MILANO, PASSERELLA SENZA FINE PER GIORGIO ARMANI
Accade in città
“Milano è il centro del mio mondo, mi ispira da sempre”. Con queste parole lo stilista, piacentino di origine, parlava della città di adozione, con cui ha sempre avuto un legame speciale, fin da quando vi approdò quindicenne con la famiglia nel 1949.
Il suo battesimo nel mondo della moda inizia con la gavetta presso la Rinascente nel 1957, dove la collaborazione con gli architetti per gli allestimenti delle vetrine e degli spazi ne svelò precocemente la sensibilità e l’intuito per i gusti della clientela e la creatività.
Non fu difficile pertanto per Nino Cerruti scorgerne le doti e avviarlo dal 1965 ai primi passi come stilista presso la propria azienda di abbigliamento maschile. Solo dieci anni dopo il lancio del marchio di Armani, che concorse negli anni Ottanta all’ascesa di Milano come capitale internazionale della fashion.
Tra gli spazi più rappresentativi in città del talento dello stilista non c’è soltanto il quartier generale della sua Maison, ma anche il Silos in via Bergognone, museo voluto da Armani per raccontare il proprio immaginario creativo, che continuerà a ospitare fino al 3 maggio 2026 la mostra Giorgio Armani Privé 2005-2025: vent’anni di haute couture. Curata in prima persona dallo stilista, più che una mostra è una sorta di viaggio sensoriale attraverso i quattro piani del Silos: “Io così viaggio, volo e sogno” – aveva detto Armani all’inaugurazione nel maggio scorso – presentando il percorso immerso nella musica della colonna sonora originale e nell’esperienza olfattiva delle note di incenso somalo e vetiver, con un tocco di cedro.
Continui gli incontri ravvicinati con i 150 abiti indossati dalle star del cinema e dello spettacolo, vere opere d’arte preziose per forme, colori e luce dei ricami gioiello, realizzati in migliaia di ore di raffinata lavorazione artigianale.
Il progetto di recupero dell’edificio di un’ex fabbrica dismessa, affidato oltre vent’anni fa a Tadao Ando, esalta la fusione di cemento, acqua e luce, i tre elementi centrali nei progetti dell’architetto giapponese, e oltre all’Armani/Silos include il Teatro Armani, oggi noto a un maggior numero di milanesi, dopo che ha ospitato per volontà dello stilista la sua camera ardente aperta al pubblico.
Dopo la scomparsa di “Re Giorgio”, che è stato il primo grande visionario della moda italiana, questo luogo iconico ha accolto l’evento “Visioni e visionari” per i festeggiamenti dei vent’anni di “Style”, secondo l’accordo tra il direttore del magazine del Corriere della Sera e lo stesso Armani. Due giornate di talk per esplorare i futuri orizzonti degli ambiti più disparati, dalla filosofia all’arte e al design, dalla scienza all’intelligenza artificiale.
Come ha ribadito in apertura dei lavori Telmo Pievani, docente di Filosofia delle Scienze Biologiche, una parte del futuro è già qui, sotto traccia, anche se non la vediamo; la visione, comporta lungimiranza e curiosità, fattori che spingono l’essere umano a esplorare e guardare oltre.
Nella nostra società fondata sul controllo, non siamo abituati a sentire il sentire, non si lascia spazio all’insicurezza e alla capacità di osare. Per questo Daniel Lumera ha rivendicato l’importanza di stimolare nei giovani il senso dell’intelligenza spirituale, una bussola interiore che orienti a essere un po’ visionari e a non sentirsi disorientati verso il futuro, come nella pericolosa condizione del whiteout, in cui nebbia e neve si fondono visivamente, creando un ambiente completamente bianco, dove è impossibile distinguere l’orizzonte. I più giovani vanno incoraggiati a valorizzare la propria unicità, a essere eretici e a aprire la mente alla diversità, perché non ci sono solo grandi visionari, come Leonardo e la Montessori, ma tutti noi siamo dei visionari nell’ambito della nostra piccola storia, all’interno di un piccolo gruppo, ha rinforzato lo psichiatra Vittorino Andreoli. Tutti abbiamo la potenzialità di cambiare la nostra visione, cercando in ciò che non si vede, e di saper uscire da circostanze limitate e limitanti, attraverso intuizione, interpretazione, scelta e interazione con gli altri. Queste capacità di ognuno si amplificano nella relazione e nella cooperazione e costituiscono la bellezza della plasticità del nostro cervello, che abbiamo in testa e non in tasca (come lo smartphone!) e che è una grande fabbrica fatta di 87 miliardi di neuroni connessi in una rete sempre in attività h24.
Tra le voci di artisti – oltre che quella di Marcello Maloberti, che ha rivendicato la funzione dell’opera d’arte di scuotere una società dove la parola è omologata – anche quella di Giovanni Allevi, compositore, direttore d’orchestra e pianista, che ha raccontato come la fragilità possa diventare sorgente di luce interiore nel presente e nel domani che è un presente allargato, esaltando gentilezza, compassione umana, gratitudine, consapevolezza, rinascita e percezione allargata, sensazione che tutti i visionari provano.
Questo evento culturale è stato un altro dono del visionario Armani alla città!
Prorogata fino a maggio 2026 anche la mostra GIORGIO ARMANI. Milano per amore, ospitata dalla Pinacoteca di Brera per celebrarne i 50 anni di attività. In questa sede che racconta l’arte italiana dal Medioevo all’Ottocento, la formula espositiva consiste nell’immaginare un nuovo percorso della Galleria, centrato sul contrasto cromatico e materico degli gli abiti delle collezioni dello stilista con i quadri.
L’esposizione rappresenta un unicum, in quanto è la prima volta che la moda entra ufficialmente nelle sale del museo milanese, creando un dialogo tra arte pittorica e abiti.
Proprio a Brera, dove Giorgio Armani si è sempre sentito a casa.
Rita Bramante
