LA RIUNIONE DEI BLUVERTIGO
Un evento all’Alcatraz
Così, improvvisamente, i Bluvertigo hanno annunciato la loro riunione, dopo gli infelici tentativi passati i quali hanno tuttavia prodotto musica di livello. Ci sono ritorni che non cercano pacificazione e che evitano ogni forma di celebrazione. Alcuni eventi scelgono di riattivare una frattura, di renderla nuovamente percettibile, di esporla al presente come materia viva. La riunione dei Bluvertigo si colloca in questo spazio: un gesto che riapre, che tende, che rimette in circolo una tensione rimasta sospesa, rendendola di nuovo operativa.
Il 14 aprile, all’Alcatraz di Milano, contesto da tremilacinquecento spettatori, la band torna nella formazione originale — Morgan, Andy, Livio Magnini, Sergio Carnevale — per un unico concerto dal titolo Essere umani. I biglietti sono online da già due settimane. Il titolo funziona come dichiarazione di metodo più che come slogan, rimanda a una postura, a un modo di stare dentro il suono e dentro il tempo. In un panorama musicale sempre più levigato, essere umani equivale a esporsi all’errore, all’attrito, alla possibilità di deviazione, accettando l’instabilità come condizione produttiva.
La scelta di Milano non risponde a una logica simbolica facile. La città agisce come campo di forze, come spazio di stratificazione continua, come luogo in cui linguaggi diversi entrano in contatto e producono scarti. I Bluvertigo appartengono a Milano, e ne sono la rappresentazione in musica in un certo senso, per attitudine e per metodo: contaminazione, frizione, ibridazione costante tra suono, immagine e postura estetica. Il ritorno avviene quindi in un ambiente che sottopone il passato a pressione, trasformandolo in materia mobile. Tuttavia, forse, queste considerazioni lasciano il tempo che trovano dal momento in cui Milano è la città dei Bluvertigo nel senso più stretto della locuzione. Da Wikipedia, Origine del gruppo: Milano (nonostante la fondazione del complesso sia avvenuta a Monza).
Negli anni Novanta la band ha rappresentato un’anomalia nel sistema pop italiano. La loro musica attraversava new wave, rock, elettronica e cultura visiva, generando un immaginario che sfuggiva alle categorie disponibili. Occupavano una posizione laterale e proprio questa collocazione ha consentito la creazione di uno spazio autonomo, riconoscibile e instabile allo stesso tempo, capace di produrre influenza senza diventare modello diffuso su larga scala.
La storia dei Bluvertigo è attraversata da fratture evidenti. Le tensioni interne, le divergenze artistiche, i percorsi individuali hanno reso il progetto irregolare e imprevedibile. Questa instabilità è ciò continua a costituirne la forza. La riunione nasce da una consapevolezza condivisa: alcune esperienze restano attive anche quando sembrano concluse, continuano a produrre effetti, rimangono in vibrazione sotto la superficie del presente.
In questo senso il ritorno evita, questa volta, la retorica della riconciliazione definitiva. Il concerto diventa un punto di riattivazione, un momento in cui energie distanti tornano a interagire. Il conflitto viene rimesso in circolo come elemento generativo. La musica assume così la funzione di spazio di confronto, di zona di esposizione, di campo aperto in cui le identità tornano a essere porose.
Nel contesto attuale, segnato da reunion concepite come format rassicuranti, Essere umani segue un’altra traiettoria. Il repertorio storico — da Acidi e basi a Metallo non metallo, passando per La crisi e L’assenzio — agisce come materiale vivo, sottoposto a nuove tensioni interpretative. La questione centrale riguarda la postura con cui questi brani tornano a esistere; il modo in cui vengono attraversati, deformati, messi in relazione con un presente che richiede nuove letture.
La musica dei Bluvertigo ha sempre prodotto spaesamento prima che riconoscimento. Ha lavorato sul cortocircuito, sulla deviazione, sulla possibilità di fallire come forma di conoscenza. In un tempo dominato da flussi prevedibili e da estetiche addomesticate, questa attitudine assume un valore preciso. Essere umani diventa una presa di posizione contro la neutralizzazione emotiva e contro la riduzione del suono a superficie inoffensiva.
Il concerto è annunciato come evento unico, privo di promesse di continuità. Questa scelta conferisce all’esperienza una densità particolare. Ciò che accade una sola volta tende a incidere con maggiore forza e a lasciare una traccia più netta. La riunione dei Bluvertigo funziona come una scarica concentrata, come un punto di condensazione temporale.
Per una notte Milano torna a essere un luogo di attrito reale. Il pop italiano ritrova una possibilità di rischio e di complessità. I Bluvertigo rientrano in scena con la stessa vocazione che li ha sempre definiti: produrre tensione, aprire spazi, mettere in crisi l’idea stessa di ritorno, lasciando che il suono resti un territorio instabile e vivo.
Tommaso Lupo Papi Salonia

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