima aspirazione? Oggi sono contenti – tutti – che questa amministrazione stia svendendo il suo patrimonio di immobili e di aree agli operatori immobiliari stranieri e nostrani?
La sua attenzione è per il welfare (benessere) ma per chi? Inutile che vi dia io la mia risposta che immaginerete di certo.
Coerentemente l’intervistatore subito gli chiede se Milano non sia solo per ricchi. Ci mancherebbe! Le critiche a questo welfare e a questo “modello Milano” gli sembra che “arrivino solo da una bolla autoreferenziale che non propone soluzioni alternative”.
È chiaro a chi si riferisce, forse anche a noi di ArcipelagoMilano ma evidentemente non ha letto quello che pubblichiamo, dove pullulano le risposte a cominciare con l’esortazione a non fare da tappetino agli operatori immobiliari.
Il Sindaco non segue certo la chat di gruppo Sveglia, Milano animata da Luigi Corbani, forse la sua segreteria non lo informa. Certo non legge le rubriche di posta dei lettori pubblicate da Corriere della Sera e da altri giornali.
Più di recente si è mossa, su iniziativa di Emilio Battisti, una petizione che chiede a Sala di rispondere a 10 domande. Chi vuol saperne di più troverà tutto qui, comprese le domande e l’invito a sottoscriverle. Un’occasione da non perdere.
Forse anche lui è chiuso in una bolla autoreferenziale.
Ma andiamo avanti.
I dati del turismo lo incoraggiano a proseguire su questa strada che piace tanto agli albergatori, ai ristoratori a bar e pasticcerie. Ma quanti sono in percentuale sui residenti? Sono categorie che vanno privilegiate? È vero che danno occupazione ma di che tipo?
Le parole su Gabrielli sono incredibili. Quanto ne sa e ne capisce di coesione sociale un “poliziotto”? Forse convincerà il Sindaco a mandare più vigili in strada ma certo non lo aiuterà a risolvere i problemi de disagio sociale che sta alla base dei disordini e della microcriminalità Questi problemi nascono dalla mancata attenzione al problema delle periferie che, malgrado tante parole, sono lì da almeno vent’anni.
Veniamo all’accenno al verde e ai nuovi parchi privati nati dalla famosa collaborazione tra pubblico e privato, una questione che riguarda anche il problema casa.
Da sempre considero la collaborazione tra pubblico e privato una iattura: il pubblico faccia il pubblico e il privato faccia il privato, non devono “collaborare”, perché questo rapporto è sempre asimmetrico a favore del privato che comunque ci guadagna come ci spiega in maniera inequivocabile il libro di Lucia Tozzi L’invenzione di Milano – Colto della comunicazione e politiche urbane (Canopio ed. giugno 2023). Un libro che dovrebbe essere letto soprattutto dagli studenti futuri urbanisti per capire come il capitale finanziario e gli immobiliaristi si stiano appropriando della ricchezza della città e non diventare servi sciocchi di questi ultimi.
Sempre in questo libro si capirà come una comunicazione subdola e accattivante travolga tutto in un’epoca storica che ha visto molto bene come il potere del marketing riesca a mettere all’angolo gli avversari politici non solo quelli della società civile ma persino all’interno del mondo della politica. Che questa strategia sia vincente lo si deve quei poteri che nel marketing possano investire some di denaro senza limiti.
Sempre in questa intervista Sala si definisce “non centrista” e “antifascista”. Più che non centrista mi sembra che sia un “centrocampista” della squadra degli operatori economici e degli immobiliaristi. “Antifascista” è una connotazione della quale troppo spesso se ne fregia non sa cosa vuol dire essere antifascista. L’antifascismo è anche un insieme di ideali e di idee che guardano al destino degli ultimi. Chi non ha empatia per gli ultimi non è un antifascista a tutto tondo.
Bontà sua, verso la fine dell’intervista, parla del traffico. Non conosceva ancora gli ultimi dati dell’AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio) che sono comparsi oggi sui quotidiani: una sconfitta delle politiche della mobilità urbana.
La questione dei morti in strada, soprattutto ciclisti, è un problema recente: e se avesse a che fare sulle recenti politiche di riduzione delle superfici a parcheggio che ha reso il traffico veicolare in stato di nevrosi permanente?
Il traffico milanese ha nuove presenze, parlo delle consegne a domicilio. Una forte percentuale viene effettuata da “padroncini” che si muovono con i loro furgoni ma anche da auto private.
Di recente ho “intervistato” un gentile signore che mi consegnava un pacco ed era sul mio passo carraio. Gli ho chiesto per chi lo facesse. La risposta è che lavora per negozi e commercianti che non hanno un loro servizio dedicato e che il sistema si è diffuso col “passaparola”. Ovviamente senza la licenza del trasporto conto terzi.
Non poteva mancare una chiusa sul problema Meazza. “Il vincolo culturale è una cosa vergognosa” sono le sue parole per poi augurarsi che almeno l’Inter rimanga a San Siro. Ma come sempre evita l’interrogativo vero: perché un Comune deve sostenere una squadra di calcio che spende milioni per un solo giocatore sacrificando i beni comuni, le aree di sua proprietà.
Certamente non ha letto il nostro Quaderno N.1 dedicato proprio a questo problema.
Luca Beltrami Gadola
IL MONOPOLIO SALVA LE INEFICIENZE DI TRANORD A MILANO
Se ATM piange Trenord non ride. La percentuale di treni puntuali è più bassa di quelli di Trenitalia è anche più alta quella delle soppressioni delle corse. La crisi di Trenord si è fatta sentire in questi anni soprattutto nell’area metropolitana di Milano dove l’assenza di vere politiche integrate (orari, frequenze, interscambi, tariffe) con la rete milanese acuiscono la crisi del trasporto pubblico nell’area metropolitana.
Undici anni di Federalismo dei trasporti voluto da Formigoni e di gestione irresponsabile di dilettanti allo sbaraglio si sono rivelati un disastro nonostante l’alta spesa pubblica (quasi un miliardo di euro l’anno) sostenuta dai contribuenti lombardi e dalle tariffe dei pendolari. Sono rimaste lettera morta le promesse di economie di scala e di scopo derivanti dal “matrimonio” tra FNM e le FS, la pace “sociale” annunciata in pompa magna si è rivelata un boomerang (oltre uno sciopero al mese). Bassi standard di qualità hanno fatto perdere a Trenord molti passeggeri. Il 30% di utenza persa con il Covid non è stata recuperata.
Trenord si è rivelata protagonista di molti incresciosi fatti che dalla Caporetto del “goal rail” (15 giorni di blocco quasi totale) nel dicembre del 2012 quando Trenord volle un irresponsabile poker d’assi: l’adozione del nuovo orario invernale, l’adozione dei nuovi turni contrattuali, l’egresso del nuovo programma operativo “goal rail” e l’apertura della nuova linea Seregno Saronno, fu una Caporetto memorabile.
L’inchiesta sui disservizi fu poi affidata agli stessi dirigenti che hanno firmato e voluto a tutti i costi l’entrata in funzione dei nuovi sistemi. Da allora non se ne è più saputo niente. La vicenda delle ex presidente Achille del 2016 che usò i soldi di FNM (controllante di Trenord) per se e per la famiglia poi condannato.
Lo scandalo degli straordinari pagati ma non fatti ai macchinisti (2014). Ora la Regione Lombardia vorrebbe “prorogare” questa pessima gestione per altri 10 anni a Trenord con un nuovo contratto di servizio senza fare le gare europee per l’affidamento dei servizi. In tutta Europa dove le gare sono state effettuate il trasporto pubblico ha girato pagina. Centrando obiettivi di sostenibilità ambientale e di socialità portando i servizi di trasporto pubblico anche nelle periferie.
In Lombardia il consociativismo e l’uso clientelare delle aziende pubbliche da parte del proprietario, compratore e regolatore regionale (troppe parti in commedia) è più forte delle urgenze sociali ed ambientali. L’assetto monopolistico nessuna forza politica lo vuole smontare ed è anche sostenuto dai sindacati confederali. Concessioni balneari, licenze dei taxi, concessioni autostradali tutto fermo in un contesto corporativo dicono i progressisti che smettono di esserlo quando si passa a Trenord o ATM.
Dario Balotta

