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CITTÀ BENE COMUNE 2014: QUATTRO LIBRI PER DISCUTERE

Alla Casa della Cultura di Milano ha preso il via il ciclo di incontri Città Bene Comune. Ospiti di questa seconda edizione – curata chi scrive e organizzata con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano – sono gli autori di quattro pubblicazioni che trattano, da differenti punti di vista, temi e questioni inerenti il progetto e il governo della città e del territorio.

03riboldazziFB16Lunedì scorso (il 28 aprile) ha inaugurato la serie Iolanda Romano che nel suo Cosa fare, come fare (Chiarelettere, 2012) affronta il tema della partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano, soprattutto quelle sulla città, il territorio, l’ambiente. La fondatrice e presidente di Avventura urbana – società che si occupa di mettere a punto e gestire processi partecipativi – ha ribadito la necessità di imboccare la strada di una «progettualità diffusa» come prassi operativa tesa a «migliorare complessivamente la struttura della nostra democrazia». L’autrice – anche sulla base della sua lunga esperienza sul campo – crede infatti nella possibilità di «costruire un processo vivo in cui tutti abbiano spazio e voce […]: il modo più autentico – afferma – di fare politica». Le questioni che suscita quella che Gustavo Zagrebelsky ha definito «una teoria dell’agire deliberativo in tutte le sue strutturazioni pratiche» sono diverse specie se rapportate al progetto urbano e territoriale, ai meccanismi consolidati che regolano i processi pianificatori e, non ultimo, alla cultura urbanistica maturata prevalentemente nel corso del novecento. Ne hanno discusso con l’autrice Matteo Goldstein Bolocan (docente di urbanistica e geografia urbana al Politecnico di Milano), Alessandro Maggioni (presidente di CCL Cerchi Casa e di Federabitazione Confcooperative Lombardia) e Paola Savoldi (docente di strategie e politiche urbane al Politecnico di Milano).

Lunedì prossimo (il 5 maggio alle 18:00) sarà invece la volta di Elena Granata e Paolo Pileri, coautori di Amor Loci: suolo, ambiente, cultura civile (Cortina, 2012). Anche in questo caso si tratta di un libro «militante e partigiano» che denuncia le gravissime conseguenze di un dissennato consumo del suolo e, più in generale, quelle di una cultura diffusa ben poco attenta ai valori paesistici e ambientali. Se – come scrivono Pileri e Granata – «il modo in cui una società usa la propria terra è da sempre lo specchio della sua cultura civile», guardando ai paesaggi che ci circondano o riflettendo sulle condizioni ambientali che lasceremo a chi verrà dopo di noi vien da chiedersi quale cultura civile custodisca la nostra società e soprattutto quale cultura urbanistica e politico-amministrativa abbia nutrito le trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato la città e il territorio in cui viviamo. Secondo gli autori la risposta è chiara: si è trattato di una cultura del progetto urbano e del governo del territorio miope che – scrivono nell’introduzione al libro – «anziché difendere i beni comuni e interpretare al meglio gli interessi collettivi, è stata uno dei principali garanti dell’interesse privato, venendo meno alla sua missione culturale e regolativa e rimanendo colpevolmente elusiva sulla questione ambientale». Di questa lettura e di altre questioni sollevate nel libro Paolo Pileri e Elena Granata discuteranno con Damiano Di Simine (presidente di Legambiente Lombardia), Luca Martinelli (giornalista e redattore di “Altreconomia”), Paolo Sinigaglia (presidente di Italia Nostra Lombardia).

Protagonista del terzo incontro (lunedì 12 maggio alle 18:00) sarà Graziella Tonon che nel suo La città necessaria (Mimesis, 2013) riflette sui controversi esiti di certi approcci – caratteristici della modernità e della contemporaneità – alla trasformazione degli spazi urbani e dei paesaggi che – sostiene – hanno dato luogo a «contesti [dove] nessuno sembra più in grado di fare città, di prendersi cura delle cose, di lodare il mondo e di costringersi all’umano». Se – scrive – «il principio ordinatore degli assetti fisici e funzionali è [la sola] remuneratività degli investimenti e la riduzione a valore di scambio di ogni cosa» ne risultano città che si configurano «sempre meno [come] luogo dell’abitare» civile e dove quella «unità inscindibile di civitas e urbs» tipica della cultura urbana europea viene meno. L’autrice insiste invece sulla necessità di contrastare «la dissoluzione dell’urbano» (un modello insediativo – afferma – «molto più sostenibile di quello metropolitano») sia riprendendo «la lezione vivente» che ancora sa impartire la città storica sia ritrovando «il terreno del senso che ha sempre guidato la costruzione dei luoghi». Discuteranno con Graziella Tonon di questo modo di intendere l’urbanistica e il ruolo dell’urbanista nella società contemporanea Giacomo Borella (architetto associato dello Studio Albori), Stefano Levi Della Torre (docente di storia dell’arte contemporanea al Politecnico di Milano, pittore e saggista) e Pierluigi Panza (giornalista del “Corriere della Sera” e docente di estetica al Politecnico di Milano).

Chiude il ciclo di incontri (lunedì 19 maggio alle 18:00) Stefano Moroni che nel suo La città responsabile. Rinnovamento istituzionale e rinascita civica (Carocci, 2013) tratta la «questione delle regole che disciplinano la convivenza urbana», in particolare quelle urbanistiche che – scrive – «hanno un impatto enorme sulle nostre vite e sul nostro benessere, sulle formazioni sociali e sull’attività economica». Moroni – riprendendo «alcuni tratti della concezione liberale classica» e al tempo stesso prendendo le distanze dal cosiddetto “neoliberalismo” – ne critica anzitutto l’uso strumentale («alla mercé delle maggioranze del momento») e l’amplificarsi contorto che finiscono con l’indebolire quel tacito patto sociale su cui da secoli si fonda l’idea stessa di città. In alternativa propone una regolazione pubblica fondata su un’etica delle regole condivisa, una sorta di «cornice impersonale per la pacifica e benefica convivenza sociale che – afferma – può riuscire solo se è semplice, imparziale e stabile». Un contesto normativo in cui i cittadini possano esercitare «la loro libertà attivamente ma con onestà» perché – sostiene – solo la coesistenza di «diritto responsabile e libertà individuali onestamente esercitate […] favoriscono una città prospera e creativa». A discutere con Stefano Moroni di quella che, prima che dell’urbanistica, è una visione della società sono stati invitati Luca Beltrami Gadola (direttore di “ArcipelagoMilano”), Marco Romano (già direttore di “Urbanistica” e docente di estetica della città) e Eugenio Somaini (docente di politica economica all’Università di Parma).

 

Renzo Riboldazzi

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