CLOCHARD MILANESI

Fantasmi che nessun vuol vedere seriamente

In poco più di un mese 8 uomini senza casa sono morti nelle strade della nostra città. Solo di 2 persone conosciamo il nome. Delle altre 6 abbiamo saputo esclusivamente l’età e la via del ritrovamento.  Non è più possibile conoscere le loro storie, chiedergli da quanto tempo dormivano per strada e se quell’ultima via era un’abitudine o un caso. Il Corriere della Sera-Milano il 4 febbraio titola “allarme irriducibili della strada” per dare la notizia del ritrovamento della quarta persona morta e nell’articolo ne chiarisce la definizione: “clochard che rifiutano i posti letto nei dormitori del Comune. Senzatetto che trascorrono le notti al freddo, in strada, molto spesso travolti da dipendenze e disagio psichico”. 

Ho ritrovato questa definizione più volte e da più parti. Non so se sia una categoria sociologica accademica, ma non dovrebbe mai più essere usata, perché colpevolizza le persone povere e in difficoltà, scaricando su di loro tutte le responsabilità, con l’evidente scopo di assolvere il sistema che genera ingiustizie così drammatiche. 

Le persone che a Milano sono costrette a vivere per strade e nelle strutture di accoglienza sono migliaia e si tratta di numeri in costante aumento, anno dopo anno. Secondo un censimento realizzato nel 2023 erano più di 2000.  Oggi il Comune di Milano organizza una rete di strutture di accoglienza per circa 1000 posti letto, a cui se ne aggiungo circa 500 per il periodo dell’emergenza freddo. Intorno a questa prima accoglienza ci sono le tante realtà sociali e del volontariato che offrono alle persone, fuori dai dormitori, un pasto caldo, cure, relazioni, amicizia. E supportate con finanziamenti pubblici e privati costruiscono un piccolo sistema di welfare, dove ai senza tetto viene proposto un percorso che include una casa, in condivisione, lavoro e un aiuto a prendersi cura di sé. 

Due anni fa, il 24 febbraio 2024, Giorgio, 76 anni, cittadino italiano, pensionato, viene ritrovato morto in un deposito vicino allo scalo Farini. Ci andava a dormire con la moglie, cittadina filippina, di qualche anni più giovane, priva del permesso di soggiorno proprio per la mancanza di una casa. Lo avevo conosciuto due anni prima, tramite il Servizio Sam di Caritas, che lo seguiva da tempo con attenzione e affetto. Avevamo presentato insieme la domanda di assegnazione di una casa popolare e la domanda di emergenza, il Sat. Ogni volta che venivano in sede mi portavano un regalo e ho ancora una loro bellissima orchidea. Giorgio aveva vissuto in subaffitto, nei vari dormitori della città e, insieme con la moglie, quando non erano più riusciti a pagare una stanza, avevano scelto la strada. Vivevano in spazi abbandonati, cambiando zona ogni volta che la polizia li allontanava. Partecipavano a ogni manifestazione e assemblea convocata sul problema della casa. 

A ottobre 2023, dopo più di un anno dalla presentazione, gli era stato inviato il rigetto della domanda Sat con la motivazione: “nella breve memoria allegata alla domanda, il richiedente dichiara unicamente di essere disoccupato e di dormire per strada, senza però produrre alcuna documentazione utile a dimostrare la veridicità di quanto dichiarato e la sua esatta collocazione alloggiativa. Inoltre, dalle informazioni emerse nel corso dell’istruttoria, risulta che il richiedente sia iscritto dal 2022 in uno stato di famiglia con altre persone. Per tali ragioni, in assenza di notizie certe la sua attuale collocazione alloggiativa, e date le informazioni del sistema anagrafico, non è possibile dimostrare la condizione di emergenza abitativa determinante l’accoglimento della domanda”. Era stato difficile convincerlo a presentare ricorso, si era sentito preso in giro e umiliato.  Ma l’esito non è comunque arrivato in tempo. Sono trascorsi ormai 2 anni e le risposte del Comune alle domande SAT (Servizi abitativi Transitori) non sono cambiate, continuano ad essere piene di cattiveria e al di fuori del diritto.

Le morti di queste settimane, così tragiche e pesanti, dovrebbero interrogarci non solo su come intercettare le persone in strada più sole e malate per convincerle a ripararsi dal freddo, ma su come modificare con urgenza le politiche che hanno contributo a gettare così tante persone in condizioni disumane. 

Non servono le Zone Rosse, utili solo alla grande rendita immobiliare e finanziaria, e non abbiamo bisogno di operazioni che riducono il problema della casa e della marginalità sociale a questioni di ordine pubblico e decoro, come lo sgombero dei senzatetto di viale Tibaldi, avvenuto il 17 dicembre. Contro la violenza perpetrata si era alzata solo la voce di Luciano Gualzetti, presidente dell’Opera Cardinal Ferrari, che aveva offerto aiuto alle persone coinvolte. Le “operazioni interforze Periferie” promosse tra ottobre e dicembre dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza coordinato dalla Prefettura di Milano nei quartieri di case popolari San Siro, Lorenteggio, via Quarti hanno creato più problemi di quanti ne avrebbero dovuto prevenire e reprimere, suscitando la reazione di una estesissima rete – composta dai sindacati inquilini, dalle associazioni territoriali e dai comitati di abitanti, fino alle realtà del terzo settore, a Caritas, Comunità di Sant’Egidio e Casa della Carità- ancora in attesa della risposta del prefetto Claudio Sgaraglia, a cui era stato chiesto un incontro urgente. 

Oggi c’è un problema abitativo così radicato ed esteso che soverchia e lascia a terra sempre più persone, molte delle quali non avrebbero mai immaginato di poter finire in un dormitorio pubblico. E proprio Casa Jannacci è oggi il perno attorno a cui è costruito il mostruoso sistema di (non) gestione degli sfratti a Milano. Alle famiglie sfrattate, se prive di una sistemazione alternativa autonoma, viene offerto prima una collocazione in albergo a tutto il nucleo e poi, scaduti i tempi, viene offerto solo alla mamma e ai minori ospitalità nello storico dormitorio pubblico.  La giornalista  Maria Elena Scandaliato ha realizzato per la Rai un’utile inchiesta  dal punto di vista dei diritti dei bambini, con un’attenzione proprio all’emergenza abitativa e all’accoglienza in Casa Jannacci (https://www.raiplay.it/video/2025/12/Spotlight—Non-e-un-posto-per-bambini-Lemergenza-abitativa-a-Milano-e-i-diritti-dei-minori-a2d6a417-f14f-4989-abc1-116063361425.html)

La risposta del Comune al bisogno di casa è un’applicazione più che pedissequa dell’ideologia che sorregge la Legge Regionale e che ha come obiettivo cardine l’esclusione delle persone e delle famiglie povere dal sistema dei diritti. Se in strada muoiono così tante persone, i dormitori sono affollati di senza tetto, migranti, richiedenti asilo, lavoratori poveri, sfrattati e persino bambini, forse il sistema va radicalmente ripensato.

 A breve il Consiglio Comunale dovrà discutere e approvare il Nuovo Piano dell’Offerta dei Servizi Abitativi Pubblici e Sociali della città di Milano per il 2026. Come potrà risolversi il problema dell’emergenza abitativa, dell’accoglienza nei dormitori e delle persone per strada se non verrà aumentato  da parte di Aler e Comune il numero degli alloggi Sat messi a disposizione? le 224 unità del Comune e le 50 unità di Aler previste non sono sufficienti nemmeno a dare una casa (temporanea e in deroga alle metrature minime) alle 390 famiglie già sfrattate o in emergenza abitativa,  in attesa dell’offerta anche da più di un anno, con un’assegnazione solo sulla carta. 

Non saranno sufficienti gli articoli compiacenti dei quotidiani cittadini e le trionfalistiche dichiarazioni ufficiali a coprire la tragica realtà.

Veronica Pujia

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Antonio Atzei
Antonio Atzei
21 giorni fa

Il dito nella piaga di un problema enorme, speculazione privata, corruzione pubblica, disinteresse (a volte doloso) dei politici, questi sono i motivi del degrado sociale.
Grazie Veronica per l’attenzione ai più disagiati.

Fausto Bagnato
Fausto Bagnato
21 giorni fa

Ho maturato la mia esperienza nel merito del problema abitativo a Milano, da responsabile operativo della Commissione Comunale assegnazioni Alloggi, presieduta dall’ Assessore alla Edilizia Residenziale Pubblica e composta da Consiglieri Comunali di tutti i Partiti, rappresentati e dal Comando della Vigilanza Urbana Stefano Pastorino, comandante o Renato Pupilella, vice, l’ufficio funzionava, nonostante alcuni scandali, che allora venivano circoscritti.
Oggi regna l’anarchia assoluta nella gestione totale del sistema abitativo urbanistico.

Fausto Bagnato
Fausto Bagnato
12 giorni fa

Perché non vengono assegnati gli Alloggi, da tempo, sfitti di proprietà del Comune di Milano, in Via Bottoni?

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