RONDE. DECORATO DA SOLO FINO A FEBBRAIO

È il solito mistero all’italiana. Il Governo parla di allarme sicurezza, la gente dice di sentirsi in pericolo e di non uscire la sera per paura di essere assaltata da bande di extracomunitari ma poi nessuno si iscrive alle ronde istituite dal ministro degli Interni, Roberto Maroni. Come mai? Sono le persone che sono pigre e che si tirano indietro appena si tratta di mettere la faccia oppure questa fatidica emergenza sicurezza è tutta una montatura? Una risposta certa non esiste. Eppure questo è stato un tema centrale dell’ultima campagna elettorale, una delle chiavi di volta che ha convinto la maggior parte degli italiani a mettere la croce sul simbolo del Pdl.

Di sicuro c’è solo che a tre mesi dal decreto che ha istituito le regole per i cosiddetti “osservatori volontari”, a Milano solo un’organizzazione ha presentato regolare richiesta in Prefettura. Si tratta dell’Associazione poliziotti italiani che riunisce gli appartenenti delle forze dell’ordine in congedo ma che, in realtà, era già attiva nella nostra città dal giugno 2008. In precedenza a “proteggerci” da spiacevoli sorprese c’erano anche i Blue Berets e i City Angels: i primi avevano iniziato lo scorso giugno a pattugliare le tre linee della metropolitana con la benedizione del vicesindaco Riccardo De Corato che una volta li aveva pure accompagnati. Esperimento bruscamente interrotto ai primi di luglio perché la nuova legge parla esplicitamente di volontari. Loro, invece, prendevano dei soldi. A chiudere il cerchio, il legame tra il presidente dei Blue Berets, Vincenzo Scavo, e Gaetano Saya, il fondatore del nuovo Movimento sociale italiano. Per intenderci, quello che voleva istituire la Guardia nazionale italiana: camicia grigia e simbolo dell’aquila romana sul petto.

Completamente diverso il discorso sui City Angels: associazione nata nel 1994 “con lo scopo di assistere gli emarginati e tutelare i cittadini vittime della delinquenza”. Dopo il decreto del Governo loro hanno deciso semplicemente di non aderire passando dalla sfera dell’Assessorato alla sicurezza a quello dei servizi sociali. “Sulla strada noi portiamo assistenza a chi ha bisogno e non vogliamo trasformarci in ronde”, ha commentato il fondatore dei City Angels, Mario Furlan. Ricapitolando, quindi: non solo in pochi hanno aderito al richiamo del ministro degli Interni, Roberto Maroni ma di tre associazioni che si occupavano della nostra sicurezza ce n’è rimasta solo una. E tra l’altro non è neanche una certezza. Eh sì, perché il regolamento delle ronde prevede una fase transitoria di sei mesi che scadrà il prossimo 8 febbraio entro il quale il Viminale dovrà verificare l’esistenza di tutti i requisiti di legge.

Insomma se quello che ci dice il Pdl è vero e cioè che il nemico è dietro la porta di casa, non resta che barricarci nelle nostre abitazioni e uscire solo per andare a comprare il pane. Anche perché il paradosso dei paradossi è che chi da sempre si è occupato della sicurezza della cittadinanza non va più di moda. Stiamo parlando della polizia che recentemente è scesa in piazza per protestare contro la riduzione dell’organico di 40mila unità e contro il taglio del 44% delle risorse. Agenti semplici, uomini della polizia penitenziaria e forestale hanno sfilato per le vie di Roma al grido di “Basta con le ronde, basta con la privatizzazione della sicurezza”. Poliziotti comunisti? La risposta è no, nel corteo c’erano anche i sindacati di destra ma poco importa. Concentriamoci sui tagli che sono un dato incontrovertibile.

Chissà se almeno questi aiuteranno a far capire alla gente che è stato tutto un imbroglio?

Luca Perolo

 

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