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ASCENSORE PER IL DUOMO: DIRE DI NO CON FORZA

Recentemente in una casa privata durante una riunione di professori universitari, professionisti, artisti e letterati, si è fatta una inchiesta per sondare il parere degli invitati sul nuovo ascensore progettato per salire sulla copertura del Duomo: hanno vinto a grande maggioranza i favorevoli al progetto. Anche sui quotidiani dei giorni scorsi si è parlato di un referendum che ha confermato una consistente maggioranza di milanesi favorevoli al progetto.

05gardella01fbSolo Giulia Maria Crespi si oppone all’opinione pubblica ed esprime indignazione contro una idea che giudica sacrilega. La sua coraggiosa posizione non è di bigotto conservatorismo, ma di rispetto per il significato culturale di un monumento, e di tutela del suo valore storico. Un monumento non è un pretesto per distrazioni da luna-park; né una occasione, poco ortodossa in verità, di divertimento, né uno strumento per offrire una scampagnata ad un turismo di massa che in grande maggioranza è ignorante, incolto, disinteressato all’arte e ai suoi valori.

Un monumento è la testimonianza di un lavoro faticoso, impegnativo, intenso; ha bisogno di una lettura attenta, appassionata, competente; è una sorgente di ispirazione, di apprendimento, di conoscenze. La sua osservazione necessita di impegno; il suo apprezzamento esige sforzi; la sua lettura comporta concentrazione; la sua analisi richiede una attenzione meticolosa e prolungata.

Per comprendere una architettura monumentale è necessario giragli intorno, osservarla da lontano, analizzarla da vicino, penetrarvi all’interno, studiarla nei suoi infiniti dettagli. Quanti dei chiassosi turisti che saliranno sulle terrazze del Duomo avranno la curiosità di visitarne l’interno? Quanti avranno interesse a osservarne le sculture e le tombe allineate lungo le navate? Quanti saranno invogliati a entrare nel celebre Museo del Duomo recentemente rinnovato?

Ha ragione l’architetto Stefano Boeri quando evoca l’emozione provata da chi si avventura nell’universo di marmo che anima la sommità del Duomo; quando parla di un percorso inusuale, suggestivo, inaspettato che conduce alle terrazze circondate da guglie e da statue; quando invita ad assimilare la bellezza dell’architettura procedendo per tappe successive, salendo per passaggi graduali.

Per persone giovani e sane salire a piedi sulle terrazze del Duomo non è un impegno estenuante e faticoso. Scolaresche di studenti in buona salute e di animo sportivo non si spaventerebbero di fronte a una salita non di difficoltà proibitiva da superare come se fosse una esercitazione ginnica eseguita fuori dalla palestra.

La meccanizzazione generalizzata, la comodità offerta a chi non vuole far fatica e non è spinto dalla molla della curiosità e dalla voglia di scoprire, l’impiantistica sempre più sofisticata sono una piaga della nostra civiltà ormai invasa e dominata dalla tecnica; e sono anche una ragione della aridità e della diseducazione della attuale maggioranza di turisti. E per questa maggioranza tutt’altro che silenziosa, per questa folla rumorosa e distratta si dovrebbe affrontare la notevole spesa di una installazione non solo non necessaria ma anche invadente ed offensiva della maestosa mole del Duomo?

Occorre onestamente riconoscere che i progetti dell’ascensore presentati non sono né scadenti né criticabili; anzi si presentano arditi e accattivanti; offensiva è la loro collocazione a ridosso del transetto; lesiva è la loro prossimità alla grandiosa abside di marmo e vetro. Anche la proposta di allontanare dall’edificio religioso la torre dell’ascensore e di addossarla ai palazzi circostanti non evita il danno inferto alla immagine della Cattedrale perché impone una passerella di congiungimento con la sommità delle navate, e introduce una invadente protesi aerea nel panorama della piazza.

Gli ascensori attuali, definiti a ragione trabiccoli invecchiati, possono facilmente – o meglio devono tassativamente – diventare elevatori veloci e capaci; non è difficile rinnovare radicalmente sia i motori, sia la cabina, sia gli impianti di comando. La salita degli invalidi – una categoria sempre più spesso utilizzata per giustificare qualsiasi scempio, dall’accostamento di un ascensore al Duomo alla rimozione della Pietà Rondanini – sarà facilitata mediante l’applicazione di orari e di prezzi esclusivamente riservati a loro e ai loro accompagnatori.

Come avviene da tempo in tutti i musei delle città d’arte, anche a Milano i gruppi numerosi e le comitive affollate si sottometteranno a una disciplinata e tempestiva prenotazione che assegni orari prefissati e tempi esatti di salita, al fine di evitare snervanti attese in lunghe code.

La vista a volo di uccello della città non risulta migliore dalle terrazze del Duomo piuttosto che da uno dei tanti edifici di notevole altezza già esistenti, quali la Torre del Parco o i molti grattacieli costruiti di recente. Chi ha interesse a contemplare la pianura lombarda o la vetta delle Grigne trova pronti e disponibili innumerevoli e più agevoli punti di vista. Il Duomo è un edificio religioso, non una terrazza belvedere.

Sorprende, anzi indigna, oltre alla ipocrisia anche la spudoratezza delle Autorità interpellate: tutte si affrettano a premettere che l’ascensore è un accessorio sicuramente indispensabile ma solo per il periodo della EXPO 2015; e si affrettano ad aggiungere che subito dopo verrà smantellato e fatto scomparire. È possibile affermare impunemente una tale enormità? Una volta costruito, con notevole impegno finanziario, e con pesante installazione di cantiere, chi avrà il coraggio di buttare giù un’opera appena inaugurata e puntualmente collaudata? Chi sarà capace di far capire alla popolazione la incongruenza del nuovo impianto, la sua incompatibilità con la immagine del Duomo, e quindi la sua necessità di essere abbattuto, sebbene ancora nuovo?

Tutti coloro che sostengono la provvisorietà dell’ascensore sono persone disposte a dire il falso, e quindi poco oneste; o incapaci di riflettere e quindi poco intelligenti.

Da parte di chi vuole la costruzione dell’ascensore è irritante e sconveniente l’invito a vedere nell’impianto un aggiornamento urbanistico della città; una dimostrazione di efficienza metropolitana; una operazione necessaria per preparare Milano all’evento della imminente EXPO. Milano ha bisogno di più urgenti e più impellenti opere urbane: mancano servizi di trasporto pubblico degni di una capitale europea; mancano reti ciclabili diffuse e capillari; mancano selciati praticabili che sostituiscano gli attuali ovunque dissestati e incompleti.

Prima di spendere soldi per l’ascensore il Sindaco dovrebbe riflettere sulle ben più urgenti priorità che servono alla cittadinanza; e non rifugiarsi nella proposta di un referendum cittadino, sperando di farsi dire dalla popolazione ciò che spetta a lui fare. È stato scelto per governare la città; che la governi. La popolazione ha già fatto il suo dovere eleggendolo; ora tocca a lui adempiere al suo mandato senza incertezze, senza titubanze, senza perplessità. Così come all’Arcivescovo di Milano compete il dovere di opporsi e di vietare l’insulto alla sua Cattedrale, senza ritirarsi, senza tacere, senza scomparire. La costruzione dell’ascensore è un colossale errore; una Amministrazione Comunale seria e una Curia responsabile non possono che bocciarlo. Si facciano sentire, al più presto.

 

Jacopo Gardella

 

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