IL TROPPO STROPPIA
Cerimonia di apertura Milano Cortina 2026
Il 6 febbraio 2026 la grande bellezza italiana ha rischiato di trasformarsi in una grande banalizzazione. Se l’obiettivo della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026 era proiettare l’Italia nel futuro, il risultato andato in scena a San Siro è stato un ibrido audace che ha alternato vette di poesia assoluta a cadute di stile difficili da ignorare. In una serata che doveva celebrare la raffinatezza e la grandiosità del nostro patrimonio, abbiamo assistito a momenti in cui l’identità culturale è stata sacrificata sull’altare di uno spettacolo pop fin troppo semplificato.
Quello che ha fatto sobbalzare tutti è stato senza dubbio l’omaggio ai giganti della nostra musica. Vedere le effigi di Verdi, Rossini e Puccini trasformate in tre enormi teste gommose e semoventi, simili a carri allegorici di un carnevale di periferia, è stato un colpo al cuore e al prestigio culturale italiano. La modalità grottesca del presentare le caricature danzanti ha svuotato di dignità i padri nobili della nostra cultura.
Il culmine del cattivo gusto è stato raggiunto durante l’ingresso della delegazione italiana: la raffinatezza ritmica e l’ironia colta del “Barbiere di Siviglia” di Rossini sono state stravolte e ridotte a un sottofondo da fiera, trasformando un inno al genio italiano in un momento che rasentava la macchietta.
Non meno divisiva è stata la performance di Mariah Carey. Scelta come icona globale per interpretare “Nel blu dipinto di blu” (Volare), simbolo indiscusso della canzone italiana nel mondo, la diva americana ha offerto una prova umanamente vuota, che poteva essere forse adeguata solo ed unicamente al contesto USA.
L’occhio attento delle telecamere e dei social non ha perdonato un dettaglio imbarazzante: l’uso di un maxi-schermo posizionato strategicamente come gobbo, sul quale non appariva il testo italiano originale, bensì una trascrizione fonetica dei suoni per facilitarne la pronuncia. Vedere una star di quel calibro leggere “Voh-lah-reh” senza avere la minima consapevolezza del significato delle parole che stava pronunciando non merita neanche un commento. È stata la conferma di una, forse voluta, visione dell’Italia dall’esterno: un bellissimo involucro privo di contenuto.
Nonostante queste defaillances, è apprezzabile la volontà di alcuni grandi di voler esaltare la beltà del nostro Paese, a partire dai colori della sua bandiera, celebrati egregiamente da Giorgio Armani, grazie alla sfilata tricolore dei suoi capi, indossati per l’occasione. Il nodo vinciano e i corazzieri hanno poi dato un tocco di classe, risollevando il morale agli spettatori più attenti.
In definitiva, l’inaugurazione di Milano-Cortina 2026 è stata un’opera contraddittoria. Da un lato la grazia del coro delle voci bianche della Scala, l’impeccabile performance dei ballerini e l’eleganza senza tempo di Armani; dall’altro, la banalizzazione di Rossini e il finto italiano della Carey. Abbiamo venduto al mondo un’immagine scintillante, ma a tratti abbiamo svenduto la nostra anima, scambiando la raffinatezza con la caricatura. Resta l’amaro in bocca per quella che poteva essere una lezione di stile e che invece, in troppi passaggi, è sembrata una parodia di noi stessi, a uso e consumo delle telecamere internazionali.
Jacopo Enrico Scipioni
