LE OLIMPIADI SONO FINITE. E POI?
Il problema dei bilanci e della rendicontazione
I problemi dei Grandi Eventi sono sostanzialmente tre: il loro lascito – la cosiddetta legacy – il bilancio di previsione e il consuntivo. Molto sinteticamente si cerca di capire se il gioco vale la candela.
Leggendo le dichiarazioni rilasciate alla stampa e ai media in genere da tutti quelli che hanno in qualche modo avuto un ruolo nelle Olimpiadi equivale ad aver domandato all’oste se il suo vino è buono. La risposta è scontata ma se andate a cercarne una in Internet lo scenario cambia radicalmente.
Sembra che Internet ed in particolare Google, abbia privilegiato le risposte critiche o dissenzienti evidenziando quelli che potremmo definire “gli effetti collaterali negativi” che sembrano orientate da un algoritmo che privilegia il dissenso.
Chi cerca di farsi un’opinione su Internet al di là di quello che stampa e TV ci ammanniscono quotidianamente è portato a vedere il bicchiere mezzo vuoto rispetto ad un bicchiere mezzo pieno se non addirittura tracimante ritenuto da stampa e tv: ci si domanda dunque se molta stampa e molta TV, intesa quest’ultima come il più diffuso mezzo di informazione, non siano comunque “governativi”.
Pare che il vecchio adagio “la stampa è il cane da guardia dei Governi” sia stato generalmente dimenticato e invece molti dicono che il vero bilancio di un evento si può fare, o meglio si potrebbe fare, solo ad anni di distanza dall’evento stesso ma anche in questo caso chi volesse farlo dovrebbe sciogliere alcuni nodi.
Quali sono stati i veri costi? Anche solo farne un elenco è difficile perché gli enti erogatori e i percettori di queste somme vanno ben al di là di quello che appare ad un primo esame e per farlo si rischia di scoprire altarini. Un caso di scuola è quello giapponese: alla fine dei giochi di Nagano nel 1998 il Comitato olimpico decise di bruciare gran parte dei registri ad evitare che ci fossero delle recriminazioni.
Nel caso italiano c’è poi una sottile questione degli sponsor quando sono aziende e società di proprietà dello Stato o con una governance a maggioranza pubblica: chi le ha autorizzate a questo tipo di spesa? Nei loro bilanci le hanno considerate spese di pubblicità? Hanno avuto un reale beneficio?
Qui si aprirebbe il discorso generale delle spese che passano per pubblicità come quelle ad esempio delle Ferrovie dello Stato, che sono praticamente in regime di monopolio, e che dunque non avrebbero necessità di spese di marketing, però lo fanno lo stesso perché coi contratti di pubblicità ci si garantisce la benevolenza dei giornali, benevolenza da “sottogoverno”, sottogoverno che il dizionario Oxford Language nella sua edizione italiana così definisce :”La politica di consolidamento del potere svolta in taluni casi dai partiti al governo (dello stato, delle regioni, degli organismi periferici) con l’assegnazione ai propri elettori di posti chiave nell’amministrazione centrale e nei vari enti economici e finanziari, indipendentemente dalle loro capacità e quindi a danno della collettività.”.
Comunque il problema di chi ha coperto i costi veri delle Olimpiadi Milano-Cortina resta aperto anche perché molte amministrazioni per pompare al massimo la legacy delle Olimpiadi e per conquistare consensi elettorali con l’occasione stanno programmando attività di sostegno alla memoria dell’evento, come ha fatto il comune di Milano, dando il via al progetto di legacy olimpica “FUORI CAMPO” con oltre 300 eventi che animeranno 60 luoghi della città, eventi sportivi gratuiti e accessibili diffusi nelle piazze e nei giardini di Milano da febbraio a dicembre con il contributo di Fondazione Fiera Milano, Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale, Fondazione Mazzola, Fondazione Milan
Certamente è una iniziativa lodevole ma quanti soldi costerà allora al Comune? Questi costi andrebbero certo nel bilancio costi-ricavi delle Olimpiadi.
Ho citato solo alcuni casi ma l’elenco dei curiosi contributi sarebbe lungo.
Non dimentichiamo altri effetti collaterali sia positivi che negativi. Tra i negativi ovviamente tutti i danni alla natura e la cosiddetta cementificazione, le opere che resteranno incompiute e quelle che non troveranno probabilmente nuovi utilizzi. Tra gli effetti positivi i riflettori che hanno illuminato il Paese ma che sono destinati a spegnersi: la memoria che svanisce.
Non va tralasciato il fenomeno degli “imbucati”, tuti quelli che per fare marketing personale in un modo o nell’altro hanno usato il brand olimpionico.
Ma questa è la vera domanda che ci dovremmo fare noi e che si dovrebbero porre gli amministratori pubblici: visto che mancano i soldi per provvedere alla ricerca, alla scuola e all’università, al welfare, alla protezione del territorio, al sistema dei trasporti, gli investimenti per le Olimpiadi erano indispensabili?
Quando abbiamo concorso e vinto l’assegnazione delle Olimpiadi Milano-Cortina il 24 giugno 2019 certo non si sarebbe potuto prevedere il disastro mediorientale ma all’inizio e del febbraio 2022 scoppiava la guerra dell’Ucraina con l’invasione da parte della Russia ci sarebbe stata ancora la possibilità di realizzare delle Olimpiadi in tono minore con spettacoli meno rutilanti in aperto contrasto coi milioni di morti che abbiamo visto e le distruzioni complete di intere città.
Lo “show must go on” prevale su tutto?
Certo la nostra classe politica che guarda solo al suo ombelico e alle previsioni elettorali non se ne è prprio accorta.
Ma la gente oggi va a letto la sera nell’incertezza del domattina e in attesa delle ultime giravolte dei grandi della terra ma anche dei piccini come Giorgia Meloni.
Luca Beltrami Gadola

Se rivedo il progetto originale nell’area dell’ex Scalo Porta Romana e quello eseguito, noto che non sono state realizzate diverse opere progettate, ma rimarrà in eredità il Villaggio Olimpico, convertito in Studentato, che accoglierà, si dice, 1.700 studenti universitari. E’ bastata una tenda, impiantata, da una studentessa del Politecnico, in Piazza Leonardo, per fare scoppiare l’emergenza Studentati, col risultato che stanno sorgendo più Studentati che abitazioni per le classi medie – basse, mentre cresce l’inflazione di quelle di lusso.
A settembre avremo amare sorprese nell’Urbanistica del consociativismo.
Uhm… ho qualche ragione per ritenere che la presunta proliferazione degli studentati sia da ricondurre più ad un certo profumo di business che agli accampamenti di piazza Leonardo di qualche tempo fa.
Sono d’accordo con il Direttore, Ma, non avvertendo alcuna ostilità nei confronti di un evento come le olimpiadi, mi chiedo da comune cittadino, che non affitta camere e non dispensa pasta riscaldata al microonde lungo i marciapiedi ormai intrisi di condimenti vari, che vantaggi ne potrò trarre. Ho la sensazione che non mi resti in mano proprio nulla se non uno sbiadito ricordo. Forse sta proprio qui la questione per chi progetta simili eventi.
La riflessione su cosa è stato l’impatto delle Olimpiadi sulla città e su quanto sono costate è doverosa. Tuttavia a me sembra che oltre i costi bisognerebbe considerare anche i benefici (famosi costi/benefici), diversamente la riflessione diventa faziosa. E se i costi sono difficili da calcolare, altrettanto se non di più lo sono i benefici, perché – se esistono – molti si realizzano nel tempo, e su un tempo lungo.
Cerchiamo di tenere in conto un po’ tutti gli aspetti, non solo quelli contro l’Amministrazione.