LISTE CIVICHE E MAGGIORITARIO UNA NOVITÀ CHE HA SETTANT’ANNI

A futura memoria

57000 voti furono quelli che mancarono nelle elezioni del giugno 1953, alla coalizione di centro per far scattare il premio di maggioranza che avrebbe eletto il 65% dei deputati a fronte del 50%+1 dei voti.

Il 21 ottobre 1952 il Consiglio dei ministri aveva approvato il disegno di legge presentato dal ministro dell’Interno Scelba con il titolo “Modifiche al testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei Deputati”.

Il disegno di legge dopo una iniziale fase di perplessità all’interno della maggioranza fu fatto proprio dalla coalizione di governo, questo il comunicato: “La Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano, convengono: 1) di sostenere in Parlamento, contro ogni tentativo di sabotaggio, il disegno di legge presentato dal Governo per la riforma elettorale che attribuisce alla maggioranza assoluta dei voti il 65% dei seggi, precisato nel numero globale di 380. 

E ciò, avendo già sentito il parere dei Direttivi dei gruppi parlamentari dei quattro partiti; 2) di presentarsi al corpo elettorale con liste collegate nell’intero territorio nazionale, stabilendo che ogni eventuale ulteriore adesione al collegamento dei quattro partiti potrà avvenire solo con il consenso di tutti i partiti collegati; 3) di riconoscere la necessità costituzionale e politica di disciplinare con leggi la stampa, il settore sindacale, la difesa della democrazia e di impegnarsi a discutere collegialmente, al fine di raggiungere una formula d’intesa nella competente sede parlamentare, i disegni di legge presentati dal Governo e già sottoposti alla procedura parlamentare.”

Il premio di maggioranza parve il toccasana alla maggioranza, dopo che le amministrative del 1951-52 misero in dubbio di poter ripetere il successo del ’48; la coalizione centrista infatti aveva perso Napoli, Bari, Foggia, Lecce, Benevento Salerno passate ad amministrazioni di destra frutto dell’alleanza tra i monarchici e i missini.

Ma cos’era successo alle amministrative? Grossomodo che il bipolarismo sinistre/centro aveva lasciato spazio a un tripolarismo sinistre/centro/destre.

Alla vigilia del voto amministrativo del 1952, che riguardava prevalentemente il meridione e Roma, temendo che il Campidoglio potesse cadere in mano ai comunisti  e ai loro alleati, personalità e organizzazioni ecclesiastiche e laiche, di grande influenza considerando che avevano l’appoggio del papa oltre che di buona parte degli eletti democristiani sull’elettorato cattolico e in generale sui moderati, tentarono di favorire la nascita di un vasto fronte anticomunista di cui avrebbero dovuto far parte anche monarchici e missini.

A opporsi strenuamente nella DC fu De Gasperi anche al prezzo di inimicarsi il Vaticano.

Il sistema elettorale, simile all’attuale per le regioni, prevedeva che la lista o al gruppo di liste collegate che avessero ottenuto la maggioranza relativa dei voti validi, sarebbero stati attribuiti i due terzi dei seggi (premio di maggioranza), mentre il rimanente terzo sarebbe stato ripartito a favore di tutte le altre liste.

Le alleanze, gli apparentamenti diventavano quindi fondamentali.

A sinistra si optò per il “campo largo”.  Nenni d’intesa con Togliatti decise di non presentare liste unitarie con i comunisti bensì una lista civica. Scrive nel suo diario: “mi impegnai a vedere un certo numero di personalità” e alla fine il prescelto è Francesco Saverio Nitti, ottantaquattrenne ex presidente del Consiglio. La lista si chiamava, con una certa mancanza di fantasia “Lista cittadina”, aveva per simbolo il Campidoglio.

Lo scontro fu molto duro: il Vaticano considera la lista di Nitti una operazione comunista e massonica e Nitti fu oggetto di una feroce campagna ad personam che lo descrive come servo dei comunisti e traditore del liberalismo. 

Don Sturzo favorevole alla lista civica aperta alla destra (MSI e Monarchici) diede l’avvio ad una crociata anticomunista all’insegna di “Roma cristiana ad ogni costo”, utilizzando anche il fortunato slogan “Ti conosco mascherina, la lista cittadina è la lista sovietica.”

Contemporaneamente a Napoli scendeva in campo l’armatore Lauro, monarchico dissidente che si alleava con i missini.

Come a Roma, il pontefice Pio XII, attraverso il segretario della democrazia cristiana Gonella, aveva chiesto di contattare monarchici e missini per favorire la presentazione di liste civiche in funzione anticomunista.

Come a Roma de Gasperi si oppose. Come a Roma le sinistre si accordano per un candidato civico niente popò di meno che il vecchio Arturo Labriola già soreliano, già socialista, interventista, prosindaco di Napoli, ministro del lavoro con Giolitti, riformista matteottiano, prima esule poi accusato di filo fascismo, gran maestro del Grande Oriente d’Italia in esilio, deputato, senatore. Per non spaventare gli elettori alla falce e martello fu sostituito nel simbolo il Vesuvio.

Erano nate nelle grandi città le liste civiche sia sinistra che a destra.

Il 12 maggio 1952 a Reggio Calabria, Alcide De Gasperi, contestato da giovani monarchici e missini, affermò che “ogni voto dato al Movimento sociale italiano è un voto perduto; quanto alla monarchia, non bisogna dimenticare che oggi si tratta di eleggere il sindaco e non il re. Noi vogliamo la pacificazione ma non si pretenda che noi ci assoggettiamo alla politica di isolamento internazionale e di avventure dei fascisti, politica che porterebbe di nuovo il Paese alla rovina…A parte i problemi suscitati dalle elezioni amministrative, è in quelle politiche che, nel Nord o nel Sud contemporaneamente affronteremo la battaglia decisiva, e per essa intendiamo preparare le leggi adatte per combattere contro coloro che minacciano la libertà: innanzitutto contro il bolscevismo, che è il nemico numero uno, e coloro che vedono questo pericolo hanno il dovere di aiutarci a respingerlo; in secondo luogo contro coloro che, dall’altra parte, vorrebbero nuovamente imporci la politica delle avventure e del manganello. Non importa se saremo costretti a combattere su due fronti: ci batteremo e vinceremo oggi e domani”.

Fa la sua comparsa anche una definizione che ci accompagnerà per anni quella del voto utile, con il termine “voto utile” si suole indicare un “voto strategico” solitamente contrapposto al “voto sincero” come modello di comportamento elettorale. In pratica, un elettore esprime un “voto sincero” quando vota per la lista che ha la proposta più vicina ai suoi desiderata e alla sua visione del mondo, indifferente alle conseguenze post elettorali e di governo. Esprime invece un “voto strategico” quando sceglie chi votare con l’obiettivo di ottenere un risultato elettorale il più vicino possibile alle proprie preferenze tenuto però conto di una sua previsione su ciò che fanno gli altri.

Il risultato elettorale amministrativo che pure portò all’elezione del sindaco democristiano a Roma non fu brillante per la DC che registrò perdite nei confronti delle sinistre e delle destre. La lista civica romana della sinistra prese il 33,48% contro il 41,9% dei centristi e il 22,57 delle destre mentre a Napoli Lauro vinse con il 41,46%

La legge maggioritaria sembrò quindi a De Gasperi la soluzione a tutti i suoi problemi, partendo anche dai numeri delle elezioni precedenti che garantivano ai centristi la maggioranza assoluta.

De Gasperi non aveva messo in conto la presentazione alle elezioni politiche del 7 giugno 1953 delle liste dei disturbatori, così li definiva il Corriere, partiti, movimenti che raccoglievano voti in quello che oggi si chiamerebbe area dei riformisti e terzo polo cioè a dire: Alleanza Democratica Nazionale (ADN)  movimento politico fondato il 10 marzo 1953, per iniziativa di un gruppo di dissidenti del Partito Liberale Italiano contrari al maggioritario, guidato da Epicarmo Corbino; L’Unione Socialista Indipendente (USI) fondata  a Milano il 28 e il 29 marzo 1953, per iniziativa di Aldo Cucchi e Valdo Magnani, espulsi dal PCI; Unità Popolare fondato il 18 aprile 1953 dalla confluenza di tre distinti soggetti: Movimento di Autonomia Socialista, costituita ufficialmente il 1º febbraio 1953, a Vicenza, su iniziativa degli ex-socialdemocratici Tristano Codignola e Piero Calamandrei, l’Unione di Rinascita Repubblicana, dissidenti di sinistra del Partito Repubblicano Italiano (PRI), guidati da Oliviero Zuccarini e Marcello Morante cui aveva aderito Ferruccio Parri, Giustizia e Libertà, una formazione politica costituita il 18 gennaio 1953 dallo scrittore Carlo Cassola, riprendendo il nome dell’omonimo movimento antifascista di Carlo Rosselli. 

Si aggiungono: gli Indipendenti di sinistra; il centro politico italiano-indipendenti cattolici; l’Unione nazionale democratica impiegati pubblici; i Radical socialisti; il Movimento socialista cristiano; il partito nazionale federati (non casualmente l’acronimo era PNF); il movimento nazionale italiano; il partito esistenzialista; il partito volontà nazionale e molti altri ancora. Tutti insieme ottennero quel 2,22% che sommato ai voti degli altri contrari al maggioritario: comunisti, socialisti, monarchici e missini tenne lontani i centristi dal far scattare il premio di maggioranza (0,2% in meno del necessario).

Poiché un tocco di farsa non manca mai, va menzionato anche il partito Nettista che prese 4300 voti presentandosi solo 3 circoscrizioni tra cui Milano, con il suo simbolo costituito da una vitella e un inno ufficiale fatto di muggiti (in realtà il simbolo ufficiale contemplava anche una bistecca ma l’ufficio centrale elettorale gliela fece togliere).

 Fondato dall’editore fiorentino Corrado Tedeschi già attaché a Costantinopoli, già corrispondente della stampa in Manciuria ma di entrambe queste attività mancano prove, fondatore di un Centro di studi ebraico, collaboratore dei servizi segreti inglesi, assegnato per quattro anni al confino a Rocca di Mezzo, Camerino e Norcia, discografico (si dice fu lui a lanciare Mina), aveva un programma semplice

1 Svaghi, poco lavoro e molto guadagno per tutti. Le macchine devono sostituire l’uomo nella sofferenza del lavoro. La caratteristica della specie umana è l’intelligenza ed è sfruttando questa che deve campare.
2 Assistenza medica e medicine (comprese le specialità) gratuite per tutti.
3 Tre mesi di villeggiatura assicurati ad ogni cittadino.
4 450 grammi di bistecca a testa assicurati giornalmente al popolo, frutta, dolce e caffè. (È l’ora di finirla con le limitazioni!).
5 Massimo incremento a tutti i giochi: arti, letteratura, musica e ballo. La vita è così corta e ne sappiamo così poco della sua consistenza e del suo scopo, che la cosa più seria della vita è il giuoco. 
6 Continue tombole e lotterie rallegreranno i cittadini dello stato universale.
7 Compagnie di varietà e pagliacci di Stato saranno sommamente onorati e ricompensati nella Repubblica Universale. È l’ora di finirla coi sacrifici e le missioni da compiere! Cerchiamo di ridere e di stare in buona salute.
8 Abolizione di tutte le tasse
9 Referendum estesi a tutti: i cittadini decideranno volta per volta delle più importanti questioni locali ed universali al posto degli antiquati e sorpassati Parlamenti. Macchine statistiche, cervelli elettronici, faranno funzionare gli ingranaggi della scientifica repubblica universale. Gli attuali impiegati dello stato verranno inviati tutti in pensione ed in villeggiatura con stipendio doppio.
10 Gli orari scolastici saranno ridotti a 30 ore l’anno. Enigmistica N.E.T., radio, televisione, cinema e spettacoli vari istruiranno il popolo sovrano e Nettista.
11 Saranno tenute nel massimo onore le religioni esistenti e verranno erette nuove chiese con intendimenti artistici e mistici. Sacerdoti di ogni religione riceveranno equi stipendi che li toglieranno dalla indigenza.
12 Abolizione delle prigioni. Quando tutti avranno 450 g di carne assicurata, non avranno bisogno di rubare ed ammazzare. Se vi sarà qualche eccezione, lo cureremo negli ospedali. Dobbiamo sollevare l’umanità dalla paura della guerra e della reclusione.”

Gli slogan erano: “La vita è una vitella”, “W la pacchia!”, “Meglio una bistecca oggi che un impero domani” e “Votate vitella oggi se non volete mangiare pane ammuffito domani”. 

Il 23 aprile 1953, Tedeschi ed altre sei persone furono arrestate e poi rilasciati a Massa con l’accusa di aver comprato per 300 lire ciascuna le firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali nel collegio locale. Il 7 giugno la componente milanese del nettismo capeggiata da Ugo Vatore, lascia il partito per fondare il Partito positivista italiano.

I nettisti da Nuova Enigmistica Tascabile la rivista del Tedeschi ottennero 1706 voti nel collegio di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone pari allo 0,09%, 1.102 (0,14%) a Firenze-Pistoia, e 1.497 a Milano-Pavia (0.08%).

Non è farsesco però il fatto che i 4300 voti contribuirono ad affossare quella che viene tutt’ora chiamata legge truffa cioè il primo maggioritario della repubblica.

Visto che ci avviamo l’anno prossimo ad elezioni amministrative milanesi e politiche con presumibilmente un maggioritario ricordare questi lontani eventi.

Walter Marossi

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2 Commenti
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renato+soma
renato+soma
6 giorni fa

Walter ciao, bene forse una piccola dimenticanza Unità popolare vide tra i suoi protagonisti Greppi l’ex sindaco di Milano.
Renato Soma

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
5 giorni fa

Nientepopodimeno però si scrive così (o anche niente po’ po’ di meno) e non “niente popò” che vuol dire un’altra cosa :-)

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