SCOMMESSE
Come ci hanno spiegato nel numero scorso Sara Bonanomi e Maria Cristina Paganoni, nelle loro corrispondenze da Shanghai, l’Italia sta cercando, anche all’Expo 2010, di costruire la solita immagine del Bel Paese esportatore delle quattro A: Abbigliamento, Alimentazione, Arredamento, Auto e motori. Ma mentre i nostri Brambilla sgomitano in terra cinese nell’economia reale, sopra di loro aleggia una minaccia permanente: quella della crisi finanziaria.
La crisi in cui ci troviamo ĆØ determinata dalle scommesse. Preferisco chiamarle cosƬ piuttosto che speculazione, perchĆ© si capisce meglio la storia. Si ĆØ scommesso sulle materie prime, sulle valute, sui tassi di interesse, sui crediti, su tutto. Quando la posta ĆØ molto alta, al di sopra delle disponibilitĆ del banco (o della banca), può capitare che il banco (la banca) salti. Se alla roulette uno punta 1 milione su un numero ed esce l’en plein, se il banco non dispone di 35 milioni, salta. Per evitare questo, di solito si dĆ un limite alla puntata massima.
Queste scommesse, nella finanza moderna, si chiamano derivati. Qualche volta si chiamano diversamente, come nel caso dei mutui immobiliari in cui la scommessa era sulla crescita dei valori immobiliari: comunque si tratta pur sempre di giocate (derivati) su valori sottostanti da cui, appunto, derivano. Che in Borsa ci siano fenomeni di scommessa, ĆØ vero fin dalla sua nascita nell’Olanda del 1400. Era normale che un mercante con buone disponibilitĆ di denaro comprasse del grano in eccesso, se prevedeva che ci sarebbe stato un clima cattivo che avrebbe fatto salire il prezzo del grano. Certo non poteva comprare più del grano esistente sul mercato. Anche qui c’era un problema di misura, di limite alla quantitĆ , come nel gioco alla puntata. Quando la corsa all’acquisto eccede le quantitĆ disponibili, nascono le bolle.
Dopo la bolla del 1929 si pensava di essere vaccinati, ma cosƬ non ĆØ stato. Prima ancora della bolla immobiliare scoppiata nel 2007 c’era stata quella della new economy, in cui bastava che un’azienda avesse a che fare con i bit invece che con gli atomi perchĆ© il suo valore andasse alle stelle. Dalla bolla della new economy, invece, non abbiamo imparato nulla, anzi. Abbiamo capito che le bolle sono un ottimo esercizio per fare quattrini a spese di qualcuno. E infatti non era ancora finito lo sgonfiamento della bolla della new economy che giĆ si stava gonfiando quella immobiliare.
Che ci fosse in atto una bolla immobiliare, Robert Shiller lo disse chiaramente fin dal 2000 (v. Irrational Exuberance), ma la massa di persone che ci stava guadagnando sopra impedƬ che le autoritĆ monetarie prendessero l’iniziativa di sgonfiare la bolla prima che scoppiasse. Anche i tassi bassi di Greenspan della Federal Reserve contribuivano al gonfiaggio.
E adesso? Stiamo forse rinsavendo? Stiamo mettendo argini perchĆ© questo non si verifichi più? Quali regole sono state poste sui derivati, che rappresentano una massa di 700.000 miliardi di euro (secondo Marco Onado) qualcosa come 12 volte il PIL mondiale (parlo di valori nozionali, certo più alti di quelli di mercato o di rischio in cui si compensano attivi e passivi, sempre che si compensino) e che si scambiano OTC (over the counter) cioĆØ fuori mercato? Non dimentichiamo che prima di Clinton i contratti derivati restavano ai margini del mercato, perchĆ© considerati, giustamente, roba da scommesse, non da investimenti. Cosa ha infatti a che fare tutto questo con la funzione primaria della Borsa che ĆØ quella, dice lo stesso Shiller, “di dare liquiditĆ agli investimenti, di finanziare gli imprenditori che si assumono rischi⦔ Assolutamente nulla o molto poco, se pensiamo che certe forme di derivati sono tutt’al più il surrogato di una polizza assicurativa (sui cambi, sulle materie prime). Il fatto ĆØ che troppa gente potente ci guadagna sopra e non ha nessuna voglia di veder limitati i propri guadagni. Chi fermerĆ questa ondata di scommesse evitando che il banco (le banche) salti?
All’orizzonte non si vede nessuno, data la debolezza di istituzioni di fonti nazionali contro fenomeni di portata globale, salvo Obama che ha promesso di intervenire. RiuscirĆ il nostro eroe, stremato dalla lotta per una sanitĆ per tutti, a mettere in riga i finanziari, gli analisti, le societĆ di rating, tutti prevalentemente in conflitto di interessi e assoggettare, ad esempio, i derivati, a regole di contrattazione tipiche del mercato finanziario evoluto oppure semplicemente a imporre che chi scommette depositi le somme a rischio?
Se questo non avverrĆ , i nostri Brambilla avranno un bello sgomitare per esportare a Shanghai, ma quando torneranno a casa troveranno la recessione da crisi finanziaria, falliti i loro subfornitori, l’euro svalutato dalle scommesse contro l’euro e penseranno che le loro fatiche sono state inutili.
Ā
Franco Morganti
