OLIMPIADI INVERNALI

Soprattutto politica mondiale

Scrivo queste righe alla vigilia dell’apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina, avvenimento importante, ma del quale so poco. Quel poco che so mi sembra interessante, ma non riguarda i giochi in sé e/o nei loro risvolti tecnico-finanziari. Si tratta della logica politica che li sovrasta in un momento unico dopo la seconda guerra mondiale, con il ritorno della guerra europea nell’Ucraina aggredita da una delle potenze vincitrici, oggi Federazione Russa, e nell’intervento di un’altra potenza vincitrice, gli USA passati dal sostegno attivo all’Ucraina aggredita allo sfruttamento della situazione per i loro fini interni e globali, inestricabilmente politici, economici e privati a spese di quelli pubblici, legali e globali. Il minimo comune denominatore di Putin e Trump.

Milano Cortina è l’occasione/palcoscenico per mostrare al mondo dove si va a parare, inizialmente forse solo con intenzione dimostrativa per saggiare il terreno, ma ora per occuparlo. Per Putin e Trump è competizione al contempo personale, nazionale e globale nel contesto di una competizione olimpica anch’essa personale, nazionale e globale, nella stessa determinata volontà di vincere, ma pacifica. Trump invece partecipa a queste olimpiadi anche con United States Immigration and Customs Enforcement, molto attivo in USA, in particolare a Minneapolis, dove Paolo Mastrolilli, inviato de la Repubblica, intervista Steve Bannon, già noto in Italia per la sua forte e annosa attività politica anche locale. Una sua frase nel suo proverbiale stile è citata nel titolo: “Il presidente ora mandi i paracadutisti. E all’Italia dico fuck you» [30/01/2026 p. 16].

Nel 2025 Giuliano Da Empoli, docente a Science Po, ci ha informati che “oggi è scoccata l’ora dei predatori e ovunque le cose stanno evolvendo in modo tale che tutto ciò che deve essere deciso lo sarà con il fuoco e con la spada” [L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino, tr.it. Einaudi, primo risvolto di copertina]. Su Il Sole 24 ORE oggi Sergio Fabbrini conferma già nel titolo della sua rubrica in prima pagina: «L’epoca dei predatori e il futuro dell’Europa» [1/2/2026]. «L’Ue non può affrontare la brama dei predatori senza dotarsi subito di una capacità decisionale». «L’Ue è stata fatta per superare le dominazioni del passato, non già per riprodurle in forma mitigata. Ma soprattutto l’esecutivo deve agire sotto il controllo di un legislativo che opera al suo stesso livello. Qualsiasi sua decisione dovrà essere sottoposta a controlli istituzionali, oltre che politici e sociali. Abbiamo bisogno di una democrazia, non di una post-democrazia» [p. 8].

Ancor prima di iniziare, le Olimpiadi di Milano Cortina portano in primo piano alla nostra attenzione l’Europa unita, l’UE divenuta uno dei pochi, se non il solo interlocutore globale dei grandi predatori, pubblici e privati, vecchi e nuovi, nonostante il suo incompleto profilo istituzionale, che nell’attuale momento storico può trovare motivo, anzi necessità di superamento e completamento, ben oltre il solo rafforzamento economico e militare.

In questo contesto e nell’ambito delle Olimpiadi Milano-Cortina, il caso del bambino a rischio di ipotermia dopo essere stato costretto a scendere dal bus Calalzo-Cortina perché senza biglietto olimpico da 10 euro, pur possedendone l’equivalente in biglietti normali, svela il volto banale e diffuso della mentalità predatoria, personalmente già costatato nel millennio scorso assistendo a una telefonata che l’interlocutore in mia presenza concluse dicendo: «Se credono che possiamo farlo, facciamolo». Se crediamo che una cosa può essere fatta, lo sarà, da altri a nostro danno e/o da noi per il nostro futuro europeo, compimento di quello nazionale e personale.

Niente di nuovo sotto il sole, nello scorso millennio l’Europa ne ha fatto esperienza nei modi e nei tempi più vari, fino a due guerre mondiali in una sola generazione, con i campi di sterminio e il lascito finale dell’arma di distruzione atomica.

Da allora, di effettivamente nuovo e importante, da un lato v’è il salto di scala e diffusione delle tecnologie di comunicazione nelle quali, ai tempi della telefonata prima ricordata, un sociologo salutò l’avvento della democrazia diretta, rivelandosi buon profeta, non nel significato di partecipazione dal basso, ma nel suo contrario di dominio dall’alto. Di veramente nuovo, nell’Europa madre delle rivoluzioni, da allora v’è stato il salto di scala e qualità dal Mercato Comune all’Unione Europea con il passaggio dalle monete nazionali alla moneta unica, l’euro affidato alla responsabilità, come dev’essere perché funzioni, di un organo tecnico indipendente, la Banca Centrale Europea. Una decisione fondamentale, così come fondamentale è la tassazione UE sui profitti europei delle multinazionali, bestia nera di Trump e conferma che l’UE è la sola alternativa politica democratica multi- e sovranazionale, nel buio oltre la sempre più fitta siepe di predatori.

Giuseppe Gario

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