LE OLIMPIADI, MILANESI A CANOSSA
Il trampismo “de noiantri”
Siamo un ben strano Paese, in un continuo cambiamento che ci lascia disorientati: cambiamo in meglio o in peggio? Io sono pessimista come tutti gli anziani. “Come era bello quando …..”. La stessa cosa vale per Milano ma guardando a quella che era stata definita Capitale morale rimango al mio giudizio pessimista. Andiamo a vedere.
Complessivamente i milanesi hanno accolto male soprattutto due cose: la regolazione del traffico e un atteggiamento prono nei confronti degli ospiti più importanti, vedi il caso Vance e la flottiglia di trenta vetture che lo ha accompagnato per ogni dove.
Quanto alla regolazione del traffico ne ho già detto tutto il male possibile nel mio ultimo editoriale ma mi è rimasta una curiosità: chi ha messo mano alla questione del traffico? Chi ne porta la responsabilità?
Quanto al caso Vance purtroppo possiamo iscriverlo a buon titolo all’atteggiamento della Meloni nei confronti degli USA ma certo non è un atteggiamento condiviso da moltissimi milanesi che non si sentono come i famosi trecento di carducciana memoria: “Milanesi, fratelli, popol mio! Vi sovvien” dice Alberto di Giussano “calen di marzo? I consoli sparuti cavalcarono a Lodi, e con le spade nude in man gli giurar l’obedienza. Cavalcammo trecento al quarto giorno, ed ai piedi, baciando, gli ponemmo i nostri belli trentasei stendardi.”.
Altra cosa che mi ha stupito è l’atteggiamento da Passator cortese di chi ha gestito l’ospitalità verso il turismo legato alle Olimpiadi: i prezzi degli alberghi e dei biglietti di ingresso hanno escluso i meno abbienti, la “Milan col coeur in man” non si è fatta avanti, ha lasciato il passo alla “Milano dei soldi”, tanto per capirci il “Modello Milano” del sindaco Sala.
Passiamo a quelli che potremmo definire aspetti collaterali ossia i dibattiti su temi che nulla avrebbero a vedere con le Olimpiadi ma che hanno innescato nuovi dibattiti su vecchi temi.
La tragicomica vicenda del commento audio di Petrecca alla diretta TV che, a parte la pessima figura da ignorante e arrogante che ha fatto, ha riaperto la vexata quaestio dei rapporti tra politica, Governo e partiti politici, su chi comanda nella televisione pubblica che così ben rappresenta i giochi di potere che animano gli ambienti romani, ma fosse solo questo! Si è parlato di libertà di opinione e di libertà di stampa, anche questa altra vexata quaestio, l’arena dove si è combattuto tra i politici che si sono dimenticati di parlare della cultura formata in Italia dalla televisione pubblica.

Naturalmente non si è dato alla TV nessuno spazio al dissenso verso queste Olimpiadi e per il loro costo e per il totale disprezzo della natura, del verde e di beni comuni, un atteggiamento che ci ricorda la posizione di Trump sui temi ambientali: come sempre il trumpismo si annida ovunque e costringe spesso le “anime belle”, vedi Meloni, a contorsioni degne del russo Aleksei Goloborodko, il più grande contorsionista del mondo, ma anche la Meloni non scherza. Ma anche gli organizzatori delle Olimpiadi non scherzano ad interpretare il regolamento del Comitato Olimpico Internazionale che vieta la pubblicazione di immagini a contenuto sessuale.
La memoria dei Braghettoni* del seicentesco Daniele Volterra è dura a morire pur nel nostro mondo TV che nei film mostra con sospetta frequenza scene di sesso esplicito, sospetta in quanto si tratta solo di marketing.

Che pena vedere l’uomo di Vitruvio senza “pene”!
Lo sciopero dei giornalisti della Rai contro Pedrecca ci ha dato un bel quadro di quel che succede in RAI e anche qui le dichiarazioni dei politici ci hanno fatto capire la profondità dei loro dibattiti. Pare che sia in arrivo un dibattito parlamentare su quanti minuti vadano cotte le uova alla coque.
Il desiderio del “potere” è sempre stato come la dipendenza dalla droga e da secoli in Sicilia, terra di mafia ma anche di antica saggezza, corre il detto “Cumannari è megghiu chi futtiri“.
Comunque, per restare in città, poco o nulla si è detto del gradimento dei cittadini per gli eventi olimpici e per i suoi effetti collaterali, e come ha detto il Sindaco “ci vuole pazienza”.
Ne abbiamo ancora per pochi giorni e restiamo in attesa del solito bailamme di inchieste sulle spese, sull’amichettismo, tremando all’idea che scendano in campo i PM.
La speranza è l’ultima a morire.
Luca Beltrami Gadola
*Braghettone: Daniele da Volterra, un pittore e scultore italiano del seicento, fu soprannominato “il Braghettone” perché incaricato di dipingere mutandoni e panneggi sopra i nudi del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.

Ma Milano è la città delle Olimpiadi !!! ovunque ci sono striscioni che lo comunicano, da Buenos Aires a Porta Vittoria, a porta Vercellina, in piazza Duomo due nuovi padiglioni esempio del miglior design milanese, nelle 70 piazze dell’urbanistica tattica ci sono maxischermi per vederle in compagnia , mica solo 30 come per la prima della Scala, nelle carceri installati 8 maxischermi, alla stazione e a Linate display ti raccontano cosa sta succedendo, davanti alle scuole nelle isole pedonali manifesti invitano a temi sull’argomento. Se non li avete visti è perchè state sognando. Paolo Favole
Ma nell’articolo non c’è un accenno alle ricadute che ci sono state e che si avranno. Se ti aggiri per il centro in questi giorni ti rendi conto dell’esposizione che le Olimpiadi stanno dando a Milano. Che i milanesi non siano particolarmente presi dall’evento – io per primo – è un fatto. Che sulla città – intesa come soggetto economico e politico – i Giochi abbiano un effetto positivo (o per lo meno non negativo, per farti più contento) mi pare non si possano avere dubbi.
Vivo nella “Radiale Ripamonti” e se non seguo i servizi TV non mi rendo conto che quello che viene rappresentato, sta succedendo per merito o demerito di Milano. Sto aspettando la chiusura per fare una indagine sul territorio intorno al Villaggio Olimpico, per chiedere quali benefici o disagi hanno avuto dall’evento mondiale.
Una cosa è certa, come finiranno le incompiute?
Troppo, troppo negativo. E il cronista pessimo si chiama Petrecca.
Caro Luca non è da te. Mi pare la solita pioggia acida prodotta dalla nuvola nera, della dieta mediatica che si legittima sparlando, che spaccia la propensione a creare emotivita’ negativa per verita’. Dieta mediatica finalizzata alla delegittimazione di Milano ed alle sue presunte pretese, di poter essere messa in condizioni paritarie con le altre capitali globali, che solo per pregiudiziale acidita’ ideologica o retorica non si vuole riconoscere. Ma le Olimpiadi sono cosa ben più grande del mal content milanese della ‘nobiltà’ di pensiero.
Tutti i commentatori dei Paesi presenti a Milano, atleti e delegazioni hanno inondato la rete di entusiasmo verso la città e l’accoglienza e l’organizzazione. I tassisti si sono lamentati per incasso a zero, l’efficienza dei trasporti e le connessioni tra sedi e stata più che apprezzata. La Milano olimpica diffusa da fuori salone, quella che auspicavi (!) per EXPO desta commenti assai più che positivi. I costi vanno chiesti al Comitato Organizzatore, despota per ownership dell’evento, anche secondo l’ultimo diplomato del Carlo Cattaneo, saranno piu’ che compensati dai ritorni che il successo apporterà all’intero Paese, se restassino tutti a Milano, titolare con Cortina del contratto, potremmo risanare l’intero patrimonio delle case popolari e realizzare il Piano Casa. Il giudizio degli ospiti e’ eccezionale, quello dei milanesi se sara’ sondato sarà conseguente, cio’ che manca e’ l’orgoglio milanese di saper fare e fare bene a livello worldwide, quello che al cittadino di Cinisello fa dire a Porta Garibaldi, sono di Cinisello non di Milano, ma quando e’ in spiaggia o all’estero, risponde a chi lo interroga, sono di Milano.
Per ordine pubblico e argomenti analoghi, si ricostruisca l’architettura delle potesta’ locali, o si attenda con pazienza le intuizioni sociologiche della Procura.