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DAVVERO UN PARCHEGGIO È SOLO UN PARCHEGGIO? NUOVI PAESAGGI URBANI

Nel 2005 alcuni cittadini di San Francisco decisero di occupare per un giorno lo spazio abitualmente destinato alla sosta delle automobili e di farne un luogo diverso, un luogo da vivere e da condividere con la gente: lo scopo di questa curiosa e pacifica occupazione era di dimostrare che in quei piccoli rettangoli d’asfalto (uno stallo di sosta su strada misura in media dieci metri quadrati) era possibile dare vita a micro-giardini, a laboratori di ogni genere, a luoghi accoglienti in cui sedersi, chiacchierare, giocare, ascoltare musica, leggere, cucinare, e tante altre piacevoli cose.

In pratica si voleva dimostrare che gli spazi pubblici delle città, in particolare quelli occupati dalle automobili, possono diventare “altro”: luoghi da vivere e da condividere, in cui svagarsi o attendere ai propri hobby, dove ritrovarsi e scoprire insieme che anche un fazzoletto d’asfalto può trasformarsi in uno spazio diverso e accogliente.

Da allora i due posti auto occupati in maniera spontanea a San Francisco sono diventati migliaia e il Park(ing)Day, questo il nome della manifestazione che il 22 settembre celebrerà anche a Milano la sua giornata mondiale, è diventato un fenomeno sostenuto e promosso in centinaia di città da associazioni, comitati, enti, gruppi di persone: tutti determinati a dimostrare che la trasformazione verso una migliore vivibilità delle nostre città può partire anche dal basso e dalle piccole cose.

Non avevo mai sentito parlare del Park(ing)Day fino a quando, qualche tempo fa, durante una festa di semina in un giardino di Milano, nel corso della quale piccoli giardinieri in erba zappavano e piantavano fiori e ortaggi, ho conosciuto tre intraprendenti paesaggiste: Vittoria Tamanini, Margherita Brianza ed Elisabetta Cereghini (uscita poi dal gruppo per ragioni logistiche, dato che Elisabetta ora vive a Parigi, dove pure si terrà l’iniziativa), che mi hanno illustrato il loro progetto di portare anche a Milano il Park(ing)Day.

Il loro entusiasmo, accompagnato da una solida competenza e da un’infaticabile capacità organizzativa, è stato contagioso: nel volgere di poche settimane il Consiglio di Zona 1 aveva votato il Patrocinio a una manifestazione che, per quanto fugace e sporadica, potrà essere di sprone e modello per un nuovo modo di pensare, di vivere e di abitare le nostre città, rendendole migliori. Il tutto a un costo molto vicino allo zero per le casse dell’Amministrazione Pubblica. L’appoggio del Sindaco, dell’Assessorato all’Ambiente, dei maggiori Enti Pubblici (ATM, AMSA, ecc.) è arrivato subito dopo. Il Milano Park(ing) Day si svolgerà sabato 22 settembre in via Luca Beltrami (la strada che collega largo Cairoli a piazza Castello). In poche settimane la notizia del prossimo evento si è sparsa in città e in breve tempo le richieste di aderire all’iniziativa sono state così numerose da rendere necessaria la creazione non solo di posti reali, ma di “stalli virtuali”, per consentire a chi è arrivato troppo tardi di essere in qualche modo presente (attraverso la presentazione dei propri intenti).

Già si pensa all’anno prossimo e a uno spazio molto più vasto (o, ancora meglio, a diversi spazi disseminati nella città e non solo in Zona 1) di quello che, vuoi per scaramanzia, vuoi per prudenza, è stato prescelto per quest’anno. Il Codice della Strada e i regolamenti comunali non consentono infatti l’occupazione spontanea (o informale) degli stalli di sosta (in alcuni Paesi basta pagare l’equivalente del gratta e sosta per potere occupare un parcheggio), per cui gli organizzatori dell’evento hanno dovuto identificare un’area e svolgere le pratiche necessarie alla richiesta di occupazione del suolo pubblico: essendo quindi già definito lo spazio assegnato, molte richieste di partecipazione al Park(ing)Day sono state respinte; con la promessa però di essere accolte per la prossima edizione.

L’elenco dei partecipanti alla giornata di quest’anno è tanto numeroso quanto variegato e comprende Enti privati e pubblici, Associazioni, Comitati, Università e Scuole che, sia pure a diverso titolo e con differenti modi, lavorano e sono impegnati in progetti tesi alla creazione di un nuovo modello di città che sia realmente sostenibile, condivisibile e verde: in due parole (spesso inflazionate ma che in questo caso sono più che mai pertinenti), smart e green.

I ventidue stalli occupati dalla manifestazione faranno da contorno a un’isola centrale nella quale, come in un’agorà, si svolgeranno dibattiti e dimostrazioni, e dove i milanesi potranno avere un confronto diretto anche con le Istituzioni, oltre che con coloro che hanno promosso e che parteciperanno al Park(ing)Day. Si parlerà di verde urbano e di giardini condivisi, di car sharing e di mobilità sostenibile, di piste ciclabili e di lotta all’inquinamento, di riciclo della spazzatura e di raccolta dell’umido, di metodi di drenaggio delle acque meteoriche e di sistema delle acque milanesi, di orti urbani e di prodotti a chilometro 0, di uso degli spazi urbani e di cultura.

Vi saranno piccoli giardini, laboratori artigianali, corsi di musica, di recitazione, di ginnastica, spettacoli e concerti, allestimenti a verde, progetti di design, panchine, amache, manti erbosi, alberi, giochi e molto altro ancora (e tutto il materiale verrà poi riutilizzato e riciclato): per dimostrare che la strada non dovrebbe essere solo il regno delle automobili ma che può, e deve, diventare molto altro; che la strada può, e deve, diventare anche il luogo in cui dare spazio a espressioni creative tese a migliorare la qualità della nostra vita.

Quello che si deve sottolineare è che non si tratterà di un evento in cui si faranno vane promesse e si venderà vuota demagogia, dipingendo improbabili paesaggi di un’irraggiungibile città ideale. Al Park(ing)Day vi saranno in prima fila i cittadini e le associazioni, i giovani, gli uomini, le donne che dimostreranno, in modo pratico e realistico, quanto già stanno facendo e quanto ancora si potrebbe fare se, ad esempio, in alcune zone della città le automobili lasciassero spazio a quell’ “altro” che tutti noi identifichiamo come “meglio”.

Certo, il processo non sarà breve e dovrà essere frutto non solo dell’impegno dell’Amministrazione Pubblica ma anche di un profondo rinnovamento culturale e di costume rispetto al modo di concepire la vita nei centri urbani. In molte città europee e americane questo processo è già avviato e da quelle dobbiamo trarre esempio: per far ciò potremo avvalerci anche della collaborazione dei Milanesi e di chiunque altro sia disponibile a mettere a disposizione competenze tecniche, strumenti, manodopera, idee.

La metamorfosi è già in atto, lo dimostrano ogni giorno il nascere di nuovi spazi comuni, giardini, laboratori culturali, luoghi di aggregazione spontanea dove si producono idee per la città; oltre alla voglia di molti di essere presenti il 22 settembre. Si tratterà di fare tesoro di quanto offre questa sorta di grande fucina e di continuare a lavorare insieme per un obiettivo comune.

 

Elena Grandi*

 

*Presidente Commissione Verde Ambiente Demanio Casa Consiglio di Zona 1


 

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