teatro
IL PANICO
di Rafael Spregelburd traduzione Manuela Cherubini
Regia Luca Ronconi
Scene Marco Rossi Costumi Gianluca Sbicca Luci A J Weissbard Suono Hubert Westkemper Trucco e acconciature Aldo Signoretti
Con Riccardo Bini, Francesca Ciocchetti, Clio Cipolletta, Fabrizio Falco, Iaia Forte, Elena Ghiaurov, Lucrezia Guidone, Manuela Mandracchia, Valeria Milillo, Maria Paiato, Maria Pilar Perez Aspa, Valentina Picello, Paolo Pierobon, Alvia Reale, Bruna Rossi, Sandra Toffolatti
Produzione Piccolo Teatro di Milano ā Teatro dāEuropa
Ronconi torna allāEptalogia di Hieronymus Bosh di Spregelburd (sette testi in cui lāautore argentino mette in scena i corrispettivi odierni dei sette peccati capitali) e dopo La modestia dello scorso anno, dirige Il panico.
Un uomo muore incidentalmente cadendo da una scala. Sua moglie (che ĆØ anche sua madre adottiva) e i figli-fratelli non sanno dove lāuomo aveva nascosto la chiave della cassetta di sicurezza. La ricerca della chiave, che si scoprirĆ poi essere unāallegoria del Libro dei morti, genera (o meglio lascia scaturire, visto che il nesso fra una scena e lāaltra ĆØ spesso la casualitĆ e il caos degli eventi) sotto-trame che si mescolano/incontrano in una sorta di soap opera noir e ironica. I personaggi che popolano il mondo di Spregelburd sono tutti sopra le righe, quasi ad appiattire la distanza che ci sarebbe fra lāusale e lāinusuale, in favore di un piano di realtĆ alterato, in cui ogni carattere diventa caricatura: il morto che non sa di essere morto, la sensitiva che vede i fantasmi, il figlio dallāincerta identitĆ sessuale, la figlia ribelle, la coreografa, lāamante pazza, e anche i personaggi apparentemente minori come la banchiera, la poliziotta, lāamica della figlia, lo psicologo.
Una commedia dāambiente in cui lāambiente ĆØ sicuramente unāArgentina sullāorlo della crisi economica, ma soprattutto una post-modernitĆ dove tutto ĆØ collegato ma allo stesso tempo dove ĆØ impossibile ricomporre in modo logico le connessioni di questi collegamenti.
Ronconi ricrea questo clima da fotoromanzo pop anni-novanta con un palco giallo e inclinatissimo, che quasi fa scivolare gli attori verso proscenio, dove con il gesso, su una pedana rialzabile, ĆØ disegnata la sagoma del morto. Le solite scenografie ampie e semoventi, sicuramente belle e appaganti dal punto di vista estetico, ma che il pubblico ormai si aspetta, sono completamente bianche (i teli, i divani, i tavoli, le sedie) come se il contesto fosse neutro, per dare meglio la possibilitĆ ai colori dei personaggi di emergere e schizzare.
La recitazione ronconiana in questo caso sembra ancora più adatta a Spregelburd rispetto alla Modestia, anche se in certi punti lāattenzione alle singole parole (che nella maggior parte dei casi permette al pubblico di cogliere le sfumature della scrittura brillante dellāautore argentino) sarebbe potuta essere accompagnata da un maggior fluiditĆ . Il cast dāattori ĆØ eccezionale, sia come numero sia come talento. Il gran numero di personaggi fa sƬ che quasi tutti i ruoli siano minori, tranne forse la madre/moglie Maria Paiato e il figlio Fabrizio Falco, ottimi soprattutto nel riuscire a mettere vita e immagini proprie allāinterno del rigido tracciato ronconiano (cosa che non sempre gli attori riescono a fare).
Fuori dal teatro, alla prima del 15 gennaio, le espressioni del pubblico, divertito e per niente annoiato nonostante la lunghezza dello spettacolo, confermano il successo della messa in scena.
Piccolo Teatro Strehler dal 15 gennaio al 10 febbraio
In scena
Al Teatro TF Menotti dal 10 al 27 gennaio Anima errante di Roberto Cavosi, regia di Carmelo Rifici.
Al Teatro Elfo Puccini dal 16 al 20 gennaio Corsia degli incurabili di Patrizia Valduga con Federica Fracassi.
Al Teatro I dal 16 al 21 gennaio La Merda di Cristian Ceresoli.
questa rubrica ĆØ a cura di Emanuele Aldrovandi
questa rubrica ĆØ a cura di Emanuele Aldrovandi
