OLIMPIADI INVERNALI MILANO/CORTINA 2026: GIOCHI PERICOLOSI

Le valutazioni ambientali ed economiche aleggiano come un distopico fantasma

Le Olimpiadi invernali Milano/Cortina 2026, che hanno scatenato la retorica nazionalpopolare e patriottica, non solo mediatica ma anche istituzionale, rientrano nella lunga serie delle cosiddette grandi opere e dei cosiddetti grandi eventi che da decenni rubano miliardi ai bisogni primari dei ceti popolari e provocano disastri irreversibili al territorio e all’ambiente.

Tutti/e abbiamo presenti il TAV in  Val di Susa (antistorico oltre che antieconomico), il Muos (Mobil User Obiective System attivo in una base USA, costruita all’interno della riserva naturale Sughereta) e il Ponte sullo Stretto in Messina, autostrade e superstrade inutili e pressochĆ© deserte in ogni dove (emblematica la BreBeMi in Lombardia), la Pedemontana in Brianza, opere militari Nato, ora la minaccia della quarta pista all’Aeroporto di Fiumicino, invadendo e annullando una porzione rilevante di un’area protetta di particolare pregio, e il progetto di costruire, sul litorale di Fiumicino dai bassi fondali, un megaporto crocieristico per costruire le navi da crociera più grandi del mondo.

Tutto ciò avviene in un territorio in cui il 70% dei Comuni ĆØ costruito su terre franose, alla mercĆ© degli eventi estremi, sempre più frequenti e sempre più violenti, causati dal riscaldamento climatico. ƈ del novembre 2022 la grave frana di Casamicciola nell’isola di Ischia e di non molti giorni fa la tragedia (annunciata) di Niscemi in Provincia di Caltanissetta e sono di questi giorni i fenomeni franosi in Campania. Per non dimenticare le catastrofiche frane del passato: Agrigento (1966), Stava (Bolzano, 1985), Sarno (Salerno, 1998) e la più tragica di tutte: quella del Monte Toc nella diga del torrente Vajont nell’ottobre del 1963.

Per quanto riguarda i ā€œgrandiā€ eventi basta ricordare le Olimpiadi invernali di Torino 2006, costate 4 miliardi e 370 milioni di dollari, con uno sforamento dell’80% rispetto ai costi inizialmente previsti, e l’Expo 2015, che ha ā€œregalatoā€ a Milano, oltre a strascichi finanziari e giudiziari, la cementificazione definitiva dell’area in cui ĆØ sorta e la speculazione immobiliare dell’esteso quartiere di lusso di Cascina Merlata. Gli edifici costruiti per i ā€œgrandiā€ eventi, inoltre, fanno aumentare il valore del patrimonio immobiliare e della rendita nelle zone circostanti, causando ulteriore espulsione di famiglie del ceto medio e popolare verso i Comuni di cintura: ĆØ avvenuto in seguito a Expo 2015 e avverrĆ  in seguito alle Olimpiadi 2026.

La strage continua: dei bisogni popolari e del territorio, che dovrebbe essere un bene collettivo, al di lĆ  del fatto che porzioni di suolo sono assoggettate alla proprietĆ  privata.

Sulle 98 opere previste appena 42 sono state terminate in tempo e il 57% delle stesse sarĆ  completato dopo la fine dei Giochi, con l’ultimo cantiere che dovrebbe chiudere addirittura nel 2033 (!), tre anni dopo l’apertura delle prossime Olimpiadi invernali, che si disputeranno nel 2030 nelle Alpi francesi.

Due parole sugli eventi della giornata di apertura. Un piccolo colpo di genio era stato l’omaggio alla storia migliore di Milano quando la cittĆ  produceva cose utili e cioĆØ il giro appositamente ideato di uno storico glorioso tram – il modello Carrelli 28, uscito in strada per la prima volta nel 1927 (di cui circolano ancora in cittĆ  vari esemplari), che ha ospitato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed ĆØ stato guidato dal ā€œmanettaā€ (tramviere) Valentino Rossi.  La seconda notazione ĆØ molto meno positiva: durante la rutilante, folkloristica e gesticolante cerimonia di apertura allo stadio Meazza qualcuno aveva dato ordine alla RAI di non inquadrare e di non lasciar ascoltare da casa il cantautore Ghali, milanese nato da genitori tunisini, progressista, amatissimo da ragazzi e giovani anche delle periferie, che leggeva una poesia di Gianni Rodari.

 Tra le opere più contestate da ambientalisti e cittadinanza attiva c’è la pista da bob a Cortina, per la cui costruzione sono stati abbattuti 700 larici secolari, sopravvissuti a due guerre mondiali e alla tempesta di Vaia, sacrificati per sempre per una gara di 90 secondi su una pista costata 124 milioni di euro, l’ennesima cattedrale nel deserto che quasi sicuramente non verrĆ  più usata. Si sarebbe potuto ristrutturare la pista da bob di Cortina 1956. E poi c’è la cabinovia per collegare il centro di Cortina con l’area sciistica delle Tofane, che insisterebbe in un’area franosa e su cui pende un ricorso con richiesta di sospensiva al Consiglio di Stato da parte dei residenti.

Tagli di alberi e boschi e scempi ambientali anche nella lombarda Valtellina, a Livigno, a Bormio e a Tirano (Sondrio). A Bormio sono stati usati 31 milioni di euro pubblici per allargare la pista esistente e per costruire un nuovo impianto di innevamento artificiale.

Quanto alla sostenibilitĆ  dell’intero complesso di interventi manca l’impronta di CO2 per singola opera, nonostante tale metodologia di calcolo sia prevista dal C.I.O. Solo una piccola parte delle opere sono state sottoposte alla Valutazione d’Impatto Ambientale e otto sono state giudicate a impatto negativo, ma sono state avviate ugualmente.

Un rapporto di Scientists for Global Responsibility, organizzazione indipendente con sede nel Regno Unito, composta da centinaia di scienziati e dal gruppo di studio cooperativo New Weather Institute, ha stimato che la pianificazione e lo svolgimento dei Giochi, comprese le costruzioni temporanee, la gestione delle sedi e degli eventi, lo spostamento del personale,  degli atleti e degli spettatori, le promozioni da parte di sponsor fortemente inquinanti (ENI e Coca-Cola), causerĆ  emissioni di gas serra pari a circa 930.000 tonnellate di CO2 equivalenti, che a loro volta causeranno nei prossimi anni  una perdita di circa 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso e di 14 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai, con impatti fortemente negativi proprio sull’ambiente indispensabile agli sport invernali, che, se verranno mantenuti come sono attualmente,  verranno mantenuti a costi ambientali  crescenti.

E gran parte delle infrastrutture sono opere stradali (12), tra cui a San Vito di Cadore (Belluno) un collegamento di 2,3 chilometri con gallerie artificiali e viadotti sul torrente Boite.  Solo 3 progetti sono finalizzati al trasporto pubblico, tra cui l’ammodernamento della rete ferroviaria verso la Valtellina.

Veniamo ora ai costi.  Il costo iniziale complessivo di impianti e infrastrutture da 1 miliardo e 350 milioni preventivati ĆØ lievitato a circa 6 miliardi, finanziati per il 90% da denaro pubblico. Gli extracosti, che nelle opere cosiddette pubbliche ma molto private quanto a profitti generati, non mancano mai, saranno coperti dal pubblico, cioĆØ dai cittadini italianƬ.

A Milano, in particolare, sono stati spesi 7,3 milioni di euro per le vie di accesso temporaneo all’Arena fatta costruire al quartiere Santa Giulia Rogoredo, con il pretesto dell’hockey sul ghiaccio, dal colosso tedesco Eventim, che la userĆ  per eventi musicali e spettacoli vari, che sono il suo ramo di attivitĆ . Accesso temporaneo, in quanto tali strade, dopo la fine dei Giochi, saranno demolite

A Milano resterĆ  il Villaggio Olimpico ospitante gli atleti nell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, di proprietĆ  del Gruppo Coima, il cui fondatore e amministratore delegato ĆØ l’imprenditore Manfredi Catella, finito al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sull’urbanistica nell’estate 2025. Catella, come conditio sine qua non per l’acquisto dell’area, aveva ottenuto da Comune e Regione l’impegno che tali istituzioni avrebbero coperto gli extra costi della costruzione degli edifici, peraltro di una bruttezza offensiva per la storia architettonica di Milano, che saranno convertiti nel ā€œpiù grande studentato in edilizia convenzionata in Italia con 1.700 posti lettoā€, con una tariffa media ufficiale di 864 euro al mese. Milano ha 8 grandi universitĆ  e un estremo bisogno di alloggi per studenti fuori sede: ma a quale ceto apparterranno gli studenti in grado di pagare anche 1.000 euro al mese per vivere e studiare in cittĆ ?

Ferma restando la gioia per le vittorie delle nostre atlete e dei nostri atleti, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 sono Giochi pericolosi in quanto, dopo le luci rutilanti della cerimonia inaugurale e sotto il luccichio delle medaglie e della competizione sportiva tra giovani di ogni parte del mondo, i Giochi vengono usati per nascondere due fenomeni di una gravitĆ  inaudita: la fragilitĆ  irreversibile dell’arco alpino e l’aggravarsi ed estendersi della repressione sociale.

Per continuare a sostenere alcuni interessi privati (i proprietari delle piste e degli alberghi) si produce una grande quantitĆ  di neve artificiale, con enorme spreco di energia e soprattutto di acqua degli invasi alpini, sottraendola all’agricoltura della pianura Padana, che ne ha estremo bisogno nelle estati sempre più calde e asciutte. Il Wwf ha calcolato che ogni anno vengono impiegati per innevare artificialmente le piste circa 95 milioni di metri cubi d’acqua oltre a 600 gigavattora di energia, con un costo di 136.000 euro per ettaro. Chi paga?

L’industria dello sci provoca inoltre spreco di suolo e di energia, nuova urbanizzazione, infrastrutture, strade. Occorre invece un nuovo progetto di turismo sostenibile, adattato ai cambiamenti climatici, promuovendo un uso consapevole di ambiti naturali, da recuperare anche smantellando impianti sciistici dismessi. Secondo Legambiente in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono giĆ  78 gli impianti e gli edifici dismessi legati allo sci, tra cui la Bidonvia di Pian dei Fiacconi a Canazei (Trento), sventrata da una valanga nel 2020 e mai rimossa, sita sulla Marmolada che ĆØ patrimonio Unesco.

La repressione sociale, che caratterizza sempre di più il governo Meloni in ogni suo atto, non ha mancato di manifestarsi neppure in occasione delle Olimpiadi: contro i lavoratori e soprattutto contro le lavoratrici dei grandi alberghi, il settore lavorativo più precario di Milano, fatto di appalti al ribasso, salari da fame, lavoro organizzato a cottimo integrale, in cui operano in stragrande maggioranza donne.

Da alcuni giorni i lavoratori impiegati nei servizi di vigilanza nei luoghi delle Olimpiadi stanno denunciando turni di lavoro vivo di 12 ore con temperature che possono toccare punte di meno 15 gradi, senza abbigliamento adeguato, cui si aggiungono mediamente 4 ore al giorno per il tragitto casa/luogo assegnato e ritorno, non pagate. GiĆ  due lavoratori erano morti per ipotermia e altri erano finiti in ospedale per lo stesso motivo, quando la Filcams Cgil ha inviato una diffida alla societĆ  che ha in appalto il servizio per conto della Fondazione Milano-Cortina, che era stata costituita nel dicembre 2019 per svolgere tutte le attivitĆ  di organizzazione, promozione e comunicazione degli eventi riguardanti i Giochi. Figuriamoci se poteva mancare la piaga degli appalti e delle relative – terrificanti – condizioni di lavoro!

Accenno soltanto alla presenza a Milano degli squadristi dell’ICE statunitense (Immigration and Custom Enforcement, cioĆØ Controllo Immigrazione e Dogane), di Israele e di alcuni Paesi arabi.

Concludo questa carrellata ā€œolimpicaā€ parlando del Comitato Insostenibili Olimpiadi, un C.I.O. ben diverso da quello ufficiale: formato a Milano da una rete di collettivi ambientalisti e politici, reti per il diritto all’abitare e per lo sport popolare, centri sociali, partiti della sinistra di classe, che, ispirandosi alle Olimpiadi dell’Utopia organizzate a Barcellona nel 1936 come contestazione alle Olimpiadi ufficiali della Berlino nazista, lotta da anni contro l’insostenibilitĆ  ambientale, sociale ed economica dei Giochi, in Milano come sulle montagne alpine. Il nostro C.I.O. aveva organizzato varie iniziative e soprattutto, il 7 febbraio, giorno successivo all’apertura dei Giochi, una manifestazione nazionale a cui il PCI aveva aderito.

Maria Carla Baroni

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