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LA DARSENA RITROVATA O … PERDUTA?

Osservazioni un passante nostalgico. Da bravo cittadino, l’altro giorno sono andato a trovare la Darsena. Volevo vedere, come tutti, il risultato finale di tanto lavoro, tante polemiche, tanta applicazione, tanti soldi, tanta attesa. Sceso alla fermata del 9, gli occhi hanno finalmente visto. Gli argini, il mercato, la passeggiata, le isole, il ponticello dove prima si annunciava il Bobino, e tanta, tanta, gente a passeggio. Famiglie, turisti, milanesi e giapponesi, giovani e anziani, bambini in bici e fotografi della domenica, fidanzatini e vecchie coppie. In mezzo all’acqua, anatre in bella vista.

10ucciero22FBUn bel quadretto urbano, un ampio spazio offerto a chi prima poteva solo (?) affacciarsi dai muretti e guardare sotto, fin dentro la macchia vegetale, o, se voleva perdersi, nello scorrere del Naviglio. Tutto bello, tutto ordinato, tutto sistemato, tutto nuovo, eppure, quasi impercettibile, un senso di disagio, come di mancanza, anzi di perdita, si faceva strada. Cosa avvertivo come perduto, senza sapere bene cosa avessi perso? E cosa appariva non ritrovato, ma piuttosto aggiunto, anzi giustapposto? Quali ricordi mi impedivano di godere senza riserve dello spettacolo della Darsena così finalmente “ritrovata”? Tutto così bello, lindo, ordinato, eppure per questo, proprio per questo, in qualche modo incoerente con la memoria.

Finalmente la sensazione filtrava nella coscienza, con i primi segni di ricordo e cognizione. Dagli argini finalmente passeggiabili, dalle nuove costruzioni lungo la riva, dalle isole dedicate alla inevitabile istanza promozionale, dai molteplici loghi del noto operatore telefonico, mancava proprio lei, la Darsena, quella Darsena che per decenni ci aveva abituato alla sua vista e che inconsapevolmente avevamo fatta nostra, intimamente, tanto da avvertirne ora, che non c’è più, la mancanza.

Non c’è traccia di quel disordinato coacervo di vegetazione, sabbia, acque stagnanti, canneti, rottami arrugginiti, che, pur in uno stato così miserando, ci era divenuto familiare per non dire caro, testimonianza dell’inestinguibile capacità della natura di riprendersi i luoghi lasciati dalla mano dell’uomo, e di conservarli a testimoni allusivi della loro originale funzione. Memoria e Natura, confusamente affastellati nella macchia, ma ancora evocativi, forma quasi indistinta dell’antico porto, e forza primigenia, accerchiata e ridotta allo stremo nello spazio urbano, eppure ancora capace di rivivere nelle strettissime aperture che quello distrattamente gli lascia.

Piazza d’Acqua, si diceva nel presentare la fisionomia della Nuova Darsena, e piazza d’acqua abbiamo avuto, ordinata, composta e fruibile, ottimo fondale per turisti, ma, pour cause, artificiale e come dimentica di sé e del suo sedime ultradecennale.

La Darsena, come la ricordiamo e come non c’è più, contraddiceva silenziosamente, con il suo tenace sopravvivere, con la sua macchia disordinata eppure vitale, con il suo carattere orgogliosamente periferico, l’artificialità di uno scenario urbanizzato che non tollera eccezione, quello stesso contesto omologante che oggi incorona in Garibaldi Porta Nuova uno pseudo campo di grano come tributo alla memoria contadina, in realtà arrogante affermazione proprietaria su di uno spazio comune.

Ora, la Darsena ritrovata “sana” quella irriducibilità, culturale e ambientale, quella ferita, quella contraddizione a un contesto cittadino che impone i riti del passeggio, della visita e della movida, dove prima s’erano riformati boscaglie, canneti, nidi, e anche, certo, topi. Forse il partito del germano reale qualche ragione l’aveva, forse il tema progettuale qualche buco inesplorato l’ha lasciato, forse rimpiangeremo perfino i topi, che non saranno le lucciole di Pasolini, ma insomma contraddicono un paesaggio completamente igienizzato e antropizzato.

Darsena, ritrovata o definitivamente perduta?

 

Giuseppe Ucciero

 

PS. invito a leggere queste righe non come critica ad un’amministrazione che ha pur ben meritato.

 

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