OLIMPIADI MILANO-CORTINA: PRESTIGIO GLOBALE, CONTRO COSTI

Sicurezza e trasformazioni urbane: chi beneficia davvero dell’evento?

L’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 rappresenta, indubbiamente, un’occasione di visibilità internazionale per la città. Ma ogni grande evento comporta un bilancio. E il bilancio non è soltanto economico: è sociale, ambientale, urbanistico, democratico.  

Il Sindaco Giuseppe Sala ha invitato i cittadini alla pazienza. È un appello comprensibile. Ma la pazienza è una virtù privata; la gestione del disagio è una responsabilità pubblica.  È legittimo, dunque, interrogarsi su quanto sia stato investito per limitare l’impatto dell’evento sui milanesi e quale eredità concreta resterà alla città una volta spenti i riflettori. 

Il bilancio: dalle promesse iniziali alla realtà dei numeri.  Nel 2019, al momento della candidatura, il budget organizzativo dei Giochi veniva presentato nell’ordine di circa 1,3 miliardi di euro, accompagnato dalla rassicurazione che non vi sarebbero stati oneri significativi per i contribuenti.  Le stime aggiornate raccontano un’altra storia. 

Il costo complessivo dell’operazione, considerando organizzazione e infrastrutture, si colloca oggi tra i 5 e i 6 miliardi di euro, con una quota largamente sostenuta da risorse pubbliche statali e regionali.  Oltre 3,5 miliardi risultano destinati alle opere infrastrutturali: collegamenti viari, riqualificazioni urbane, villaggio olimpico, adeguamenti impiantistici.  

Il tema non è soltanto l’aumento dei costi, fenomeno purtroppo ricorrente in eventi di questa portata, ma la priorità della spesa. In una città dove emergenza abitativa, mobilità ordinaria, qualità dell’aria e servizi di prossimità presentano criticità strutturali, è legittimo chiedersi quale sia l’equilibrio tra investimento straordinario e bisogni permanenti.  

Gentrificazione e pressione abitativa

L’effetto più tangibile è sotto gli occhi di tutti: l’aumento dei canoni di locazione.  La coincidenza tra realizzazione del Villaggio Olimpico, nuove linee metropolitane e interventi di rigenerazione urbana ha stimolato un’accelerazione dei valori immobiliari. Se da un lato ciò rappresenta un indice di attrattività, dall’altro produce un effetto di selezione sociale.  Studentati privati, complessi residenziali di fascia medio-alta e operazioni immobiliari orientate all’investimento sostituiscono progressivamente l’offerta accessibile. Il rischio è che l’evento olimpico consolidi una trasformazione già in atto: espulsione delle fasce medio-basse verso l’hinterland e progressiva omogeneizzazione socio-economica dei quartieri centrali e semicentrali.  

Ambiente e sostenibilità: narrazione o misurabilità?  

Il racconto istituzionale insiste sulla sostenibilità dei Giochi. Tuttavia, il tema ambientale è rimasto marginale nel dibattito cittadino.  Milano continua a registrare livelli di qualità dell’aria critici nel confronto europeo. In questo contesto, l’impatto ambientale delle opere e dei flussi straordinari avrebbe richiesto indicatori pubblici, facilmente consultabili e verificabili.  La sostenibilità, per essere credibile, deve essere misurabile. In assenza di un monitoraggio trasparente e continuo, il rischio è che resti un elemento di comunicazione più che di governo.  

Cantieri, mobilità e città sospesa  

La sovrapposizione tra cantieri infrastrutturali, modifiche alla viabilità e restrizioni temporanee ha inciso in modo significativo sulla vita quotidiana dei cittadini.  Lo smart working ha attenuato l’impatto sul traffico, ma ha inciso sulle dinamiche economiche di molte attività commerciali di prossimità.  La percezione diffusa è quella di una città temporaneamente rimodellata attorno all’evento, più che orientata alle esigenze ordinarie dei residenti.  

Sicurezza: dimensione operativa e impatto sociale  

Il capitolo più delicato riguarda la sicurezza.  Per la gestione dei Giochi è stato allestito un dispositivo imponente: circa 6.000 operatori delle forze dell’ordine complessivamente coinvolti tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.  Le ricostruzioni disponibili parlano di oltre 3.000 agenti della Polizia di Stato, quasi 2.000 carabinieri e circa 800 finanzieri. Una quota significativa — stimata in oltre 2.000 unità — sarebbe stata aggregata da altre province italiane per rafforzare il presidio milanese e dei siti olimpici. Per non parlare poi dell’impiego costante e con estremi sacrifici da parte del personale delle Polizie Locali. 

Si tratta di un dispiegamento straordinario, accompagnato da un rafforzamento tecnologico dei sistemi di sorveglianza, zone a controllo intensificato, limitazioni alla circolazione e misure preventive tipiche di contesti ad alta esposizione internazionale.  Anche sul piano economico la voce sicurezza assume un peso rilevante. Le stime giornalistiche e le analisi indipendenti indicano che il capitolo relativo a sicurezza e ordine pubblico incida per oltre un miliardo di euro nel quadro complessivo delle spese pubbliche collegate ai Giochi, includendo logistica, equipaggiamenti, tecnologie di monitoraggio e straordinari.  

La domanda, tuttavia, non è se la sicurezza sia necessaria. Lo è.  La domanda è un’altra: quale sicurezza e per chi?  La concentrazione di risorse umane e finanziarie sul perimetro olimpico rischia di creare uno squilibrio percepito nelle aree periferiche, dove i problemi strutturali — microcriminalità, degrado, fragilità sociale — rimangono invariati.  Parallelamente, l’incremento della presenza militarizzata nello spazio urbano modifica il clima cittadino. Controlli rafforzati e presidi straordinari sono strumenti legittimi in fase emergenziale, ma non possono trasformarsi in normalità permanente.  Esiste inoltre un tema di governance dei dati e proporzionalità nell’utilizzo delle tecnologie di sorveglianza, che richiede trasparenza e limiti temporali chiari.  

Prestigio effimero o responsabilità duratura?  

Le Olimpiadi possono essere un moltiplicatore di opportunità. Ma solo se l’eredità supera la coreografia.  Il punto non è essere favorevoli o contrari ai Giochi.  Il punto è pretendere che un investimento pubblico di miliardi di euro produca un ritorno misurabile per chi quella città la vive ogni giorno.  Quando le telecamere internazionali si spegneranno, resteranno i costi sostenuti, le trasformazioni urbane, la pressione abitativa, il nuovo assetto della sicurezza e le priorità di spesa scelte.  

E allora la domanda politica diventa inevitabile: se per garantire l’immagine globale della città siamo stati capaci di mobilitare migliaia di operatori, miliardi di euro e una macchina organizzativa imponente, perché la stessa determinazione non viene impiegata con pari intensità per la sicurezza quotidiana, per la casa e la certificazione del diritto dell’abitare ad essa connessa, per la qualità dell’aria, per i servizi ordinari?  

Il prestigio internazionale non può diventare un alibi. 

Una grande città si giudica da come distribuisce risorse e opportunità, non da quanti riflettori riesce ad attirare.  Se le Olimpiadi saranno ricordate come un successo mediatico o come un investimento realmente redistributivo lo dirà il tempo.  Ma il conto, economico e sociale, è già oggi sulle spalle dei cittadini.  E a differenza dei riflettori, quello non si spegne con la cerimonia di chiusura. 

Gabriele Ghezzi  

Esperto di Sicurezza Urbana 

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x