IL POTERE RIVOLUZIONARIO DEL SILENZIO COME SCELTA DI COMUNICAZIONE
Salvarsi dal “frastuono” del mondo
Raggiungendo via Braida, traversa privata di via Orti, ci lasciamo alle spalle il frastuono del traffico cittadino del crocevia di Porta Romana e la continuità di sollecitazioni acustiche da cui siamo sommersi ogni giorno, per immergerci in un’atmosfera che predispone all’attenzione e all’ascolto.
Ideale e straordinariamente accogliente la location de La scatola lilla, scelta da Nicoletta Polla-Mattiot per la presentazione del suo ultimo libro “La rivoluzione del silenzio”. Da trent’anni Nicoletta studia il tema del silenzio e insieme a Duccio Demetrio ha fondato nel 2009 l’Accademia del silenzio, laboratorio originale che costituisce un luogo di aggregazione, dove fare esperienza di ascolto in prospettiva pedagogica e sociale.
Negli ultimi anni accademici è stata anche chiamata a tenere presso la Libera Università di Comunicazione IULM, il corso “Ecologia del silenzio”, che arricchisce il piano di studi di studentesse e studenti attraverso la sperimentazione in prima persona dell’uso e delle applicazioni del silenzio, che è sempre di più un bene di lusso nelle nostre città saturate di rumore sociale e digitale.
Grazie al programma IULM for the City, questo percorso semestrale diventa accessibile gratuitamente anche a un pubblico più vasto di cittadini motivati a approfondire temi fondamentali legati al mondo della comunicazione.
Focus del corso e del libro è il silenzio con finalità comunicativa, un silenzio scelto come strategia di dosare la comunicazione, facendone un uso che prova a rompere le convenzioni e a cambiare angolazione, tendendo al massimo la soglia di attenzione.
In ogni situazione comunicativa il silenzio, la parola sospesa – osserva l’Autrice – serve, infatti, a lasciar affiorare le emozioni negli interstizi, tra le pieghe dell’inespresso. Pesa e ha valore non soltanto quello che si sceglie di dire, ma anche di non dire; ciò che è taciuto, o anche soltanto differito, può diventare il vero fulcro del messaggio. In una società logocentrica, spesso disturbata dal chiacchiericcio e dalle parole a vanvera di chi è vacuamente ciarliero, il silenzio può aiutare a ancorare la lingua al proprio peso, a introdurre uno strumento ritmico di pausa e dilatazione del tempo, per esercitare sul mondo un’attenzione percettiva diversa, capace di dare valore al non detto e all’implicito.
L’importanza del silenzio non vuole essere in antitesi con le parole, in contrapposizione con il linguaggio, ma la naturale continuazione: Porre l’accento sul silenzio non significa svalutare il linguaggio, al contrario, ampliarlo in termini di contenuti e sintassi, di coloritura ed efficacia espressiva. Il tacere come scelta è un atto linguistico. Sospendere una frase, ricorrere a una pausa, alternare pieno e vuoto nel ritmo del discorso, sono opzioni per dire diversamente, azioni volontarie di comunicazione, non antitetiche, ma integrate alla parola.
Per fare sintesi con le parole della scrittrice Susan Sontag, le parole, punteggiate da lunghi silenzi, acquistano più peso.
Un passaggio del saggio di Nicoletta Polla-Mattiot “Riscoprire il silenzio. Arte, musica, poesia, natura fra ascolto e comunicazione” è stato selezionato come traccia proposta per la prima prova scritta dell’esame di maturità nel 2024, scelta dal 15% circa dei candidati. In un momento in cui le nuove generazioni si interrogano sul futuro la scelta del silenzio è anche un’apertura di ecologia esistenziale, per conoscere se stessi, sviluppare relazioni autentiche e liberare la creatività. Un futuro un po’ più vuoto di parole e un po’ più pieno di senso.
Si accende la speranza che proprio la generazione dei diciotto-ventenni sia adatta a compiere la rivoluzione del silenzio, a fare uso di parole smerigliate dal silenzio, più autentiche, meno opache e sature, più transitive e con un po’ più di spazio per l’altro. Pronta a promuovere un’ecologia del silenzio per uno spazio di vita collettiva migliore.
Rita Bramante
