“HEY MILANO, DOVE ANDIAMO”

Due mesi di incontri diffusi in città

Da un anno circa il Circolo Caldara si è fatto “quartier generante” di un processo di riflessione sullo stato di salute della città di Milano. Lo ha chiamato “Hey Milano, come stai?” e ha costruito un piccolo sito che ne ha tracciato i lavori, www.heymilano.it, mettendo materiale e documentazione a disposizione di tutti.

Al Caldara, nel corso del 2025, si sono sentite le voci e le analisi di professori, sociologhi, giornalisti, urbanisti, associazioni, architetti e professionisti e gli interventi di cittadini e cittadine, densi di testimonianze e di osservazioni.

Ne è scaturita una “fotografia” piuttosto nitida della città e di come sia cambiata negli ultimi 15 anni di governo di centrosinistra, che si può scaricare, leggere e consultare liberamente dal sito.

A questo punto la fase di analisi termina e comincia quella di elaborazione dei dati, dei numeri e dei fenomeni, per poter infine giungere a una sintesi, vale a dire alla definizione di alcuni indirizzi politici di fondo da consegnare poi a chi si candiderà a guidare la città.

Questa ultima fase si chiama “Hey Milano, dove andiamo?”, si articola in due mesi di incontri diffusi e culminerà in una sorta di “congresso” per la città, promosso da circoli culturali, realtà sociali, associazioni civiche e da tutti quelli che vorranno cogliere l’occasione per dare vita a un interessante processo apertamente politico e democratico, promosso però fuori dalle consuete sedi politiche. Parliamo per ora di più di una dozzina di sigle che vale la pena elencare: oltre al Circolo Caldara si va dal Circolo De Amicis fino alla Fondazione Carlo Perini passando per gli Amici di Casa della Carità, l’Associazione Carlo Cattaneo, il gruppo Contropiede, l’Associazione il Sicomoro, l’organizzazione politica Milano in Comune, la lista civica Insieme per Corsico, l’Associazione Innovare per Includere, il gruppo Con l’Italia per l’Europa, il Movimento Milano Civica e il gruppo Italia Chiama.

Sì, è vero: sulla carta manca ancora tanto alle amministrative ma, per una volta, si è ritenuto che la delicatezza della fase meritasse un metodo diverso da quello strettamente elettorale, che si attiva a ridosso dell’appuntamento, con una fase di ascolto e di elaborazione delle proposte spesso più formale che sostanziale.

Anche perché sussiste il concreto rischio di avere un appuntamento elettorale nazionale che si sovrappone a quello milanese, togliendo centralità ai problemi e alle specificità della realtà locale a tutto vantaggio di logiche e considerazioni più nazionali.

Il metodo è dunque stato quello di mettere, per una volta, davvero prima i contenuti dei nomi, cercando di mettere al centro del dibattito quelli (mai come oggi urgentissimi) piuttosto che i consueti e ormai un po’ stucchevoli “concorsi di bellezza” di questa o quella candidatura con i relativi balletti. 

Milano invece, per sua natura crocevia di alcune contraddizioni e di forti sollecitazioni “globali”, merita e ha bisogno di mobilitare energie e pezzi di città che sviluppino pensieri ed esprimano valutazioni su quello che è successo alla città in questi ultimi anni e sul suo futuro immediato.

Come si può produrre discontinuità politica rispetto all’attuale fase senza consegnare la città alle destre? Come si restituisce alla politica e alle politiche aderenza e presa effettiva rispetto al contesto? Come si torna a politiche che possano incidere davvero e in modo tangibile sulla realtà urbana? Come si affronta l’annoso e sempre più drammatico problema della casa? Come si riesce a ricucire il tessuto sociale milanese che appare sempre più lacerato? Come si può rimanere attrattivi nei confronti dei capitali senza farsi soffocare dalla loro pervasività? Come si affronta il problema della sicurezza senza tradire la vocazione meneghina all’apertura? Come si coniuga il rapporto tra le generazioni senza produrre sacche di incomunicabilità? E – last but not least – come si costruisce una sempre più indispensabile dimensione politica e amministrativa metropolitana in grado di affrontare problematiche complesse e intrecciate che sempre di più interrogano e riguardano l’area metropolitana milanese? 

Sono solo una parte delle questioni sul tappeto, la cui importanza e complessità non può che indurre a prendersi il tempo giusto per rifletterci sopra e immaginare soluzioni all’altezza dei problemi.

Funzionerà? Si innescherà un momento di grande e aperta riflessione? Si scoprirà solo tentando di innescarlo, con il contributo di tutti quelli che condivideranno l’opportunità e l’urgenza di farlo e di farlo bene, sperando che la cordata di promotori sia sufficientemente ricca e variegata da convincere anche i più diffidenti della bontà del metodo.

Gli appuntamenti, per chi vorrà e potrà, sono quelli che si possono trovare sul sito di Heymilano.it e che possono essere convocati da chiunque sia interessato a discutere la “fotografia” consegnata e a formulare proposte e indirizzi che verranno poi elaborati e discussi in un momento finale appositamente convocato tra fine marzo e inizio aprile.

In breve: un nuovo “indiriss” politico per il futuro di questa città, che non può e non deve essere in piena continuità con quello della attuale giunta. Ma che nemmeno può permettersi di dilapidare un capitale politico e amministrativo che in molti riconoscono alla città e alla sua capacità di essere un punto di riferimento forte per chiunque cerchi opportunità di lavoro e respiro internazionale.

Mauro Mercatanti

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7 comments

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Pietro Vismara

Nel frattempo quella lenza di Maran ha lanciato la possibile candidatura di Mario Calabresi a Sindaco di Milano. Un giornalista candidato: cosa ne sa di macchina amministrativa, di strumenti di governo, di politica? Di altri giornalisti lanciati in cariche pubbliche (tipo i presidenti della regione Lazio) non mi sembra sia rimasto un buon ricordo. E poi, non nascondiamoci dietro un dito, per cosa è noto principalmente Calabresi? Sì, per il suo cognome, il padre commissario che non meritava certo di fare quella fine. Ma: è stato un bravo commissario? Alcune cose per rinfrescare la memoria: ha fermato Pinelli non perché aveva indizi, ma perché era un “suggerimento” dei servizi segreti (una parte dei quali, si è scoperto poi, erano collusi con i veri attentatori). Ha tenuto Pinelli tre giorni in Questura senza avvisare i magistrati. E ai magistrati che avevano iniziato ad indagare sulla morte di Pinelli ha nascosto la presenza nella sua stanza sempre di esponenti dei servizi segreti. Se invece lo avesse detto, forse si sarebbe arrivati alla verità più velocemente. E quindi: certo non meritava quella fine. Ma dalla parte giusta della storia c’era chi gridava che Valpreda era innocente. E dalla parte sbagliata, forse inconsapevolmente, stava lui. Quindi se è stato proposto per il nome, a mio parere è stata una scelta sbagliata. Un altro errore tipo quello (o forse peggio) di puntare sull’ex direttore generale della Moratti, oggi grande sostenitore di questa candidatura assieme al suo predecessore Albertini (e qui già mi stupisco meno). Insomma Maran come sempre non ne azzecca una, ma non era andato a Strasburgo? È una bella città, ci torni…

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Chiara Vogliatto

Il commissario Calabresi ha fatto una brutta fine che non si meritava, ma non per questo è un eroe. Il vero problema di Piazza Fontana non è che i fascisti mettevano le bombe, ma che c’era una parte dei servizi segreti dello stato che li proteggeva (come ha ricordato il presidente Mattarella nell’anniversario, e come invece NON c’è scritto nell’improvvida lapide che lo sciagurato Sala ha fatto apporre – lapide che andrebbe rimossa e corretta). Calabresi – forse inconsapevolmente – ha coperto le responsabilità dei servizi: con il senno di poi, non è stato un bravo servitore dello stato. Stendiamo quindi un pietoso velo sulla vicenda: è una ferita ancora aperta su cui non bisognava tornare proponendo il figlio (probabilmente una bravissima persona, ma non un politico né un conoscitore della materia) candidato sindaco. Questo è stato un passo falso; riprendiamo invece da un percorso nel merito come quello delineato dal dibattito animato dal Centro Caldara

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Giampaolo Artoni

Certo guardare al dito al posto della luna è sempre stato un esercizio grandemente pratico e che si continua a praticare. Ecco chi ritiene l’affacciarsi di Calabresi sulla scena politica milanese direttamente in virtù del suo cognome, cioè quei fatti tragici dopo le bombe fasciste di piazza Fontana. Voglio proporre solo di spostare la vista da un dito all’altro, senza la pretesa di ammirare la luna. Come tutti anche lui ha avuto, ed ha, una madre, che di cognome fa Capra, figlia di una importante famiglia imprenditoriale milanese; la nonna, una delle prime laureate in economia per la sua epoca, fu Dama di San Vincenzo praticando la beneficienza quale cattolica che era. Gemma Capra avrà poi al fianco un altro compagno e i suoi giovani figli saranno cresciuti anche da un’altra importante persona che della pace fece bandiera. Sia poi ben chiaro che Mario Colabresi ci ha messo del proprio per essere la persona che conosciamo, giornalista empatico comunicatore.
Poche cose circa la luna. Milano ha bisogno di ritrovare il “proprio cuore”, ne ha avuto abbastanza di “amministratori di condominio” e “manager ” che, millantando capacità gestionali, hanno confuso il sentimento dei loro cittadini (quelli tipi che li hanno votati e anche quelli no) con gli interessi dell’Azienda più grande della Città: il Comune di Milano.
Seguirò “hey, Milano come stai?” Non conosco la realtà ma mi sembra interessante

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Chiara Vogliatto

Mi spiace per il malaccorto uso della nota metafora, ma mi sembra di aver indicato proprio la luna. Mario Calabresi ha avuto notorietà grazie al suo cognome, questo è innegabile. E se gente come Albertini se lo porta in palmo di mano è proprio per questo: perché considera il padre un eroe, una vittima dell’ aborrita sinistra radicale. Invece Calabresi padre è stato -diciamolo – un cattivo funzionario che ha lavorato per nascondere la verità sulla strage. Ciò chiarito, entriamo nel merito. Basta amministratori di condominio, basta manager (peraltro abbastanza incapaci), torniamo al “cuore di Milano”. Mi sa dire un intervento significativo negli ultimi anni di Mario Calabresi sul tema? E chiudiamola qua.

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Cesare Mocchi

Quando si ha un PGT fatto solo di chiacchiere e che non affronta i problemi reali; quando l’attività principale dell’amministrazione è emettere comunicati stampa per le week e non pensare agli impianti sportivi per i ragazzi, a risolvere il problema delle case popolari, a far funzionare il trasporto pubblico… davvero vogliamo un giornalista a fare il sindaco? Qui ci vuole uno che conosca la città e si rimbocchi le maniche, non la solita fuffa

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Andrea Vitali

Una cosa che accomuna riformisti e reazionari è l’ odio viscerale verso la sinistra radicale. Basta che qualcosa sembri vagamente non dico “rivoluzionario” o estremista, ma anche solo vagamente critico, è subito un urlare a “tornano le BR” e cose simili. Un tempo c’era la pregiudiziale antifascista, per cui democristiani e comunisti potevano sedersi allo stesso tavolo pur essendo molto differenti, oggi c’ è la pregiudiziale anti-radicali. Ora, la candidatura Calabresi mi sembra possa mettere d’accordo Albertini, Maran e magari anche qualche ex fascista; ma sicuro non piace a chi ricorda il “suicidio” di Pinelli (anzi, il cosiddetto “malore attivo” come fu cautamente catalogato). Quindi quella candidatura è politica eccome: unisce chi pensa che il male sia rappresentato da chi ha sparato e non da chi ha messo le bombe nelle banche con la connivenza delle istituzioni. Cosa che abbiamo scoperto solo perché ci sono stati i radicali di sinistra che l’ hanno gridato – e che erano dalla parte giusta della storia, checché ne pensino riformisti e reazionari.

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Andrea Vitali

… complicità di parte delle istituzioni (per evitare malintesi)

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