EXPO 2015. PER NOI UNA RUSPA NON FA PRIMAVERA

La lite mediatica tra Giuseppe Sala, AD di Expo2015 SPA che annuncia l’arrivo delle ruspe, e Stefano Boeri, nuovo assessore alla cultura del Comune di Milano con deleghe all’evento Expo, interessa poco. Per l’Expo le cose delle quali i cittadini milanesi devono occuparsi, anzi preoccuparsi, sono altre: l’acquisto delle aree – non dimentichiamo che pare che queste aree vadano bonificate: a spese di chi? – e il nuovo progetto sono i temi in campo.

Sull’acquisto delle aree abbiamo giĆ  detto e scritto su queste colonne e crediamo di aver interpretato la volontĆ  dei cittadini milanesi, quella uscita dalle urne e che ha cambiato sindaco, Giunta e Consiglio comunale: i milanesi non sono d’accordo che si debbano regalare soldi, diritti edificatori e altre utilitĆ  nĆ© alla famiglia Cabassi, nĆ© a Fiera Milano per risistemare i suoi bilanci nĆ© indirettamente ad altri proprietari che confinino con il futuro sito di Expo. Le strade ci sono perchĆ© questo avvenga, certo si scombinano i giochi che con tanta cura erano stati predisposti al riguardo. Milano ha il dovere di farlo se ĆØ vero che soffia un altro vento. Ci contiamo.

Ma veniamo al progetto. Anche di questo abbiamo scritto, ma ecco quello che dice Giuseppe Sala: Ā«La mia opinione ĆØ che sarebbe un errore vendere Expo come un grande orto botanicoĀ», Ā«Non c’ĆØ una conferma completa del progetto dell’orto botanico planetarioĀ», Ā«Si tratta di una scelta di concretezza che nasce dalla discussione con il Bie e con gli altri Paesi, per una logica più attrattiva, per far sƬ che vengano più nazioni possibile, (…) i visitatori devono venire a Milano per vedere qualcosa di unico, non qualcosa che possono vedere a cento chilometri di distanzaĀ», Ā«L’Expo ĆØ sempre stata una finestra sul futuro, credo che dobbiamo dare un’immagine orientata al futuro, nel rispetto del temaĀ», Ā«Penso a un padiglione che ospiti il supermarket del futuro, o ai cibi del futuroĀ».

Allora o se ne torna a casa lui perchĆ© non interpreta correttamente il mandato, la volontĆ  del consiglio sino al suo insediamento, o se ne va a casa l’intero consiglio di Amministrazione che a due anni data si sveglia e cambia il programma con la stessa disinvoltura con cui si voltano le pagine di un calendario. Tanto per intenderci: questa ĆØ la “squadra”(1) della quale dovremmo fidarci da qui al 2015? Questa ĆØ la squadra di fiducia di Giuliano Pisapia?

Mettiamo un po’ in fila le cose. Letizia Moratti, sindaco allora, andò in giro in nome della cittĆ , cioĆØ a nome nostro, chiedendo a mezzo mondo di dare fiducia a Milano assegnandole l’edizione 2015 della Esposizione Mondiale. Il governo Prodi l’ha sostenuta anche se a capo di una maggioranza diversa da quella milanese e per finire lo stesso Berlusconi l’ha nominata “commissario straordinario” per dare a lei “dottoressa Letizia Moratti sindaco pro tempore di Milano”, tutti i poteri che le sarebbero potuti servire – e non li ha saputi usare – per garantire il felice esito della manifestazione. Milano, che non ĆØ un’entitĆ  metafisica o un marchio commerciale, ĆØ una collettivitĆ  – una civitas – ha un ruolo chiaro: rappresentare una parte importante delle capacitĆ  intellettuali, economiche, politiche e sociali del Paese. “Milano ambasciatrice d’Italia nel Mondo” (L. Moratti e altri in diverse occasioni).

L’immagine di Milano ĆØ legata a filo doppio al successo di Expo. Dunque, come cittadini, ĆØ nostro diritto sapere, sapere tutto. Vogliamo vedere la “road map” con qualcuno che ci spieghi con che criterio e su quali basi ĆØ stata tracciata; vogliamo vedere il nuovo master plan prima di trovarci nelle condizioni iniziali, quando ĆØ stata presentata un’ipotesi vergognosa; vogliamo vedere i conti di previsione con qualcuno che li certifichi autorevolmente e non di parte; vogliamo capire con che criterio e chi assegnerĆ  i lavori, bandirĆ  i concorsi di progettazione e li giudicherĆ ; vogliamo essere sicuri che alla fine non restino solo macerie e debiti; non vogliamo che alla fine qualcuno parli di “disastro colposo”; vogliamo “partecipare”.

Di recente Giuseppe Sala ha detto: “Sono rimasto colpito da una frase che mi ha detto il sindaco di Shanghai: Ā«Uno dei motivi alla base del successo del nostro Expo ĆØ stata la devozione della genteĀ». Un po’ dobbiamo entrare in questa mentalitĆ ”. Devoti a che? Al dio denaro? Ai poteri forti? A chi ci ha governato? Nossignore. Milano oggi ha nuove “devozioni”, se cosƬ le vogliamo chiamare, e tra queste senz’altro la trasparenza e la partecipazione. Il vento ĆØ cambiato.

Luca Beltrami Gadola

(1)

La squadra (consiglio di amministrazione di Expo2015 spa):

Diana Bracco, presidente e rappresentante della Camera di Commercio di Milano

Giuseppe Sala, Amministratore delegato e rappresentante del Comune di Milano

Leonardo Carioni, per il Ministero dell’economia e delle Finanze

Enrico Corali, per la Provincia di Milano

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